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lunedì 11 gennaio 2010

Tammurriata nera

di Giulia Galeotti

Oltre che disgustosi, gli episodi di razzismo che rimbalzano dalla cronaca ci riportano all'odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver superato. Per una volta, la stampa non enfatizza: un viaggio in treno, una passeggiata nel parco o una partita di calcio, non lasciano dubbi. Non abbiamo mai brillato per apertura, noi italiani dal Nord in giù. Né siamo stati capaci di riscattarci, quando il "diverso" s'è fatto più vicino, nel mulatto, a prescindere dalle diversissime cause per cui ciò è avvenuto. Sia stato il risultato di un atto d'amore o, invece, di uno stupro, ben difficilmente abbiamo considerato quel bambino come nostro, al pari dei nostri. Anzi, la doppia appartenenza è sembrata (e continua a sembrare) una minaccia ulteriore. In questo, davvero a nulla è servito l'esempio americano: l'Obama-mania che imperversa trasversalmente, dalla politica all'arte, dallo stile al linguaggio, non ha invece fatto breccia alcuna nel dimostrare il valore dell'incontro tra razze diverse.
Le esperienze coloniali del Regno d'Italia di problemi ne avevano posti diversi da subito. Integrando di fantasia, già Pirandello aveva raccontato - in Novelle per un anno, Zafferanetta - di una Norina Rua della Sabina, che accettò di sposare il giovane Sirio Bruzzi, pur sapendo della figlia di cinque anni che gli aveva "laggiù", a Mokàla in Congo. E accettò anche, la poverina, che l'uomo facesse salire in Italia "quel fiore selvaggio della sua vita avventurosa" a vivere con loro. Titti, alias Zafferanetta (come la ribattezza la cameriera) arriva quando la Norina è già incinta di un mese, e l'incontro tra la donna e la "pupattola ramata" non promette nulla di buono (presagendo quel che sarà). Sirio "le entrò in camera con le braccia e le gambe di quel mostriciattolo avviticchiate al collo e al petto. Non vide dapprima che queste gambe e queste braccia, gracili, color zafferano, e i capelli ricci, gremiti, piuttosto lunghi, boffici e quasi metallici. Quand'egli alla fine riuscì a sviticchiarla da sé, parlandole in quello strano linguaggio infantile, ed ella potè vederle la faccia, anch'essa color zafferano, con quel casco di capelli ricci d'ebano quasi soprammessi, la fronte ovale, protuberante, gli occhioni densi, truci, fuggevoli, smarriti, il nasino a pallottola e i labbruzzi divaricati, non tumidi, un po' lividi, si sentì gelare: istintivamente compose il volto a una espressione di pena e di raccapriccio". Né, dopo la prima impressione, le cose migliorano. "Teneva le labbra serrate e le manine rattratte, e vibrava tutta ad ogni minimo rumore. (...) Doveva essere invasa dallo sgomento quell'animuccia selvaggia. Norina stava a mirarla in silenzio, quando Sirio non c'era; e, mirandola, s'accorgeva che veramente (...) non era poi tanto brutta: solo la tinta, quella tinta ramata, incuteva ribrezzo. E Zafferanetta, immobile, seduta su una sediola di bambù, si lasciava mirare".
Con Mussolini l'avversione al mulatto assume una veste inedita. Nel 1938, per esempio, un processo per procurato aborto vede alla sbarra la giovane nubile che vi s'è sottoposta, insieme con l'infermiera che l'ha praticato. Se la corte sarà reggimentalmente severa con quest'ultima ("bisogna stroncare questa forma di attività che a scopo di lucro è così esiziale alla integrità della stirpe e agli interessi vitali della Nazione che sono legati alla potenza demografica"), nei confronti della giovane il tono è, evidentemente, ben diverso. "Merita grande pietà per un particolare intimo venuto in luce in udienza, e cioè che avendo avuto rapporti con un negro, autista della delegazione di Cuba, maggiore sarebbe stato il suo disonore se il prodotto del concepimento fosse venuto alla luce".
Il clima post bellico, per evidenti ragioni, coinvolge anche i mulattini. Se ne parlò già in Assemblea costituente, tra gli altri, il 21 aprile 1947, durante un intervento del repubblicano Aldo Spallacci (medico-chirurgo). "Dovremmo noi restare indifferenti a quegli incroci tra razza bianca e razza nera, che hanno tanto preoccupato la nazione inglese? Lungi da noi il pensiero di razza inferiore o razza superiore. Questi incroci tra razze, che hanno scarsa affinità, non sono fatti per migliorare il nostro tipo umano. I mulatti sono scarsamente resistenti al logorio ambientale dei nostri climi e molto vulnerabili al dente delle malattie. Su queste creature noi ci curviamo con la stessa trepidazione con cui ci curviamo sopra tutte le culle, come davanti a un punto interrogativo del mistero della vita. E pensiamo, col rossore sul volto, che questo colore italo-nero nelle guance di questi bimbi rappresenta il senso di abiezione della patria; e questo senso di tristezza lo sentiamo tutti quanti nel cuore, come senso angoscioso di responsabilità per tutti. A un dato momento questa ondata di corruzione è passata sul nostro Paese, perché, oltre alle violenze delle truppe saccheggiatrici, liberatrici, ossessionate dal sensualismo, c'è stata anche la prostituzione e la corruzione. Noi ci volgiamo a questi illegittimi collo stesso sguardo con cui guardiamo tutti gli altri nostri bambini". Uno sguardo di cui, in realtà, in pochissimi furono capaci. Tra questi, un uomo alto ed elegante, don Carlo Gnocchi e la sua fondazione Pro Juventute, da lui creata proprio per dare cura, assistenza e formazione - tese profeticamente all'integrazione sociale - a "orfani di guerra, mutilatini, mulattini, tutte vittime innocenti della barbarie umana".
Con ottica ben distante, nel 1949 il deputato Silvio Paolucci aveva presentato una proposta di legge volta ad aggiungere all'articolo 235 del Codice civile, che regolava il disconoscimento di paternità, una nuova ipotesi: quella in cui il figlio risultasse di razza diversa da quella del marito della madre. Un tempismo quasi obbligato: proprio nel 1949 aveva suscitato enorme scandalo la decisione dei giudici di Firenze di rigettare la domanda di un padre toscano che aveva chiesto di disconoscere il figlio di colore.
Per fortuna, comunque, ci aveva pensato Napoli, dove nel 1945 Edoardo Nicolardi - all'epoca dirigente di un ospedale cittadino - aveva scritto la celeberrima Tammurriata Nera. Nel vivace botta e risposta con la gente del vicolo, il protagonista-spettatore commenta un fatto "strano", la nascita di un bambino nero da una ragazza partenopea. Nella canzone lo stupore per un fenomeno nuovo ("io nun capisco 'e vvote che succede / e chello ca se vede nun se crede / è nato nu criaturo è nato niro") e diffuso ("sti cose nun so' rare se ne vedono a migliare"), viene spiegato in modo affascinante e singolare: "'e vvote basta solo 'na guardata / e 'a femmina è rimasta sott''a botta impressionata". Interviene quindi il parularo: poco importa che sia dalla pelle bianca o nera, rimane una creatura. "Addó pastíne 'o ggrano, 'o ggrano cresce: riesce o nun riesce, sempe è ggrano chello ch'esce!". Nel 2010, invece, siamo ancora all'odio. Ora muto, ora scandito e ritmato dagli sfottò, ora fattosi gesto concreto.
©L'Osservatore Romano - 11-12 gennaio 2010)

sabato 28 novembre 2009

Le radici leghiste

L’ombra delle lobby
L’emendamento sopravviverà solo qualche ora. Inammissibile a prima vista, il Parlamento saprà respingerlo subito. Ma sarà durato comunque troppo. Il solo fatto che si proponga di limitare un diritto soggettivo come la cassa integrazione a lavoratori che pure hanno contribuito al relativo fondo – per la semplice ragione che sono nati altrove – appare aberrante. Di eccezione in eccezione, sul piano pratico, si rischia di smontare tutele e diritti. Fino a renderli nulli per tutti. Soprattutto, però, una tale proposta è espressione di quella mentalità che, nel compagno di lavoro come nel cittadino che ci passa accanto, non vede una persona ma un "qualcosa" diverso da sé. E non riconoscere nell’altro se stessi è l’aprirsi di un abisso nel quale tutto diventa possibile. in Avvenire.it

domenica 30 agosto 2009

Umberto l'Apostata

L'imperatore Giuliano detto l'Apostata: l'ultimo dichiaratamente pagano È difficile alcune volte credere a quel che si legge… eppure bisogna imparare a credere ai propri occhi!
Lo dico da tempo, ma con il partito della Lega Nord siamo alla vera e propria apostasia e prima o poi una scomunica anche ufficiale sarà pur necessaria.
Dico “ufficiale” perché di fatto sono già fuori dalla comunione cristiana e cattolica!
Leggo:
Bossi e Calderoli vanno in Vaticano per «per ricordargli le nostre radici cristiane». «Ci andiamo per ricordare che la nostra matrice è cristiana e cattolica. La Lega è l’unico partito che veramente ha radici cristiane».

Radici cristiane? senza il Cristo! Cattolico? senza Papa e senza vescovi e ancor meno preti!
Ergo: né cristiane, né cattolico!

Per quanto riguarda la loro “devozione” e il loro “rispetto” per le posizioni della gerarchia cattolica… non intendo perdere del tempo, andatevi a leggere gli “insulti” loro e dei colleghi leghisti contro questo o quel cardinale e Papi, che non pensano leghista… Uno può sempre dissentire, ma c’è modo e modo di farlo, argomentando e con il Vangelo alla mano, e non con il dizionario degli insulti lumbard magari in un forum riservato a tale scopo…

Già il Vangelo… con tutta evidenza non sanno cosa sia… Il Cristo secondo Bossi? Un semplice banale “portafortuna”, niente di più che un corno “napoletano” portafortuna (mi perdonino gli amici napoletani ma è solo per mostrare la confusione mentale di un uomo che si crede leader lumbard) …
Leggete qui, dall’intervista a Repubblica. Il giornalista a un certo punto gli chiede «...attraverso la Padania avete minacciato di rivedere il Condordato se il Vaticano continuerà a interferire nelle scelte della politica». E lui con finezza risponde: «Il nostro è un giornale democratico, aperto a chiunque voglia esprimere la sua opinione, che non dev’essere necessariamente quella ufficiale del partito – e noi dobbiamo credergli? –. Comunque non bisogna rivedere niente. È tutto a posto. – e con ancor più acuta finezza aggiunge – Lo scriva che fuori da casa mia ho fatto mettere un crocifisso di legno. È un portafortuna. Ogni volta che vado via lo tocco....». A parte il fatto che quel “tocco” mi ha fatto pensare al gesto che alcuni maschi fanno al passaggio di un furgone delle pompe funebri… mi chiedo: è questo il Cristo di Bossi? uno scaramantico portafortuna, al limite della blasfemia!...

Ma c’è di peggio e veniamo alle cose serie… Tra le tante ne scelgo (per ora) una.

Visto che i leghisti sono per i respingimenti e contemporaneamente ci dichiarano che sono gli unici veri difensori delle radici cristiane, domando: hanno mai accertato se tra i clandestini respinti ci fossero dei cristiani? No? Ovviamente no! Infatti mentono quando si dicono preoccupati delle radici cristiane (sempre senza il Cristo vivo e vero però)… La loro è pura propaganda per gli allocchi che ci credono...

Infatti a ben vedere, la politica “umanitaria” (visto che sempre nella stessa intervista rifiuta di considerarsi razzista e xenofobo) di Bossi e della Lega è radicalmente anticristiana.

Dal libro degli Atti degli Apostoli e dalla stesse lettere di san Paolo, si legge che da subito il cristianesimo ha dovuto affrontare il dilemma: o aprirsi al mondo o restare una delle tante sette del giudaismo, radicalmente chiuso all’interno della cultura e etnia giudaica in cui se uno si convertiva questi di fatto doveva rinunciare alla propria cultura (nel giudaismo di ieri come di oggi infatti non si parla di inculturazione)…

Questa, ieri come oggi e come sempre sarà, è la posta in gioco manifestata dallo “scontro” tra san Paolo e san Pietro: Il Vangelo di Cristo è multiculturale e multietnico o non esiste: non è Vangelo e non è di Cristo.
Ora il pensiero leghista, con la sua politica verso quelli-che-non-sono-dei-nostri, negando di fatto che ogni popolo, razza e cultura è radicalmente partecipe della “radice cristiana” – o perché vi è chiamato o perché già vi è inserito – nega la ragione stessa del cristianesimo, l’incarnazione di Cristo, la sua Passione e morte e Resurrezione, vissuta e offerta per tutti. Anche e soprattutto per coloro che sono i lontani… Ed è per questo che la Chiesa esiste… Togliete questo e la Chiesa sparisce!

Il “leghismo” da questo punto di vista non rappresenta una “novità”. Il rifiuto dell’uomo di incontrare il “diverso”, fino ad ucciderlo o ad abbandonarlo a morte certa, è insita in ogni uomo che non si converte al Vangelo. E non si è mai definitivamente convertiti al Vangelo.
L'immigrazione di massa è un problema? Certo e chi lo nega! Quello che noi e la Chiesa tutta diciamo è che la soluzione del problema dell’immigrazione, non è questione da predicare o da razzolare è questione vitale per le stesse radici cristiane. E va trovata una soluzione che non sia peggiore del male, che non distrugga cioè le stesse radici cristiane che si pretende di proteggere...
Non capirlo, da parte chi dovrebbe vigilare, adeguando i toni e i comportamenti, porterà inesorabilmente allo svuotamento del Vangelo e alla nullificazione della Chiesa in quanto portatrice dei valori della multietnicità e multiculturalità del Vangelo. E a questa distruzione della Chiesa in realtà mira la Lega Nord e i suoi attacchi sguaiati alla gerarchia sono lì a comprovarli...

Non basta dire, come dice nell'intervista Bossi, “aspettate e vedrete”: a quante morti dobbiamo assistere ancora? I tre giorni sono passati e nessuno di loro è risorto! Ogni morto in mare è un pezzo di Chiesa che se ne va... e i morti in mare sono i veri argomenti che distruggono alla radice ogni pretesa di chiamarsi difensori delle “radici cristiane”. Chi crede ancora che il pensiero leghista lo sia, siccome non è scemo, è in malafede!

venerdì 17 luglio 2009

Il “respingimento” cristiano

Ecco un esempio drammatico, nella sua ingenuità selvaggia, della mentalità che è cresciuta nei nostri oratori o comunque sotto i nostri campanili…

«Noi abbiamo chiuso le porte… ma molti gerenzanesi le hanno riaperte!”

Questa amministrazione monocolore leghista, che guida il Comune ormai da diversi anni, non ha mai - e sottolineo mai - agevolato l’afflusso nel nostro paese degli extracomunitari. Tanto è vero che:

• Non ha mai costruito con i soldi dei gerenzanesi case popolari, in quanto vi era il pericolo che ai primi posti della graduatoria, stilata in base a determinati punteggi (redditi bassi, figli a carico, ecc.), ci fossero sempre i soliti noti, ovvero le case sarebbero spettate di diritto non, per esempio, ai nostri anziani, ma a persone che non hanno pagato le tasse nel nostro paese non contribuendo, quindi, alla sua crescita.

• A differenza degli altri Comuni del circondario, non abbiamo mai destinato terreni per la costruzione di moschee e destinato edifici come luoghi di culto agli extracomunitari di religione islamica, nonostante ci fossero giunte richieste di questo genere.

• Non abbiamo mai destinato terreni all’interno del comune di Gerenzano per la sosta, anche solo temporanea, degli zingari: i nomadi che arrivano e sostano all’interno del territorio comunale devono lasciare il paese entro 48 ore.

• Abbiamo contribuito a rivalutare anche dal punto di vista culturale i nostri cortili, attribuendo ad ognuno di essi il vecchio nome utilizzato dai nostri anziani e poi riprodotto su una targa in terracotta posta all’entrata dei cortili stessi. Per rivalutarli dal punto di vista estetico però devono intervenire i proprietari, che - in alcuni casi - piuttosto che mettere mano al portafogli e dare una rinfrescata alle proprie abitazioni, hanno pensato bene di venderle o di affittarle agli extracomunitari.

• L’assessore competente, la Polizia Locale e i funzionari degli Uffici Comunali vanno personalmente, casa per casa, a controllare le residenze e le idoneità degli alloggi: tanto è vero che, con le Forze dell’Ordine, abbiamo fatto diversi sgomberi e anche sequestrato ben cinque appartamenti, anche grazie alle nuove leggi molto più severe contro l’immigrazione clandestina, approvate recentemente dal
Governo.

• Non ha mai favorito gli extracomunitari sotto il profilo dei contributi o dei sussidi economici.
Noi abbiamo fatto e continueremo a fare il nostro dovere… ma i gerenzanesi faranno il loro? Non rendete vani i nostri sforzi: chi ama Gerenzano non vende e non affitta agli extracomunitari… Altrimenti avremo il paese invaso da stranieri e avremo sempre più paura ad uscire di casa!»

L’assessore con delega alla Sicurezza del Comune di Gerenzano
Cristiano Borghi
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