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domenica 10 aprile 2016

IV Domenica di Pasqua


Dagli Atti degli Apostoli (At 13,14.43-52)
In quei giorni, Paolo e Bàrnaba, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia, e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero. Molti Giudei e prosèliti credenti in Dio seguirono Paolo e Bàrnaba ed essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio. Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”». Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.
 
Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 7,9.14-17)
Io, Giovanni, vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. Uno degli anziani disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».
 
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,27-30)
In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
 
La prima lettura di questa domenica ci introduce in una problematica significativa che dovettero affrontare le prime comunità cristiane: la buona notizia del Regno è destinata solo agli ebrei o è per tutti gli uomini?
A noi oggi fa quasi sorridere questa questione, perché ci sembra così ovvio che il messaggio cristiano fosse e sia destinato a tutti, indipendentemente dalla razza, dalla cultura o da altre discriminanti.
Ma in realtà nella Chiesa delle origini la problematica non fu sciolta così a cuor leggero ed anzi scatenò molte discussioni all’interno dello stesso gruppo degli apostoli: discussioni, che per risolversi, richiesero una riunione (il primo Concilio della storia cristiana), il Concilio di Gerusalemme (di cui parla il libro degli Atti degli apostoli al capitolo 15), nel quale si decise che anche i pagani (senza prima diventare ebrei, cioè senza prima farsi circoncidere) potessero ricevere il battesimo.
Credo che sia interessante ripercorrere, seppur per sommi capi, la vicenda storica che ha costruito la Chiesa, perché ci mostra un tempo in cui “gli altri” eravamo noi. Noi cristiani occidentali, infatti, siamo perlopiù tutti figli di popoli pagani; noi che ci sentiamo i depositari della tradizione, i “veri” cristiani, i “veri” credenti, siamo cristiani “per grazia”. Anzi, qualcuno degli apostoli pensava che non avremmo nemmeno potuto essere cristiani, senza prima “diventare ebrei”.
Quel gruppetto di ebrei invece ha deciso di aprire il recinto della salvezza, di dar credito a quel Maestro che aveva travalicato i confini della razza, della cultura, delle tradizioni religiose per proporre il suo messaggio d’amore a tutti, in modo che ognuno potesse riconoscersi nelle sue parole e sentirle destinate a sé stesso: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
In un tempo in cui la complessità della storia scatena la paura dell’altro, soprattutto se diverso, spingendoci a respingerlo e a rintanarci dietro alle nostre barricate, credo sia importante ricordarci di quando “gli altri eravamo noi” e qualcuno ha scelto, anche se eravamo diversi, di riconoscerci come fratelli, figli dello stesso Padre.

sabato 12 febbraio 2011

Ti amo...



Ci ho messo un po' a decidere se sopprimere definitivamente il post o mantenerlo. Poi ho deciso di mantenerlo per due ragioni: primo perché le riflessioni fatte e la bellezza del testo non vengono meno. Poi perché è una bella lezione di umiltà... Di cosa sto parlando? Semplice ho preso una "bufala" nel senso che il vero autore del testo è Fabio Volo. Precisamente la lettera è tratta dal suo romanzo E' una vita che ti aspetto, (2003). Il brano in questione si trova proprio alla fine del romanzo. A.M., da cui io l'ho preso col suo esplicito permesso (!) lo ha semplicemente reso al femminile e indirizzato al suo ragazzo. Io ho riportato adesso la versione "originale".

Tutto il male però non vien per nuocere. Dubito che avrei prestato tanta attenzione ad un testo tratto da un romanzo... Il "merito" di A.M. sta nell'avermelo calato nella realtà rendendo il testo, nell'immaginario personale ancor più suggestivo e pregnante. D'altronde è questo il vero modo di leggere un romanzo: "funziona" solo se si fa finta che sia vero...

Ti dico queste parole nel periodo migliore della mia vita, nel periodo in cui sto bene, in cui ho capito tante cose. Nel periodo in cui mi sono finalmente ricongiunto con la mia gioia.

In questo periodo la mia vita è piena, ho tante cose intorno a me che mi piacciono, che mi affascinano. Sto molto bene da solo, e la mia vita senza di te è meravigliosa.

Lo so che detto così suona male, ma non fraintendermi, intendo dire che ti chiedo di stare con me non perché senza di te io sia infelice: sarei egoista, bisognoso e interessato alla mia sola felicità, e così tu saresti la mia salvezza. Io ti chiedo di stare con me perché la mia vita in questo momento è veramente meravigliosa, ma con te lo sarebbe ancora di più. Se senza di te vivessi una vita squallida, vuota, misera non avrebbe alcun valore rinunciarci per te. Che valore avresti se tu fossi l'alternativa al nulla, al vuoto, alla tristezza? Più una persona sta bene da sola, e più acquista valore la persona con cui decide di stare. Spero tu possa capire quello che cerco di dirti.

Io sto bene da solo ma quando ti ho incontrato è come se in ogni parola che dico nella mia vita ci fosse una lettera del tuo nome, perché alla fine di ogni discorso compari sempre tu. Ho imparato ad amarmi. E visto che stando insieme a te ti donerò me stesso, cercherò di rendere il mio regalo più bello possibile ogni giorno. Mi costringerai ad essere attento. Degno dell'amore che provo per te. [...]

Da questo momento mi tolgo ogni armatura, ogni protezione [...] non sono solo innamorato di te [...], io ti amo. Per questo sono sicuro. Nell'amare ci può essere anche una fase di innamoramento, ma non sempre nell'innamoramento c'è vero amore. Io ti amo. Come non ho mai amato nessuno prima...


Non ho letto (ancora) il romanzo di F. Volo, ma trovo questo brano bellissimo.
Una dichiarazione d'amore che inizia in modo spiazzante con quel «…la mia vita senza di te è meravigliosa»: Che razza di dichiarazione d’amore può mai essere una frase del genere? Sembrerebbe più un voler prendere le distanze, un premunirsi da fallimenti futuri, quasi un insulto… L'autore se ne rende conto e, con un guizzo di genio non indifferente, apre a orizzonti nuovi: «… Se senza di te vivessi una vita squallida, vuota, misera non avrebbe alcun valore rinunciarci per te», e ancora – spostando lo sguardo su di lui – «… Che valore avresti se tu fossi l'alternativa al nulla, al vuoto, alla tristezza? ». Cioè – sembra voler dire – proprio perché anche senza di te io sono felice, io voglio condividere questa felicità con te…

Non so voi, ma a me sembra che il discorso – che esistenzialmente nasce dal tentativo di sciogliere il nodo gordiano del comprendersi tra l’essere-con-sé e l’essere-con-te – è a dir poco sublime. E nelle poche parole dello slancio del cuore, fa una sintesi magistrale della ragione stessa, non solo dell’atto Creativo di Dio – il perché dell’esistente – ma di tutta la storia della Salvezza, dalla prima all’ultima pagina della Bibbia.

E facendo questo, come se non bastasse, spazza letteralmente via duemila anni di quella spiritualità cristiana (che davanti a questa scritto appare piuttosto un simulacro di spiritualità e per niente cristiana) che ha fondato la fede in Cristo e l’appartenenza a lui, sulla ricerca di “senso” alla propria esistenza: Buona parte dell’annuncio cristiano si basa ancora oggi su questo principio, che qui si mostra come inconsistente e per lo meno ambiguo. Perché riduce Cristo, la fede, la religione, la preghiera, l’amore stesso, ecc., a “compensazioni” di mancanze esistenziali che hanno come esito la fuga dal “reale”: «sarei egoista, bisognoso e interessato alla mia sola felicità, e così tu saresti la mia salvezza», scrive!

Da qui si possono trarre degli spunti ulterioni sempre in ambito cristiano...

Dobbiamo avere il coraggio di dircelo chiaramente, senza Gesù Cristo, ci sono miliardi di persone che vivono bene e alcune benissimo. Lo ripeto, senza fede, senza Gesù Cristo, si può vivere bene, eccome. Forse, in quanto credenti, fa male dirselo, ma è la verità che constatiamo ogni giorno, anche in noi stessi.
Verità dolorosa, ma meravigliosa però, perché ci permette di scoprire che solo colui che vive in pienezza la propria vita può, senza piegare la fede ai propri bisogni, vivere un rapporto di fede e di affidamento a Gesù Cristo in tutta autenticità: le letture strumentali del Vangelo nella storia sono lì a ricordarcelo…
Solo allora ci si può decidere per “complicarsi la vita” in un rapporto con l’altro… Con tutto quel che comporta nella vita pratica, la fatica di dare storia al proprio reciproco amore.

Ci possiamo domandare allora se Gesù Cristo “oggi”, è “ancora” un “di più”. Anche a questo credo che possa rispondere il brano «Io ti chiedo di stare con me perché la mia vita in questo momento è veramente meravigliosa, ma con te lo sarebbe ancora di più».

Solo se si arriva a dire questo, l’amore è veramente amore. Perché gratuito, cioè “di Dio”. E solo questo amore, rende ancor più meraviglioso, il meraviglioso che già viviamo: Qualunque sia il punto di partenza con cui iniziamo (con Dio, con le persone, con le cose), questa è per tutti la direzione in cui incamminarsi.

Altre considerazioni potrebbero essere fatte, ma non vorrei allungare eccessivamente il post.
Accenno solo a due aspetti non marginali, presenti nella struttura del testo.
L’imparare a stare bene con sé: ove la “necessaria solitudine” diventa il “luogo” in cui si impara a costruire l’incontro con l’altro.
L’osservazione, indicata solo indirettamente, che l’amore è sempre un incontro tra maturi e non tra immaturità. A qualunque livello questa si situi…

Sinceramente è un brano che consiglierei caldamente a ogni coppia che intendesse intrapprendere (o continuare) un cammino di relazione che non si fondi sul "completamento, da parte dell'altro, di ciò che ci manca".

In ogni caso, grazie ad A.M. che mi ha fatto conoscere questo brano!

Nota: Quando avrò letto il romanzo, vedrò se sarà il caso di commentare ulteriormente il brano... Ho eliminato i commenti che non sono più "attinenti" al post. Mi scuso ancora con le lettrici e lettori del blog.

mercoledì 14 aprile 2010

La lezione di Adro (da studiare per imitare)

Io non ci sto

Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità.

Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film “L’albero degli zoccoli”.
Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene.
È per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.

A scanso di equivoci, premetto che:
  • - Non sono “comunista”. Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici di tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
  • - So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.
Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina.

Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.

I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.

Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? Che non mi vengano a portare considerazioni “miserevoli”. Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino…).

Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo? Vorrei sentire i miei preti “urlare”, scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il “commercio”.

Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare “partito dell’amore”. Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia. So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti “compagni che sbagliano”.

Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case. Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese (regolari).

Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno? Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala. E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto? Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? È già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.

Il sonno della ragione genera mostri.

Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro. Sono come i genitori di quei bimbi. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.

E chi semina vento, raccoglie tempesta! I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, tra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso.
È anche per questo che non ci sto.

Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.

Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione. In tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010. Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il conto della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.

Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del “grande fratello”.

Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che on risolvo certo i problemi di quelle famiglie. Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.

Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo. Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce.

Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.

Un cittadino di Adro

Caro direttore,
ringrazio il Corriere della Sera per lo spazio che mi ha dedicato. Ho ricevuto tante richieste di interviste e di presentarmi in qualche trasmissione tv, ma ho detto di no per ribadire che con il mio gesto non cercavo alcun protagonismo. Chiedo il rispetto dell'anonimato, non per pudore o per paura, ma perchè quello che penso su questo argomento è tutto scritto nel documento e credo che ci si debba occupare delle idee prima che delle persone. Se interessa il tema della solidarietà rivolgetevi a tutti quelli che danno gratuitamente una cosa più importante dei soldi che è il loro tempo. E sono tanti e in silenzio.

Inoltre, nel documento che ho lasciato nel mio Comune mi riferivo alla politica locale che conosco e in particolare parlando del segretario intendevo il segretario di Adro. Se qualcuno ritiene che alcune considerazioni hanno valenza generale sono sue legittime deduzioni. Non iscrivetemi nel gruppo dei soloni che hanno in tasca la soluzione dei problemi del mondo.

Uteriori aggiornamenti: qui

martedì 15 dicembre 2009

Lo sfregio

Di Marco Belpoliti dal sito Nazione Indiana

Che cosa suggerisce la visione del viso insanguinato del Presidente del Consiglio? Quello di un uomo che ha subito un incidente, che si è rotto il labbro, che si è fratturato il naso, che sanguina copiosamente. Un accidente casalingo, un incidente d’auto, un’effrazione improvvisa e inattesa. Qualcosa di fortuito e casuale. In realtà, come sappiamo tutti per averlo visto nei telegiornali, o su You Tube, Silvio Berlusconi è stato colpito da un oggetto scagliato con forza da un uomo.
Un attentato dissennato, dato l’oggetto usato per ferirlo – un souvenir, un simbolo della città di Milano in miniatura –, e vista la situazione. Un gesto folle, eclatante, assurdo. Un attentato in miniatura, si dovrebbe dire, perché non mortale, nonostante la situazione e il contesto, simile a quello di mille altri attentati a uomini politici negli ultimi due secoli: all’aperto, tra la folla, all’inizio o alla fine di un comizio. Qualcuno si sporge tra la massa dei sostenitori e compie l’atto fatale. Ma qui non accade.

La follia ha sempre metodo, e più di una ragione. Chi ha scagliato l’oggetto contro il Presidente del Consiglio, Massimo Tartaglia, voleva violare il corpo del Re, un corpo sacro, che diventa tale attraverso l’investitura del potere, i rituali della vestizione, le cerimonie della proclamazione, il culto che lo circonda. In queste settimane Silvio Berlusconi ha spesso parlato dell’investitura che avrebbe ricevuto dal Popolo; ha parlato, seppure con metodi mediatici da telegiornale e tele-spot, del proprio potere in termini sacrali, simili a quelli dei sovrani medievali e rinascimentali. Ha caricato di segni e simboli la sua stessa persona.

Si tratta di un processo che va avanti da tempo, in modo postmoderno, e non più medievale, attraverso tecniche che tendono a rendere giovane e quasi eterno il suo corpo: fitness, lifting, liposuzioni, trapianti dei capelli, cure di vario tipo e grado. L’eternità del corpo di Berlusconi sfida la mortalità stessa del corpo tradizionale del Re, destinato, alla pari di tutti i corpi, a invecchiare e morire. Nella tradizione medievale e moderna la regalità, il corpo immortale del Re, è trasmessa ai discendenti: “Il Re è morto, viva il Re”, si proclama quando muore il vecchio re e gli succede il nuovo.
Nel caso di Berlusconi il corpo vivo coincide con la regalità. Il corpo del Capo è diventato il corpo politico stesso, la sua regalità riposa sul suo stesso corpo che egli cerca di sottrarre al passare del tempo, al suo naturale logoramento, per renderlo, e qui sta il paradosso, eterno nel tempo: “una giovinezza eterna senza passato”.
È una mescolanza di aspetti antichi e moderni, medievali e postmoderni. L’aver posto tutta l’attenzione sul proprio corpo, in sintonia con quello che accade all’intera società occidentale, fondata sul “narcisismo di massa” e sulla cura ossessiva del corpo, è l’elemento centrale della sua politica. Abbiamo un solo corpo, ci dice continuamente la pubblicità, bisogna curarlo. Si tratta dell’unico bene di cui disponiamo, per questo va conservato, modellato, ringiovanito. Berlusconi si trova al culmine di questo processo, lo incarna e lo orienta con i suoi stessi comportamenti.
Ma la sacralizzazione del corpo mortale del Capo ha sempre messo in moto meccanismi opposti di desacralizzazione, come è accaduto molte volte nella storia. Nel 1990 a Sofia, la folla inferocita assaltò il mausoleo del Capo, Gheorghi Dimitrov, fondatore del Partito comunista bulgaro, e cercò di bruciare la sua mummia. Nel 1945 il corpo morto di Benito Mussolini fu gettato sul selciato di Piazzale Loreto, e dissacrato mediante una sconcia impiccagione a testa in giù. La folla l’aveva acclamato, ora la folla l’ha deturpato. Sono tanti i gesti del genere che traggono la loro motivazione nel rovesciamento della sacralità stessa del leader.
Il messaggio sacrale della ritualità moderna, ci spiegano gli antropologi, fa a meno della sfera religiosa tradizionale, e non ha più bisogno di ricorrere alle magie e alle superstizioni del medioevo, quando ai Re di Francia veniva attribuito il potere taumaturgico del tocco che guariva dalle malattie perniciose della pelle. Tuttavia il sacro non è scomparso, si è solo trasformato. Meglio: si è travestito, è entrato a far parte della nostra vita quotidiana attraverso gli schermi televisivi, le riviste patinate, i messaggi pubblicitari, i personal computer. Che lo sappia o no, che sia studiato o meno, Silvio Berlusconi mette in moto meccanismi che funzionano per gli attori come per i santi, per Marylin Monroe e per Padre Pio. Il corpo è sacro nella sua stessa materialità, in quanto corpo che muore, per questo viene investito di una significato totale e totalizzante.
Due gesti compiuti da Silvio Berlusconi ferito dall’atto del folle di ieri colpiscono. Col primo egli si china, si copre il viso con un pezzo di stoffa. Qui c’è il gesto umano, della persona ferita, che cerca riparo, che è stordita, che non capisce cosa gli è accaduto, e vacilla. Col secondo il Capo ritorna tale: dopo essere entrato nell’auto, spinto dai suoi guardiaspalle, esce di nuovo. Si mostra alla folla. Vuole far vedere che è vivo, certo, rassicurare i suoi sostenitori, ma vuole anche compiere un gesto di ostensione. Una sorta di Sacra Sindone al vivo: viva e sanguinolenta.
Si mostra perché è nell’ostensione che il suo potere corporale esiste e prospera. Ha compiuto tutto questo in modo istintivo, senza ripensamenti. Fossimo stati negli Stati Uniti, la sicurezza lo avrebbe caricato in auto e sarebbe partita a tutta velocità. Poteva esserci ancora pericolo. No, Silvio Berlusconi sfida il pericolo, si espone di nuovo, seppur dolorante, col sangue sul viso, atterrito ma vivo, allo sguardo dei fedeli, perché questo è la natura stessa del patto che ha stretto con loro.
La politica dell’immagine di Silvio Berlusconi, che passa attraverso sempre più attraverso la politica del proprio corpo, mostra qui qualcosa d’inquietante: il suo legame con la vita e insieme con la morte.
Il folle gesto simbolico di Tartaglia rivela quel lato in ombra che la sacralizzazione quotidiana delle immagini televisive e fotografiche nasconde, e che al tempo stesso ne è il rovescio: l’inconscio desiderio di desacralizzazione. Lo sfregio, l’abrasione, il colpo al viso sono antropologicamente – sacralmente, si dovrebbe dire – parte stessa di quella politica d’incentivazione del corpo. L’ostensione chiama implacabilmente la violazione. Il gesto di ieri a Milano è stato compiuto da un folle, che nella sua follia ci manifesta qualcosa di terribile. Il potere del sacro non perdona. Di Marco Belpoliti dal sito Nazione Indiana



Nota: "Il corpo ferito del Capo" è il titolo originale del post (citato anche da Filippo Ceccarelli in un suo articolo su Repubblica.it).

L'immagine con cui io l'ho accompagnato, spero non venga ritenuta "offensiva" o "fuori luogo". Essa cerca soltanto, nello stabilire un parallelo, di sottolineare la pertinenza delle argomentazioni e ricordare come "l'oggetto sacrale", artistico e non, religioso o profano, è "corporalmente" esposto , "radicalmente indifeso", allo "sfregio" dissacrante e desacralizzante...
La "morte" di Dio (o il suo tentativo), passa sempre per la morte del "corpo" (o il suo "ferimento"): tentativo che spesso coincide con la loro "riduzione idolatrica".
Il senso cristiano della "resurrezioni dei corpi", sta indicare anche questo: il ristabilimento, in Cristo, della regalità di Dio e della dignità dell'uomo nella loro "relazionabilità permanente", che nemmeno il ferimento o la morte possono oramai diminuire. Ed è anche questo il senso del Natale!

mercoledì 2 dicembre 2009

Ciò che sta in cielo e in terra

Centrale di Tavazzano: notare la limpidezza dell'aria
Simpatico il nostro "supercattolicone" Formigoni... Lui sì che se ne intende delle cose di dio (il minuscolo è voluto... provate a immaginare perché): Finalmente dopo anni di battaglie (CODACONS: leggi il documento denuncia in formato pdf), qualcuno (santa magistratura!) ascolta il grido di dolore (polmonare) dei milanesi e lui se ne esce con questa frase di elevata profondità teologica: «...ma questa è una cosa ridicola, non sta né in cielo né in terra».

Forse bisognerbbe cercarla nell'aria?!...

Ed ecco allora la staffilata in perfetto berlusconese del nostro "bel Roberto": "Uno si fa la domanda e vuoi vedere che c'entra con il fatto che siamo in campagna elettorale? Che il pm oggi decida, come è sempre stato, di accompagnare la mia campagna elettorale con avvisi di garanzia?".
Bella domanda (con esplicita risposta)... alla faccia dell'Imitazione di Cristo (a meno che l'Unto non si chiami Silvio). Il ché mi fa sorgere una domanda e un dubbio: "E con questa permanente campagna elettorale, quando la magistratura potrebbe trovare un 'buco' per fare le sue inchieste?". Ed ecco il dubbio: "Vuoi vedere che questa permanente campagna elettorale con cagnarra connessa sia finalizzata (tra l'altro) a stigmatizzare e quindi stoppare ogni azione della magistratura?".

Un avviso di garanzia non è una condanna... e allora un politico che si prende cura del "bene comune" non dovrebbe aver a cuore la salute dei suoi cittadini e favorire ogni ricerca di responsabilità? Già! perché qualcuno sarà pur responsabile del numero crescente di tumori e malattie polmonari dei milanesi... Stupisce semmai che la denuncia parta dal CODACONS e non dalle amministrazioni locali (I leghisti che si vantano di essere nel territorio e di occuparsi della purezza "culturale", a Milano respirano con che aria?)...

Vabbé che lo smog "cade dal cielo" ma non necessariamente "arriva dal Cielo!"

Che gli amministratori locali "si tirino fuori" da ogni responsabilità, questo sì «...non sta né in cielo né in terra»... ma solo (?) in Lombardia!

A meno che non sia colpa della "Madonna nera di Czestochowa" di cui i ciellini erano particolarmente devoti... almeno fino a quando lo era Giovanni Paolo II... Che lo siano ancora (devoti) non lo so... quello che adesso è da chiarire è se la "Madonna nera di Czestochowa" sia nera di rabbia o di smog... e forse una cosa non esclude l'altra!

Ah! dimenticavo... sapere che «Il presidente della Regione Lombardia è limpido come acqua di fonte» non rende più pura l'aria... a parte il fatto che se ti facessi una visitina ai polmoni... ne saresti meno convinto anche tu... Buona tosse!
PS.: Posso permettermi di chiedere qualche controllo anche nel lodigiano, alle falde (sic!) della Centrale di Tavazzano?

domenica 22 novembre 2009

Siamo ciò che vogliamo essere

«Amo l’Italia ma mi rende triste. Perché è un paese in cui i padri divorano i figli, si prendono tutto senza lasciar nulla e i giovani devono andarsene per avere un’opportunità» (Francis Ford Coppola)
Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? La domanda, antica, può produrre pensiero profondo oppure ottusità, veggenza oppure cieco affanno.

Ci sono momenti della storia in cui la domanda secerne veleni, chiusura all’altro. Uno di questi momenti fu la vigilia delle prima guerra mondiale: nella Montagna incantata, Thomas Mann parla di Tempi nervosi. Anche oggi è uno di questi momenti. La fabbricazione di un’identità con ferree e univoche radici è piena di zelo in Francia, Inghilterra, e nervosamente, astiosamente, in Italia. In Italia un partito xenofobo è al governo e addirittura promette «Natali bianchi», liberati dagli immigrati che saranno scacciati ­ parola del sindaco di Coccaglio, presso Brescia ­ profittando dei permessi di soggiorno in scadenza. Come in certi film tedeschi (Heimat, Il Nastro bianco) è un villaggio-microcosmo che genera mostri. Genera anche irrazionalità, come ha spiegato un medico del lavoro di Bologna, Vito Totire, in una bellissima lettera inviata il 19 novembre al direttore della Stampa: non sono gli italiani a compiere oggi le bonifiche dell’amianto, «ma gli immigrati, per pochi euro, in condizioni di sicurezza incomparabilmente migliori di quelle di anni fa ma non del tutto immuni da rischi».

In Francia un collettivo sta preparando un giorno di sciopero, intitolato «24 ore senza di noi»: quel giorno gli immigrati resteranno a casa, per mostrare cosa accadrebbe se smettessero di lavorare e consumare.

Ma non sono solo economiche, le ragioni per cui l’immigrato è prezioso, indispensabile. Specialmente in Italia ha una funzione più segreta, più vera. Gli immigrati anticipano la risposta alle tre antiche domande, prefigurando quel che saranno in avvenire i cittadini italiani. Sono un po’ i nostri posteri, che contribuiranno a forgiare la futura identità dell’Europa e delle sue nazioni. Saremo quel che diverremo con loro, mescolando la nostra cultura alla loro. D’altronde le radici d’Europa son fatte da Atene, Gerusalemme, Roma, Bisanzio-Costantinopoli. Il culmine della civiltà fu raggiunto dalla res publica romana: un impasto meticcio di molte lealtà.

Gli immigrati, nostri posteri, sono proprio per questo scomodi. Perché entrando nelle nostre case ci porgono uno specchio in cui scorgiamo quel che siamo, il senso del diritto e della giustizia che stiamo perdendo. Esistono comportamenti civici che l’immigrato, accostandosi all’Europa con meno stanchezza storica, fa propri con una naturalezza ignota a tanti italiani.

Gli esempi si moltiplicano, e quasi non ci accorgiamo che la nostra stanchezza è rifiuto di preparare il futuro, e generalmente conduce al collasso delle civiltà. Il regista Francis Ford Coppola, intervistato per La Stampa da Raffaella Silipo e Bruno Ventavoli (19-11) descrive il possibile collasso: «Amo l’Italia ma mi rende triste. Perché è un paese in cui i padri divorano i figli, si prendono tutto senza lasciar nulla e i giovani devono andarsene per avere un’opportunità».

È significativo che lo dica un italo-americano, nipote di nostri emigranti. Che evochi, con l’immagine dello sbranamento cannibalico, una crudeltà radicale verso il prossimo: la crudeltà del padre che usurpa figli e futuro, convinto che fuori dal suo recinto non c’è mondo. Anche Stefano Cucchi, il ragazzo pestato a morte il 16 ottobre nei sotterranei di un tribunale a Roma, è un figlio sbranato. In alcune parti d’Italia la vita non vale nulla, uccisa dall’apatia ambientale più ancora che dalla lama. Anche qui, come nei lavori pericolosi, l’immigrato agisce spesso al nostro posto, con funzione vicaria. Nel caso di Cucchi c’è un unico testimone, anche se parla confuso: un immigrato detenuto del Ghana, addirittura clandestino, che rischia tutto rivelando la verità.

Allo stesso modo sono immigrati africani a insorgere contro camorra e ’ndrangheta. Prima a Castel Volturno, il 19 settembre 2008, dopo una carneficina che uccise sei cittadini del Togo, Liberia, Ghana. Poi il 12 dicembre 2008 a Rosarno, presso Reggio Calabria, dopo il ferimento di due ivoriani. Regolari o clandestini, gli immigrati hanno una fede nello Stato di diritto che gli italiani, per paura, rassegnazione, sembrano aver smarrito. Roberto Saviano rese loro omaggio: «Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani. In dieci anni è successo soltanto due volte che vi fossero, sull’onda dello sdegno e della fine della sopportazione, manifestazioni di piazza non organizzate da associazioni, sindacati, senza pullman e partiti. (...) Nessun italiano scende in strada». (Repubblica, 13-5-2009).

Ci sono video che dicono queste cose inconfutabilmente. Il video che ritrae l’indifferenza di decine di passanti quando venne ucciso, il 26 maggio, il musicista rumeno Petru Birlandeanu, nella stazione cumana di Montesanto. Il video che mostra l’assassinio di Mariano Bacioterracino, lo svaligiatore di banche ucciso l’11 maggio da un camorrista a Napoli. Anche qui i passanti son lì e fanno finta di niente. Difficile non esser d’accordo con Coppola: l’Italia mette tristezza, e a volte in tanto buio non ci sono che gli immigrati a emanare un po’ di luce.

Ai potenti non piacciono i film noir sull’Italia. Roberto Maroni, ad esempio, ha criticato la diffusione del video su Bacioterracino, predisposta dal procuratore di Napoli Lepore con l’intento di «scuotere la popolazione che per sei mesi non si era mossa». Insensibile alla pedagogia civica del video, il ministro s’indigna: «Hanno dato l’idea di una città, Napoli, ben diversa dalla realtà». D’altronde fu sempre così, nella storia della mafia.

Nel 1893, quando in un treno che lo portava a Palermo fu ucciso Emanuele Notarbartolo, un uomo onesto che combatteva la mafia nel Banco di Sicilia, il senatore mandante fu infine assolto perché non si voleva trasmettere un’immagine ignobile della Sicilia e dell’Italia. Durante il fascismo, il prefetto Mori combatté una battaglia che molti ­ nel regime, nei giornali ­ interpretarono come denigrazione della patria. Cesare Mori fu allontanato perché non imbelliva la nostra identità ma l’anneriva per risanarla.

Dice ancora Coppola che un film come Gomorra l’infastidisce. Non racconta una storia, tutto è freddo, terribile: «E’ spaventoso vedere Napoli rappresentata con tanto realismo. Quei delinquenti non sono più esseri umani». È vero, il film non è fascinoso e chiaro come il Padrino. È inferno, caos. Ma è tanto più reale. Viene in mente Salamov, il detenuto dei Gulag, quando critica il crimine troppo imbellito da Dostoevskij, «falsificato dietro una maschera romantica» (Salamov, Nel Lager non ci sono colpevoli, Theoria 1992).

Tra Dostoevskij e Salamov c’è stato il Gulag, che solo una «scrittura simile allo schiaffo» può narrare. Tra Coppola e Gomorra c’è il filmato che ritrae Bacioterracino atterrato senza schianto. È ancora Saviano a scrivere: «Il video decostruisce l’immaginario cinematografico dell’agguato. Non ci sono braccia tese a impugnare armi, non ci sono urla di minaccia, non c’è nessuno che sbraita e si dispera mentre all’impazzata interi caricatori vengono riversati sulla vittima inerme. Niente di tutto questo. La morte è fin troppo banale per essere credibile. L’esecuzione è un gesto immediato, semplice, poco interessante, persino stupido. Ma è la banalità della scena, quella assurda serenità che la circonda e che sembra ovattarla e relegarla al piano dell’irrealtà, che mette in dubbio l’umanità dei presenti. Dopo aver visto queste immagini è difficile trovare giustificazioni per chi ritiene certi argomenti diffamatori per Napoli e per il Sud».

Le tre domande dell’inizio restano. Impossibile rispondere, se la realtà del nostro divenire non la guardiamo assieme agli immigrati. Se non vediamo che non solo per loro, anche per noi e forse specialmente per noi valgono i versi di Rilke: «Ogni cupa svolta del mondo ha tali diseredati, cui non appartiene il passato né ancora il futuro più prossimo. Poiché anche il più prossimo è lontano per l’uomo».
di BARBARA SPINELLI su LaStampa.it

domenica 30 agosto 2009

Umberto l'Apostata

L'imperatore Giuliano detto l'Apostata: l'ultimo dichiaratamente pagano È difficile alcune volte credere a quel che si legge… eppure bisogna imparare a credere ai propri occhi!
Lo dico da tempo, ma con il partito della Lega Nord siamo alla vera e propria apostasia e prima o poi una scomunica anche ufficiale sarà pur necessaria.
Dico “ufficiale” perché di fatto sono già fuori dalla comunione cristiana e cattolica!
Leggo:
Bossi e Calderoli vanno in Vaticano per «per ricordargli le nostre radici cristiane». «Ci andiamo per ricordare che la nostra matrice è cristiana e cattolica. La Lega è l’unico partito che veramente ha radici cristiane».

Radici cristiane? senza il Cristo! Cattolico? senza Papa e senza vescovi e ancor meno preti!
Ergo: né cristiane, né cattolico!

Per quanto riguarda la loro “devozione” e il loro “rispetto” per le posizioni della gerarchia cattolica… non intendo perdere del tempo, andatevi a leggere gli “insulti” loro e dei colleghi leghisti contro questo o quel cardinale e Papi, che non pensano leghista… Uno può sempre dissentire, ma c’è modo e modo di farlo, argomentando e con il Vangelo alla mano, e non con il dizionario degli insulti lumbard magari in un forum riservato a tale scopo…

Già il Vangelo… con tutta evidenza non sanno cosa sia… Il Cristo secondo Bossi? Un semplice banale “portafortuna”, niente di più che un corno “napoletano” portafortuna (mi perdonino gli amici napoletani ma è solo per mostrare la confusione mentale di un uomo che si crede leader lumbard) …
Leggete qui, dall’intervista a Repubblica. Il giornalista a un certo punto gli chiede «...attraverso la Padania avete minacciato di rivedere il Condordato se il Vaticano continuerà a interferire nelle scelte della politica». E lui con finezza risponde: «Il nostro è un giornale democratico, aperto a chiunque voglia esprimere la sua opinione, che non dev’essere necessariamente quella ufficiale del partito – e noi dobbiamo credergli? –. Comunque non bisogna rivedere niente. È tutto a posto. – e con ancor più acuta finezza aggiunge – Lo scriva che fuori da casa mia ho fatto mettere un crocifisso di legno. È un portafortuna. Ogni volta che vado via lo tocco....». A parte il fatto che quel “tocco” mi ha fatto pensare al gesto che alcuni maschi fanno al passaggio di un furgone delle pompe funebri… mi chiedo: è questo il Cristo di Bossi? uno scaramantico portafortuna, al limite della blasfemia!...

Ma c’è di peggio e veniamo alle cose serie… Tra le tante ne scelgo (per ora) una.

Visto che i leghisti sono per i respingimenti e contemporaneamente ci dichiarano che sono gli unici veri difensori delle radici cristiane, domando: hanno mai accertato se tra i clandestini respinti ci fossero dei cristiani? No? Ovviamente no! Infatti mentono quando si dicono preoccupati delle radici cristiane (sempre senza il Cristo vivo e vero però)… La loro è pura propaganda per gli allocchi che ci credono...

Infatti a ben vedere, la politica “umanitaria” (visto che sempre nella stessa intervista rifiuta di considerarsi razzista e xenofobo) di Bossi e della Lega è radicalmente anticristiana.

Dal libro degli Atti degli Apostoli e dalla stesse lettere di san Paolo, si legge che da subito il cristianesimo ha dovuto affrontare il dilemma: o aprirsi al mondo o restare una delle tante sette del giudaismo, radicalmente chiuso all’interno della cultura e etnia giudaica in cui se uno si convertiva questi di fatto doveva rinunciare alla propria cultura (nel giudaismo di ieri come di oggi infatti non si parla di inculturazione)…

Questa, ieri come oggi e come sempre sarà, è la posta in gioco manifestata dallo “scontro” tra san Paolo e san Pietro: Il Vangelo di Cristo è multiculturale e multietnico o non esiste: non è Vangelo e non è di Cristo.
Ora il pensiero leghista, con la sua politica verso quelli-che-non-sono-dei-nostri, negando di fatto che ogni popolo, razza e cultura è radicalmente partecipe della “radice cristiana” – o perché vi è chiamato o perché già vi è inserito – nega la ragione stessa del cristianesimo, l’incarnazione di Cristo, la sua Passione e morte e Resurrezione, vissuta e offerta per tutti. Anche e soprattutto per coloro che sono i lontani… Ed è per questo che la Chiesa esiste… Togliete questo e la Chiesa sparisce!

Il “leghismo” da questo punto di vista non rappresenta una “novità”. Il rifiuto dell’uomo di incontrare il “diverso”, fino ad ucciderlo o ad abbandonarlo a morte certa, è insita in ogni uomo che non si converte al Vangelo. E non si è mai definitivamente convertiti al Vangelo.
L'immigrazione di massa è un problema? Certo e chi lo nega! Quello che noi e la Chiesa tutta diciamo è che la soluzione del problema dell’immigrazione, non è questione da predicare o da razzolare è questione vitale per le stesse radici cristiane. E va trovata una soluzione che non sia peggiore del male, che non distrugga cioè le stesse radici cristiane che si pretende di proteggere...
Non capirlo, da parte chi dovrebbe vigilare, adeguando i toni e i comportamenti, porterà inesorabilmente allo svuotamento del Vangelo e alla nullificazione della Chiesa in quanto portatrice dei valori della multietnicità e multiculturalità del Vangelo. E a questa distruzione della Chiesa in realtà mira la Lega Nord e i suoi attacchi sguaiati alla gerarchia sono lì a comprovarli...

Non basta dire, come dice nell'intervista Bossi, “aspettate e vedrete”: a quante morti dobbiamo assistere ancora? I tre giorni sono passati e nessuno di loro è risorto! Ogni morto in mare è un pezzo di Chiesa che se ne va... e i morti in mare sono i veri argomenti che distruggono alla radice ogni pretesa di chiamarsi difensori delle “radici cristiane”. Chi crede ancora che il pensiero leghista lo sia, siccome non è scemo, è in malafede!

mercoledì 13 maggio 2009

Perché non possiamo più dirci cristiani -1-

Non abbiamo controllato loro neanche i documenti...Nel sondaggio on-line del Corriere, la maggioranza dei “lettori” non si dichiara d’accordo con le “preoccupazioni” della “chiesa” “per il trattamento dei rifugiati”… Altrettanto dicasi per quello della Stampa
Preoccupazioni” non si sa quanto “ufficiali” (aspettiamo una smentita della sala stampa vaticana appena il suo direttore sarà tornato, credo, dal viaggio in Medio Oriente…) e comunque fin troppo morbide davanti alla drammaticità dei fatti: confrontate questa nota dell’Avvenire1 con i toni usati a suo tempo sul caso Eluana o sui temi della vita (che evidentemente non riguardano con la stessa urgenza e gravità quella degli stranieri) o su questioni più amene come l’otto per mille o il finanziamento pubblico alle scuole cattoliche… e sappiatemi dire! Siamo al limite della banalità o si sfiora l'apologia di reato...

Non è certo un sondaggio “scientifico” quello on-line, ma significativo certamente lo è!

Allora?
C’è chi se la prende con Maroni… come se Maroni fosse stato eletto dai marziani…
C’è chi ne prende le distanze ma sostanzialmente ne avvalla la legittimità (il “nuovo” Fini e persino il “vecchio” Fassino che ci rivela che anche i governi di sinistra l’hanno attuata — il Pd come al solito è comunque diviso tra opportunismo e idealismo, incapace com’è di dare risposte concrete)…
C’è chi se ne “vergogna”, come se questo bastasse a lavargli la coscienza ed ad assolverlo storicamente per aver obbedito a un ordine che sapeva infame…
C’è chi ne contesta la “legittimità”, come se bastasse la “legge” per avere il diritto di calpestare la vita altrui…
C’è chi ne è inorridito…
C’è chi tace… anche se non acconsente (spero)… come da tempo fanno i nostri Pastori locali… forse distratti dal viaggio pacificatore del Pastore universale, che impegnato altrove, tace anche lui… (quando si dice “il tempismo della politica”: ricordate Putin quando invase la Georgia il giorno dell’inaugurazioni dei giochi olimpici di Pechino?).

Il mio modesto parere è che il problema non è Maroni, il problema non sono le leggi: per quanto disumane (considerate tali oggi, ma non da tutti allora) quelle razziali erano perfettamente “legali” e chi agiva, agiva nel pieno rispetto delle leggi del suo Stato… e chi disobbediva: “zac!”, un taglio e via…

Il problema è che quando tra qualche anno ci chiederanno in una nuova Norimberga cosa abbiamo fatto, non potremmo dire che non sapevamo… Non potremmo dirlo ai nostri figli, né ai figli di quelli che oggi chiamiamo clandestini e che domani saranno cittadini italiani come noi (nessuno potrà impedire all’Italia di domani di essere multietnica — visto anche che lo è già — nemmeno Dio, tanto meno un Presidente del Consiglio: o si vogliono impedire e “disfare” i matrimoni misti come a suo tempo si faceva in Sudafrica?)… e non basterà batterci il petto vergognandoci…

I cittadini italiani, il Paese, nella sua stragrande maggioranza è col governo (si disilluda l’Avvenire e i vescovi italiani ringrazino la propria sterile testimonianza) “che vedono finalmente forte e deciso” (ricordate il “quando c’era lui, caro lei”?) impegnato in un’azione “molto efficace” (come l’atomica su Hiroshima, i forni crematori, le torture di Guantanamo, e via dicendo?)… poco importa se cinica e sulla pelle di gente che ha la sola colpa di essere disperata di una disperazione che in gran parte gli abbiamo procurato noi imponendo loro governi e regimi e guerre al servizio della nostra opulenta sicurezza… Anche di questo dovremo prima o poi rispondere…

Il Papa che quando vuole ha coraggio da vendere, ha detto l’altro giorno, ciò che da tempo noi andiamo dicendo anche su questo blog, e cioè che anche la religione può pervertirsi2… lui, visto dove lo diceva e a chi lo diceva, ha fatto l’esempio della violenza… ma potrebbe farne molti altri se lo dicesse anche in Italia o in Europa…

Ecco! Il cristianesimo occidentale… si è dimostrato da tempo perverso e pervertitore e continua la sua parabola paganeggiante nel cuore dei credenti fedeli praticanti, che nella loro stragrande maggioranza, pur di difendere i “valori assoluti e irrinunciabili” di una fede astratta e ideologizzata, non esita a votare uomini e partiti che sono degni eredi dei loro predecessori di nefasta memoria… E di questo dobbiamo ringraziare anche i sacerdoti predicatori di una cultura che non si lascia incontrare dal Vangelo, figurarsi da quella africana…

Il problema dell’Italia oggi, per tornare in tema, non sono gli “efficaci” Maroni, Bossi, Berlusconi e compagnia, o gli “inefficaci” Grillo, Franceschini, Di Pietro, o le insignificanze di destra come di sinistra… e nemmeno i “supini” media alla Sergio Romano… o i banchieri con la coscienza così pulita da potersi permettere di macchiarsela continuamente… E nemmeno i mediatori melliflui e diplomatici di ogni sponda e clero… Il problema siamo tutti noi, italiani che ci illudiamo di essere “brava gente” perché non abbiamo il coraggio di guardarci allo specchio delle nostre ipocrisie…
Ipocriti come quei pensionati che al bar sbarcano il lunario sparando nostalgie sul passato perché morti al presente e giocano a bocce ingannando il futuro…
Ipocriti sono quelle pensionate, così tanto simpatiche e inoffensive da potersi permettere di passeggiare di telenovela in telenovela o appestare col loro pettegolo volontariato cattolico, un’ipocrita tradizione religiosa che da tempo ha svuotato di significato la fede…
Ipocriti sono quei giovani di ogni età, drogati del niente di tutto, che pur di illudersi di essere vivi sono disposti a farsi tifosi della morte…
Ipocriti sono quei professionisti, che pur di non perdere quello che hanno onestamente rubato, sono disposti a pagare altri professionisti che disonestamente donano ai poveri quel che ai poveri già apparteneva (cfr gli aiuti internazionali dell’Occidente e vedi quanto ci guadagniamo noi nell’aiutare i “poveri” del Terzo Mondo)…
Ipocriti erano e sono quei politici progressisti che pur di sfruttare politicamente i nostri sensi di colpa hanno lasciato marcire i problemi e hanno permesso che il disagio diventasse intolleranza e l’intolleranza razzismo e il razzismo cinismo… permettendo così ai politici d’altri lidi di sfruttare poi il filone delle nostre impotenti paure… Ah! quelli di sinistra che quando hanno potuto, hanno fatto di nascosto anche di peggio di quelli di destra… Come il sale che ha perduto di sapore… Quando in Africa i miei amici mi chiedevano per chi avrei votato se avessi potuto farlo per il Presidente americano, rispondevo senza esitare scandalizzandoli: “Per il presidente conservatore: almeno le ‘schifezze’ che combinano, si vedono!”… Fassino insegna, che non avevo torto nemmeno per l’Italia! Che dire? “Dagli amici di sinistra mi guardi Iddio, che dai nemici di destra basto io”!

Ipocrita come questa chiesa italiana, (e per chiesa intendo tutti i battezzati) sostanzialmente latitante, quando non addirittura connivente: mi sanno spiegare i vari membri dei vari movimenti cattolici che cosa ci fa un Formigoni nel Pdl e una Bindi nel Pd se non riescono a impedire crimini contro il senso umano della pietas come quello di consegnare a della gente (se la testimonianza è autentica ma non ci sono ragioni per dubitarne) che stupra e tortura povera gente già disperata, per il solo fatto che è nera o non mussulmana? Neanche un bicchiere d’acqua gli abbiamo dato, nemmeno un’aspirina (e sì che qualcuno l'ha posto come condizione per essere cristiani: Quello che avete fatto a loro, l’avete fatto a me… quello che non l’avete fatto a loro, non l’avete fatto a me! Ed ora andatevi a meditare la Via Crucis al Colosseo, o fattevi il giro nei vari santuari a Lourdes o a San Giovanni Rotondo, per consumare fino in fondo la vostra ipocrisia)…
Fosse anche nel pieno rispetto delle leggi internazionali, basta così poco a tacitare la coscienza? E passi dei politici, ma delle madri, dei padri e dei figli italiani?
E il Vangelo a che cosa ci serve allora? Che ci andiamo a fare a Messa la domenica? Per ricevere il perdono di chi? Non ci sarà nessun perdono fino a quando non lo riceveremo da coloro che abbiamo consegnato alla disperazione! Andate in Libia a riceverlo!

Anni fa avevo visto un film nel quale un capo mafioso era andato a confessarsi dopo aver saputo che era stato eseguito l’ordine da lui impartito di ammazzare un avversario. Si confessò, se ricordo bene, di aver perso la pazienza con la moglie e coi figli e di dire qualche bugia (evidentemente compresa quella che stava facendo omettendo di dire tutta la verità!)… il prete ignaro gli diede l’assoluzione e lui se ne andò felice illuso di essersi “salvato l’anima”… Mi chiedo se gli italiani sono tutti fessi a questo punto!... Ah! già… il Papa parlava di perversione della religione

Il “respingimento” è una perversione, oltre che dell’italiano, anche della ragione che non rifiuta mai un minimo di solidarietà umana anche tra poveri e disperati, ancor più da noi che non siamo ancora poveri e disperati come loro… E se lo è della ragione lo è necessariamente della religione e viceversa… E se c’è una legge che lo permette, questa legge è una bestemmia disumana, e chiunque l’abbia approvata, poco importa se democraticamente, ne è responsabile, davanti a Dio e agli uomini e alla storia, e se c’è qualcuno che la condivide ne è altrettanto responsabile se non peggio perché è come il “mandante di un crimine”… Se ne deduce che i cristiani hanno l’obbligo, anche a costo di rimetterci il posto di lavoro o di finire in galera o anche di rimetterci la vita, non solo di disobbedire a questi ordini e leggi disumane ma di fare di tutto affinché siano abolite e che mai più la ragion di stato prevalga sulla ragione umana…

Ha ragione Maroni, siamo davanti a una “svolta storica”, ma di ben altro tipo e sarebbe da stolti non prenderne atto e agire di conseguenza: l’Italia non può più dirsi cristiana e ancor meno gli italiani che appoggiano una politica che genera conflitti, li alimenta e non scioglie i nodi generatrici di violenza, ma si fa lei stessa promotrice di ben più subdola violenza… il post-cristianesimo, non tanto con l’azione del governo, ma per il fatto che essa sia “largamente condivisa dai cittadini italiani” si è così consumato…
Non siamo più davanti ad aborto o divorzio o eutanasia, dove i limiti della ragione esigono necessariamente il sostegno della fede: qui siamo di fronte a una immensa barbarie legalizzata e autogiustificata che getta nella disperazione centinaia di persone — ma non li abbiamo nemmeno contati: del primo battello le fonti italiane parlavano di 223 ma pare che fossero 238 — e che non intende cessare: tanto valeva allora ributtarli in mare, avrebbero sofferto di meno!… Pare che siano già 500 e c’è chi se ne vanta… Dobbiamo aspettare che arrivino a 6 milioni per cominciare a capire?… Dove sono finiti gli eminenti curiali che rombavano durante il caso Eluana? Non c’era vescovo che non dicesse la sua… allora!
Repubblica ha pubblicato un intervento di Tettamanzi… salvo poi scoprire che era un copia-incolla di un suo libro di prossima pubblicazione…
E quella volpe di Ruini? Si è distratto nel preparare qualche conferenza ai dirigenti del Pdl?
E la Segreteria di Stato Vaticana? Il suo silenzio è assordante oltre che scandaloso…

Perché, quali loschi interessi si nascondono dietro tanta omertà? Giuda ha venduto un’informazione per trenta monete d’argento, voi per quanto avete venduto il vostro silenzio? La mia non è una domanda retorica: lo voglio sapere veramente! Se non altro per conoscere quanto valiamo ai vostri occhi…

O temete anche voi una “ritorsione” del governo italiano che costerebbe chissà cosa… Al punto in cui siamo non c’è più niente da perdere… nemmeno la fede, perché i dati stanno ad indicarci che è persa da tempo… Mentre voi eravate intenti a organizzare e benedire le alleanze politiche di questi “cattolici”…

Vorrei anche sapere con che coraggio parlerete ora di “Missione ad gentes”: con un solo “Raus!” di questo governo, si sono bruciati secoli di evangelizzazione missionaria… Ve lo immaginate ora con che faccia migliaia di missionari, italiani e non, sparsi per il mondo ad annunciare la carità cristiana, possano continuare a farlo senza vergognarsene? Ora che l’Italia, paese che nel sentire collettivo universale è sede della cattolicità, si è rivelata così empia perché senza pietas! E non basta la Ripugnanza e rammarico per ciò che fece il fascismo agli ebrei, se non si prova altrettanto ripugnanza e rammarico per quello che stiamo facendo oggi ai “nuovi ebrei”: anche se non tutti lo sono veramente, in ogni “errante” vi è presente esistenzialmente...

Concludo con una domanda che rivolgo direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi: “Sempre che sia vero quello che dicono i giornali, che notoriamente sappiamo sono faziosi e menzogneri quando dicono la verità su di lei – Signor Presidente, come si fa ad ‘accogliere solo quelli che hanno le condizioni per ottenere l’asilo politico’, respingendoli senza neanche verificarle?”. Se vuole rispondere, in questo blog c’è posto anche per Lei… peccato che non ci sia data la possibilità di fare altrettanto con almeno uno di quei criminali, trattati come non si usa fare più nemmeno con gli animali.

Ah! dimenticavo la foto… È presa dal sito della Stampa, appartiene a uno dei tanti “criminali” che il suo governo, benedetto a suo tempo dal clero italiano, ha respinto con il consenso della maggioranza dei cattolicissimi italiani…


NOTE
1L’affollarsi in poche ore di provvedimenti legislativi, azioni esecutive e improvvide parole in libertà in materia di immigrazione rischia di confondere i cittadini e di creare un clima d’intolleranza che non corrisponde al profondo sentire della maggioranza degli italiani [invece corrisponde eccome!]. Le numerose [numerose?... e dove sono i movimenti pro-life?] prese di posizioni del mondo cattolico – e di altri gruppi di ispirazione laica – segnalano che, nella pur condivisibile opera di limitazione degli arrivi irregolari, non si può mai abdicare al rispetto delle persone e alla loro dignità, che con sé porta diritti inalienabili. Negare la possibilità d’asilo a chi è respinto in mare resta un punto che merita sicuramente riconsiderazione, sebbene la soluzione non sia semplice. Sembra imporsi anche un monitoraggio del trattamento riservato ai migranti dalla Libia, mentre un miglioramento del «decreto sicurezza» risulta ancora praticabile. Ciò che va infine del tutto evitato sono le ‘provocazioni’ [L’Avvenire le chiama provocazioni e sbaglia: questi politici non “fanno finta”… in quello che dicono ci credono veramente… e lo fanno veramente!] – mezzi pubblici separati per italiani e stranieri – che hanno il chiaro sapore del razzismo. Av (il corsivo è mio)

2 «Costretta a servire l'ignoranza e il pregiudizio, il disprezzo, la violenza e l'abuso. Qui non vediamo solo la perversione della religione, ma anche la corruzione della libertà umana, il restringersi e l'obnubilarsi della mente. [...] non si dà anche il caso che spesso sia la manipolazione ideologica della religione, talvolta a scopi politici, il catalizzatore reale delle tensioni e delle divisioni e non di rado anche delle violenze nella società». da Il Tempo.it vedi anche il discorso integrale nel sito del Vaticano.

lunedì 7 aprile 2008

Elezioni 2008: Opinioni

A sostegno e in obbedienza alle sagge disposizione della Conferenza Episcopale Italiana,vogliamo aiutare a una scelta consapevole alle prossime elezioni politiche.

A questo riguardo trovo interessante quanto dichiarato dalla senatrice Paola Binetti. Quello che mi colpisce non è tanto il suo giudizio politico (e/o religioso), ma soprattutto la valenza culturale di quanto asserito.
Mi sembra che solo questo atteggiamento fondamentale, al di là della fatica quotidiana di attuarlo, sia capace di quella "missione" propria dell'agire del cristiano maturo che si fa lievito e fermento nella pasta per costruire una Storia finalmente nuova. È una posizione che va oltre una visione della fede nell'agire storico arcaicamente farisaica (cioè separata). E fa ben sperare per il nostro futuro al di là dell'esito contingente di queste elezioni.
(con il grassetto cerco di evidenziare quello che a me pare il guadagno culturale di appartenenza cristiana)

“Confermo con orgoglio la mia scelta personale di far parte del Partito Democratico, che considero la maggiore e migliore novità nel panorama politico attuale: la sua scelta di schierarsi dalla parte delle fasce deboli, con le positive politiche di contrasto alle nuove forme di povertà rappresenta per me una convinzione radicata e profonda”. È quanto dichiara la senatrice del PD Paola Binetti che aggiunge: “Il Partito Democratico, come grande partito popolare, prevede al suo interno posizioni che possono esser culturalmente diverse, ma che sono fortemente impegnate nello sforzo di trovare la migliore sintesi possibile per venire incontro ai nuovi bisogni emergenti dell’Italia. Di questo ha bisogno l’Italia: soluzioni concrete ispirate ad una creatività scevra di pregiudizi e volte ad affiancare quanti non hanno voce per esprimere il proprio disagio e la propria sofferenza, che spesso esplode nel momento in cui sperimentano la perdita del potere di acquisto delle loro pensioni dopo anni di lavoro intenso e faticoso. La profonda attenzione alle famiglie, l'insistenza nel venire incontro ai bisogni delle famiglie numerose con un piano organico di iniziative che vanno dalla rete dei servizi alle integrazioni economiche, dalle politiche a favore del lavoro femminile fino alla riaffermata esigenza di riprendere il progetto di edilizia popolare per garantire una casa per tutti”. “La campagna elettorale condotta da Walter Veltroni in queste ultime settimane – prosegue Binetti - ha rappresentato una chiave di lettura positiva dello stesso programma del Pd, di cui ha costantemente sottolineato in modo costruttivo lo slancio per attuare riforme coraggiose che coinvolgano i giovani, come una straordinaria risorsa di cui l’Italia dispone. Sono queste e molte altre le ragioni per cui la mia scelta per il Pd diventa ogni giorno più motivata e consapevole. Certamente – aggiunge - esistono temi e problemi come quello del riconoscimento individuale dei diritti delle persone conviventi per i quali c'è un desiderio di soluzione - come per altro abbiamo affermato lungo tutta la XV legislatura - anche se la soluzione che soddisfi tutti i requisiti non è ancora disponibile. Ma sarà cercata e sarà trovata, perché la centralità della persona, dei suoi bisogni e il riconoscimento dei suoi diritti non è in gioco. Ma per favore non se ne faccia il centro del dibattito attuale. Perché questo serve solo a chi vuole strumentalizzare il problema per confondere gli elettori e creare contrasti e conflitti con chi sta alla destra e chi sta alla sinistra del Pd!”. Conclude Binetti: “La laicità del Partito Democratico non è in gioco perché le due possibili derive, laicismo e clericalismo, sono sotto controllo e nessuno, io meno che mai, consentiranno spostamenti in tal senso. In questa grande avventura ho impegnato la mia professionalità di medico e di scienziato e le mie convinzioni più profonde: anche quelle di natura etica!”.

domenica 30 marzo 2008

Elezioni 2008: Opinioni

A sostegno e in obbedienza alle sagge disposizione della Conferenza Episcopale Italiana,vogliamo aiutare a una scelta consapevole alle prossime elezioni politiche.
[...] il Cavaliere si è manifestato anche a proposito del cosiddetto voto disgiunto e ha tirato in ballo sua eminenza il cardinal Ruini. [...] È stata una pagina da manuale. Per chi se la fosse persa raccontiamola perché ne vale la pena. E cominciamo dal voto disgiunto. Che cosa significa? Perché è venuta fuori questa ipotesi? Normalmente un elettore vota per lo stesso partito nella scheda della Camera e in quella del Senato, specie ora con una legge come l’attuale che non prevede preferenze ai candidati. Nella sua assoluta certezza di vincere le elezioni alla Camera, nell’animo di Berlusconi si è però insinuato il dubbio di pareggiare o addirittura di perdere al Senato (aggiungo tra parentesi che questa ipotesi corrisponde esattamente alla realtà). Perciò suggerisce agli elettori centristi il cosiddetto voto disgiunto: votino pure per Casini Udc alla Camera, ma al Senato no, al Senato votino per il Pdl in modo da evitare il pareggio. Che c’entra Eminence in questo pasticcio? Il Cavaliere ce lo fa entrare, gli chiede pubblicamente di entrarci e gli fa pubblicamente presenti i vantaggi che avrà se eseguirà il mandato o invece i danni che può subire se rifiuterà di adoperarsi in favore. Convinca Casini a incoraggiare o almeno a subire senza strilli il voto disgiunto. In cambio (è il Cavaliere che parla) avrà l’impegno del nuovo governo ad adottare tutti i provvedimenti chiesti dalla Chiesa in tema di coppie di fatto (mai), di procreazione assistita (abolirla), di eutanasia (quod deus avertat), di testamento biologico (come sopra), di aborto (moratoria e radicale riforma), di Corano nelle scuole (divieto), di insegnamento religioso (anche all’Università). Se c’è altro chiedetelo e «aperietur». Ma se rifiuterà, tutto diventerà problematico. In fondo (molto in fondo) lo Stato è laico e bisogna pur tenerne conto. Se lo ricordi, sua Eminenza, e non creda che la partita si giochi sul velluto. Del resto il Papa ha pur battezzato Magdi Allam. E dunque il Cavaliere ne adotterà il programma e magari farà in modo di fargli affidare la direzione del «Corriere della Sera», purché gli elettori dell’Udc votino per Berlusconi al Senato. Ha sentito, Eminenza?
* * *
Una cosa risulta chiara: hanno ridotto la religione ad una partita di giro. Forse per la gerarchia ecclesiastica lo è sempre stata, per i cardinali e per molti vescovi. Ma non fino a questo punto. I credenti per primi dovrebbero esserne schifati e ribellarsi di fronte a questa vera e propria simonia. Gli opinionisti (esistono ancora?) dovrebbero spiegarla e indignarsene. Ho un presentimento: il centrosinistra vincerà sia alla Camera sia al Senato. Fino a pochi giorni fa pensavo il contrario, che non ce l’avrebbe fatta. Ebbene ho cambiato idea. Ce la fa. Con avversari di questo livello non si può perdere. Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci. (Eugenio Scalfari)

sabato 29 marzo 2008

Elezioni 2008: Opinioni

A sostegno e in obbedienza alle sagge disposizione della Conferenza Episcopale Italiana,
vogliamo aiutare a una scelta consapevole alle prossime elezioni politiche.
Pubblichiamo qui un'email inviataci da un sacerdote amico, noto biblista della diocesi di Genova (evidentemente i genovesi devono avere del pepe nel sangue)
Aggiungo soltanto che in base al Codice canonico vige la condanna per gli affiliati alla massoneria: CIC n. 1364 come espresso anche dalla Congregazione per la dottrina della Fede: in più documenti, es. qui e qui)

Ultimo appello alla civiltà della coscienza
di Paolo Farinella, prete
Care Amiche e Amici,
La «memoria» delle Italiane e degli Italiani è veramente corta e a volte si ha l’impressione che non esista proprio. Mi riferisco alle prossime elezioni che sono finte perché nessuno di noi può eleggere nessuno. Possiamo solo confermare le scelte delle segreterie dei partiti che sanno già chi sarà eletto e chi no. La decenza vorrebbe che nessuno andasse a votare perché è una presa in giro e una violazione della Costituzione che fonda la nostra democrazia sull’equazione: «una testa un voto»; alla fine si contano i voti e un solo voto di maggioranza fa la differenza. Winston Cherchill che aveva due soli voti di maggioranza alla camera, soleva dire: «Uno è di troppo». Si sa, l’Inghilterra è dell’altro mondo. In Italia per Berlusconi 25 mila voti di maggioranza alle ultime elezioni sono una truffa: d’altra parte un truffatore che cosa può dare se non quello che è e che ha?
Sembra che i giochi siano fatti. A me pare che siano fatti gli Italiani perché in queste elezioni non si elegge un parlamento e un governo, ma si deve impedire la deriva istituzionale che sarà irreversibile se vince la destra estrema di Berlusconi e i suoi accoliti. Nella mia corrispondenza con la «Madonna di Lourdes» pubblicata su MicroMega n. 2 (2008), ho descritto ampiamente i criteri etici e democratici per non votare Berlusconi e votare il male minore Veltroni. Di seguito alcuni telegrafici motivi, a corredo, che dovrebbero essere dirimenti in modo definitivo:
  1. Chi ha votato il referendum per salvare la Costituzione non può votare in coscienza Berlusconi, Fini, Bossi, Casini e tutti i cespugli che li sostengono perché essi hanno votato la riforma della Costituzione che era la dissoluzione della Suprema Carta (il presidente della repubblica Ciampi, la rimandò indietro per palese incostituzionalità). Chi li vota vanifica quel referendum e premia gli assassini della Costituzione.
  2. Berlusconi ha 72 anni e queste elezioni sono la sua ultima occasione. Non ha più niente da perdere. Se andrà al governo distruggerà quello che potrà, dopo che ha sistemato definitivamente le sue cose e questa volta in modo blindato: affosserà la Costituzione e con essa lo stato di diritto.
  3. La Corte di giustizia europea, dopo la Corte costituzionale italiana, ha decretato che la sua tv, rete4, deve andare sul satellite e gli spazi liberi, appartengono di diritto a Europa7 che aspetta da 15 anni le frequenze. Se l’Italia non rispetterà la legge del diritto, pagherà sanzioni per 400.000,00 euro al giorno a partire dal 2000. Se vince Berlusconi, scaricherà sugli Italiani, anche quelli che devono nascere, un debito permanente di 146 milioni di euro all’anno (senza contare gli arretrati) perché senza le sue tv è un politico decotto.
  4. Nelle liste di Berlusconi vi sono 25 condannati in 1°, 2° e 3° grado, cioè in via definitiva. Chi lo vota se ne assume la responsabilità etica e no ha il diritto di appellarsi ad una giustizia «giusta».
  5. Per 5 anni noi abbiamo pagato 30.000,00 euro al mese gli avvocati di Berlusconi, Ghedini e Pecorella, per un ammontare complessivo in difetto di euro 1.800.000,00 (diconsi: un milione e ottocentomila). Questi due signori passavano il tempo a difendere il capo a spese degli Italiani e il secondo, Pecorella, era anche capo della commissione costituzionale del Senato, come dire quello che dava l’ok alle leggi truffa del padrone. E’ stato come avere messo uno spacciatore a difesa di una scuola contro la diffusione della droga.
  6. Nella vicenda Alitalia, Berlusconi ha dimostrato la sua totale assenza di senso di Stato: ha detto che i suoi figli erano disposti ad entrare nella cordata e ha chiesto allo Stato un prestito che tra l’altro è vietato dalle norme europee; due giorni dopo ha detto «manco per sogno»: ma a lui non importa chi ci perde, l’importante è portare lo scompiglio e fare della bugia la sua arma primaria. Il 17 febbraio del 2004 aveva dichiarato spocchioso come sempre che «Meno male che c’è Berlusconi che impiegherà il suo talento per risanare l’Alitalia». Si è visto come «meno male che Silvio c’è» oggi come allora: se vince gli Italiani si troveranno col sedere per terra. Fidarsi di uno così è consegnarsi da soli al boia, corda in mano.
  7. Votare Berlusconi significa votare per uno che è stato affiliato alla P2 (tessera n. 1816) e diventare complici dell’aumento della povertà in Italia perché la sua politica economica favorirà esclusivamente i ricchi extra large. Questo per i cattolici è un vero toccasana: si ricordino del cammello che passa dalla cruna di un ago e dei poveri con i quali Gesù si è identificato in Matteo 25.
    Chi volesse conoscere per esteso il curriculum giudiziario di tal Silvio Berlusconi non fa altro che collegarsi al sito
    Curriculum e si può fare una cultura sulle condanne e specialmente sulle assoluzioni. Tra le altre cosucce, nel 1990 fu condannato per avere giurato il falso sulla P2 (tribunale di Venezia). Chi vota Berlusconi non può invocare il diritto e la legge perché votandolo li calpesta con disprezzo.
  8. Berlusconi ha rubato anche a quelli che lo hanno votato e lo votano, ma anche a quelli che non lo hanno votato e non lo votano. Ha frodato il fisco e ha evaso valuta all’estero e si è salvato solo perché ha tolto la legge sul falso in bilancio: non elimina il crimine, elimina la legge che lo persegue. In questo è un esperto.

Amo il mio Paese, pur sentendomi cittadino del mondo, e mi dispiace vederlo in mano ad un pirata senza alcuna etica e «dignitas» e quando giungeremo alla frutta, non vorrei essere accusato di avere taciuto per convenienza o per interesse. Almeno che resti una testimonianza. Genova 28 marzo 2008 – Paolo Farinella, prete

Elezioni 2008: Economia

A sostegno e in obbedienza alle sagge disposizione della Conferenza Episcopale Italiana,
vogliamo aiutare a una scelta consapevole alle prossime elezioni politiche.


Quattro studenti, della London School of Economics, hanno realizzato questo breve corso sull’economia italiana: utile e con ironia finale.

martedì 23 ottobre 2007

Da non perdere... su Jesus

Si può ancora ridere di Dio?
a cura di Giovanni Ferro


La satira religiosa dopo l’11 settembre
Diciamocelo: "ridere di Dio" non è mai stato facile. Ma oggi, dopo la tragedia delle Torri gemelle e i rigurgiti del fondamentalismo in tutte le religioni, sembra un’opera impossibile e pericolosa. Eppure, forse, sempre più utile e "santa".

Una risata ci salverà di Piero Pisarra
Fede a prova di Humour di Luigi Bettazzi
L'odio sconfitto dalle battute di Luciano Scalettari
La satira contro il chador di Austen Ivereigh
Beffe sugli integralismi di Luciano Scalettari
Il ruggito del Divino di Antonello Dose e Marco Presta
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