Pagine
ATTENZIONE!
Ci è stato segnalato che alcuni link audio e/o video sono, come si dice in gergo, “morti”. Se insomma cliccate su un file e trovate che non sia più disponibile, vi preghiamo di segnalarcelo nei commenti al post interessato. Capite bene che ripassare tutto il blog per verificarlo, richiederebbe quel (troppo) tempo che non abbiamo… Se ci tenete quindi a riaverli: collaborate! Da parte nostra cercheremo di renderli di nuovo disponibili al più presto. Promesso! Grazie.
martedì 5 gennaio 2016
Battesimo del Signore
lunedì 5 gennaio 2015
Battesimo del Signore
mercoledì 8 gennaio 2014
Battesimo del Signore
lunedì 7 gennaio 2013
Battesimo del Signore (C)
martedì 3 gennaio 2012
Battesimo del Signore
giovedì 6 gennaio 2011
È credibile un salvatore in fila coi peccatori per farsi battezzare?
Ritroviamo così Gesù, ormai trentenne, che come primo atto – dopo gli anni della sua infanzia e giovinezza (di cui sappiamo pochissimo) – va a farsi battezzare da Giovanni, il Precursore: figura sulla quale la liturgia ci ha già fatto riflettere durante l’Avvento, raccontandoci chi è quest’uomo («In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!”. […] Portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico »), quale ruolo ha nell’economia della salvezza («Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!») e qual è la sua teologia, cioè la sua visione su Dio, sull’uomo, sulla vita («Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione…»).
Da Giovanni, da questo Giovanni, dicevamo, Gesù va a farsi battezzare e dato che il vangelo è il racconto scritto della fede dei discepoli in Lui, e dato che siamo all’inizio del suo ministero pubblico, questo brano del battesimo rappresenta come la presentazione della sua storia… della storia di questo uomo, riconosciuto come il Messia, il Figlio di Dio.
Certo ci sono già stati due capitoli (il cosiddetto “vangelo dell’infanzia”) che hanno in qualche modo voluto fungere da prologo al racconto della vita di quest’uomo, ma qui siamo al racconto inaugurale degli anni decisivi della sua vita – quelli, appunto, che l’hanno svelato nella sua identità/missione.
E la prima cosa che emerge, all’interno di questo momento inaugurale, è la sua stranezza… Da un lato infatti abbiamo un momento epifanico molto significativo (i cieli che per Gesù si aprono, permettendogli di vedere lo Spirito Santo discendere su di lui, e dai quali gli giunge una voce che lo dichiara l’eletto) e, dall’altro, il fatto che tutto ciò avviene in una situazione davvero inusuale per un personaggio importante di cui si sta per raccontare la vita: è in fila coi peccatori, per ricevere un battesimo di conversione.
Una strana presentazione per colui del quale – scrivendo – si vuole testimoniare la messianicità… Ma come insegna la critica storico-letteraria, se un fatto così disomogeneo rispetto alla finalità dello scrivere (che è: convincere della propria fede), è comunque riportato, ciò vuol dire che era inevitabile farlo… come a dire… nessuno si sarebbe inventato questo episodio della vita di Gesù se non fosse realmente accaduto, perché a nessuno – nel momento in cui veniva tracciato l’itinerario per la fede in Lui – sarebbe venuto in mente di scrivere qualcosa che potesse metterne in discussione la messianicità (Come fa a essere il Messia se si mette in fila coi peccatori? Come può pretendere di essere colui che rimette i peccati del mondo, se lui per primo si fa battezzare per la conversione?).
Tutto questo per dire che ciò che è problematico non è il fatto, ritenuto autentico da tutta la critica storico-letteraria, ma la sua interpretazione: cioè il problema diventa il rendere ragione di questa stranezza… Mitigata, certo, dallo Spirito Santo e dalla voce dal cielo… Ma… a ben guardare, fino a un certo punto, perché questa specie di “investitura dall’alto” poteva avvenire anche in un contesto diverso… Dopo un miracolo inaugurale, o dopo un discorso particolarmente significativo… Invece la teofania sta a commento del paradossale essersi messo in fila coi peccatori da parte del Messia…
Un problema che non va troppo in fretta superato con presupposti piani divini a noi sconosciuti (come pare fare in parte lo stesso Matteo quando – a differenza degli altri evangelisti – fa dire a Gesù «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia»; segno questo che anche per i primi cristiani il problema c’era ed era vissuto con una certa perplessità e fatica), ma che va “preso di petto”: Perché mai Gesù, come primo atto della sua vita da adulto va a mettersi in fila coi peccatori? E perché proprio in questo atto il cielo lo riconosce l’amato in cui ha posto il suo compiacimento? Al di là, infatti, di ogni nostro tentativo di girare e rigirare le cose, è proprio questo che il testo evangelico ci consegna…
Forse per provare a rispondere a queste domande, senza appiccicarci addosso risposte estemporanee, può essere utile chiederci perché tutto questo ci faccia così problema… o perché lo faceva ai primi cristiani… Dove sta l’anomalia che ci fa storcere il naso?
Beh… qualcosa l’abbiamo già accennato… Colui che si arrogherà il potere di perdonare i peccati (Mt 9,6) può lui stesso essere in fila coi peccatori? Colui che verrà creduto il Figlio di Dio, può essere lì, solo per farsi aiutare da Giovanni a capire la sua identità/missione? In altre parole: il Figlio di Dio, colui che pretende di salvarci perché anch’egli Dio, può essere veramente un uomo? Non deve avere qualche scarto incommensurabile, qualche cosa che lo preserva dal male, qualche prescienza che lo rende qualitativamente diverso da noi? Se è uno di noi può davvero salvarci?
Ecco il punto… Quello che precisamente pungeva la carne dei primi cristiani: intorno a loro tutti dicevano: era solo un uomo e dunque uno che non può salvare! Ecco il problema: se è Dio, ci salva; se è un uomo, no. Ma quello che noi abbiamo visto era solo un uomo…
Il problema radicale allora è quello – ancora una volta – dell’incarnazione, del modo di essere Dio di Gesù (e del modo di essere Dio del Padre), perché noi, non siamo mai persuasi fino in fondo che egli fosse pienamente uomo… Non ci va bene un Dio così, non ci convince… saremmo un po’ più tranquilli di un Dio che – dall’alto dei suoi cieli, dall’alto della sua separatezza, dall’alto della sua alterità – intervenisse (dal di fuori, appunto) con una sorta di “bacchetta magica” più o meno coreografica (a seconda dei gusti) per toglierci dai guai (terreni ed ultraterreni): il male subito, il male fatto, la morte, l’inferno…
Sarebbe anche tutto più facile da capire (e purtroppo tante volte la chiesa ha ceduto a questo desiderio di semplificare le cose per renderle comprensibili, perdendo però l’esplosività di ciò che annunciava: la sua disomogeneità, appunto; la sua impossibilità ad essere immediatamente compreso…)… Ma forse sarebbe più facile da capire, proprio perché “a misura di uomo”, perché riclassificabile all’interno delle nostre categorie di pensiero, perché più rassomigliante alle nostre aspettative… un Dio che in fin dei conti è un uomo plenipotenziario, un “Uomone”…
Invece, le disomogeneità di Gesù ci costringono a sbattere il muso contro le nostre ovvietà… e ancora una volta a dire: l’immagine di Dio che avevo in testa, non era Lui… ero io…
In questo senso, davvero Dio è totalmente altro dall’uomo, i suoi pensieri non sono i nostri pensieri…
Ma non perché è grandissimo, infinito, eterno, lontanissimo… e può fare tutto… soprattutto quello che noi non possiamo fare… sarebbe un “Uomone”… Ma perché nell’alterità del suo essere, si fa più intimo all’uomo dell’uomo stesso… che – a pensarci bene – è l’unica salvezza credibile!
Cerco di spiegarmi con le parole di p. Massimo Fiorucci, OCD: di fronte al dramma del male radicale ed insolubile (che è il problema dell’uomo, ciò da cui l’uomo chiede a Dio di essere salvato), «un primo dato evangelico è questo: Dio non si sottrae alla domanda, ma si confronta e si scontra con l’assurdità del male storico. Decide di non scendere dal banco degli imputati. Il vangelo quindi non ci racconta una fiaba [quella dell’Uomone/di un supereroe], ma la storia di un Dio che assume una forma tale (quella del bimbo, quella dell’uomo in crescita, dell’uomo storico) tale per cui anch’Egli si confronta col male che minaccia la bontà della vita umana.
Un secondo dato: la sua non è una risposta teorica. Egli non risponderà ai nostri perché. Cristo è la risposta all’uomo non ai suoi perché. La sua risposta è la sua vulnerabilità, la sua vulnerabilità è ciò che lo autorizza al perdono. Egli infatti ha un’identità tale che si identifica con ogni uomo che ha patito il male. Per questo – e solo per questo – è autorizzato ad un perdono, che altrimenti non sarebbe neanche in suo potere, perché le decisioni dell’uomo hanno un carattere di irreversibilità: non si può tornare indietro e perciò nulla può bilanciare il male fatto o subito, tanto meno quello subito ingiustamente. Né la vendetta, né l’inferno possono pacificare le domande che il dolore innocente scatena nel cuore dell’uomo. Anzi aggiungono altro male al male già avvenuto.
In Gesù invece la precarietà non è assunta come obiezione, ma come condizione e solo così il suo perdono ha spessore di verità».
venerdì 8 gennaio 2010
Il Figlio di Dio decide di essere uomo
Apparentemente questa sembra la cosa più ovvia del mondo: Gesù si è fatto battezzare da Giovanni e così ha inaugurato il suo ministero pubblico… Le nostre orecchie ormai avvezze a sentire raccontare questa vicenda infatti, non riescono a cogliere immediatamente la paradossalità che si cela dentro a questo evento… eppure… che Gesù si faccia battezzare, è stato fin da subito un “signor problema” per la Chiesa nascente. Non tanto perché se ne metteva in discussione l’autenticità… anzi, proprio per il motivo opposto. Scrive infatti don Bruno Maggioni: «La maggioranza degli studiosi considera il battesimo di Gesù un fatto storico fra i più sicuri. Depone a favore della sua storicità la testimonianza letteraria molteplice, ma soprattutto il fatto che il suo ricordo procurò alla tradizione successiva un innegabile “disagio teologico”, che si è cercato di attenuare: il battesimo poteva, infatti, far pensare che Gesù fosse inferiore a Giovanni, o che fosse bisognoso di conversione come gli altri uomini.
D’altra parte sappiamo che le comunità primitive non si sentivano costrette a tramandare tutti i fatti di Gesù: se hanno tramandato il battesimo – nonostante le difficoltà che poteva suscitare – è certamente perché lo hanno considerato particolarmente importante. E di fatti è un tornante che segna la transizione dal Battista a Gesù, dal vecchio al nuovo, dall’attesa alla venuta, e gran parte di questa “novità” è proprio racchiusa nel suo aspetto “scandaloso”» [Il racconto di Luca, 79-80].
Perché – dunque – Gesù si fa battezzare? Perché se Gesù è Figlio di Dio, Dio lui stesso, si fa rimettere i peccati da Giovanni? Gesù è senza peccato si legge nelle Scritture («Cristo non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca», 1 Pt 2,22)... Forse che san Pietro si è sbagliato? Forse che Gesù si mette in fila con i peccatori semplicemente perché non era Dio, ma solo un uomo, bisognoso come tutti del perdono di Dio, appunto? O forse era sì Dio, ma non lo sapeva? Aveva bisogno cioè, come tutti, di prendere coscienza della sua identità, della sua missione, della sua figliolanza...? Ma anche in questo caso: com’è possibile che il Figlio di Dio non sapesse di essere il Figlio di Dio? Che Dio è allora?
Ovviamente entrambe le soluzioni non sono accettabili per il credente che vuole tentare di rendere ragione di questo fatto: non si può ammettere che Gesù non sapesse di essere il Figlio di Dio (lui stesso infatti nel Vangelo rivendicherà con autorità questa sua identità: tanto che per questo verrà messo a morte, «egli deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio» – Gv 19,7), né tanto meno che non lo fosse e dunque avesse bisogno del perdono dei peccati (di se stesso infatti dirà: «il Figlio dell' uomo ha autorità in terra di perdonare i peccati», Mt 9,6)!
Ma allora come porsi – da credenti – di fronte a questa situazione? Perché Gesù, pur essendo Figlio di Dio e senza peccato, si fa battezzare da Giovanni?
Qualcuno (già all’epoca neotestamentaria) cerca di risolvere la cosa, chiamando in causa una non meglio definita giustizia, quasi un piano preordinato indisponibile a Gesù stesso, che determina questa situazione. Matteo infatti – a differenza di Marco e Luca – orchestra la vicenda in modo tale che Giovanni inizialmente si rifiuti di battezzare Gesù, dicendo «Io ho bisogno di esser battezzato da te e tu vieni da me?» e accetti solo quando Gesù gli ribatte «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia».
Ma questa soluzione, ben al di là dall’essere tale, è in realtà solo uno spostamento del dilemma: in queste parole che Matteo mette in bocca a Gesù infatti, emerge solo il fatto che anche l’evangelista aveva lo stesso nostro problema: rendere ragione di questo fatto... La sua risposta infatti risulta una non-risposta, un semplice spostamento del problema, che – pur suonando diversamente (Perché Dio nel suo piano anteriore e indisponibile al Figlio, ritiene giusto farlo battezzare tra i peccatori?) – rimane.
Altri tentativi di soluzione sono stati posti invece nella linea della pedagogia divina: Gesù cioè qui agirebbe col solo intento di insegnare qualcosa (l’umiltà, per esempio), o di aspettare tempi più maturi per rivelarsi (farebbe dunque finta – per il momento – di essere un uomo qualsiasi, uno tra i tanti)...
Ma anche in questi casi le risposte non reggono: la finta assunzione dell’umanità da parte del Figlio di Dio infatti è addirittura scartata come eresia dalla Chiesa cattolica (docetismo); ma anche la prospettiva pedagogistica di Gesù è sempre più vista come una riduzione della sua identità: sarebbe cioè sbagliato porsi di fronte alla storia di Gesù, cercando di estrarne insegnamenti, codici morali, itinerari spirituali, prescindendo dal suo porsi nel mondo. Non bisogna infatti pensare che ci sia da una parte la vita umana di Gesù e dall’altra i vari insegnamenti per il buon vivere oggi che da essa si possono trarre! È piuttosto il decidersi storico dell’uomo Gesù la rivelazione di Dio: è la storia concreta di Gesù – che di volta in volta ha deciso di sé, ha deciso chi essere – il volto di Dio e il volto dell’uomo rivelati definitivamente nel tempo!
Allora forse anche di fronte al fatto del battesimo di Gesù – al suo decidersi cioè di mettersi in fila per la remissione dei peccati – è necessario porsi con questo atteggiamento. Non tanto domandarsi quindi “Cosa ci vuole insegnare Gesù, facendo così?”, quanto piuttosto “Chi sta decidendo di essere, in quella scelta?”.
Stando ai testi neotestamentari e alla riflessione della Chiesa in proposito, le risposte potrebbero essere diverse (sta decidendosi per una solidarietà con l’uomo peccatore; per un’adesione alla domanda di salvezza del suo popolo; per un andare a vedere le risposte che il momento storico offriva), ma tutte riconducibili a una: Gesù sta decidendo di essere uomo; azzardando un po’ i termini: sta imparando ad essere l’uomo che – da sempre – ha deciso di essere.
Per questo va da Giovanni; perché essere uomo nella Palestina di quel tempo, voleva dire mettersi in fila col suo popolo. Per questo prega: perché dentro a quel dialogo col Padre, il suo pregare è il suo decidere chi essere, è il suo decidere di essere uomo! Pregare infatti è sempre decidere di sé – accedere insieme a Dio e a sé stessi. «Non a caso Gesù ha pregato in tutti i momenti decisivi della sua vita e della sua missione (Cfr. 5,16; 6,12; 9,18.28-29; 11,1; 22,41; 23,46)».
E proprio nel momento in cui Gesù decide di essere uomo al 100%, l’uomo che – da sempre – ha deciso di essere, arriva la voce dal cielo, voce quasi di conferma, di approvazione, di compiacimento: Gesù è Dio così e Dio conferma “un” Gesù così: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Questa frase, tra l’altro, non è una semplice esclamazione di consenso, ma – per le esperte orecchie ebree – rimanda inequivocabilmente a Isaia 42: dove dell’eletto di cui Dio si compiace si dice che «porterà la giustizia alle nazioni. Non griderà, non alzerà il tono, non farà udire la sua voce per le strade. Non spezzerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo dalla fiamma smorta; presenterà la giustizia secondo verità. Non verrà meno e non si scoraggerà, finché non avrà stabilito la giustizia sulla terra» (Is 42,1 ss); e anche che sarà preso per mano e custodito «per aprire gli occhi dei ciechi, per fare uscire dal carcere i prigionieri e dalla prigione quelli che giacciono nelle tenebre» (Is 42,7).
Gesù dunque, nella sua intima relazione col Padre, sta decidendo di essere l’uomo – rivelazione di Dio – capace di giustizia senza violenza; di verità senza sopraffazione; di fiducia e stabilità; di liberazione per gli oppressi della terra... Con tutto quello che questa sua scelta comporterà: perché Egli sa benissimo, che l’amore è ciò che di più feribile esiste, tra le cose che esistono, e che dunque la sua scelta di umanità sarà una scelta per la morte. Sempre Isaia, descrivendo il Servo d’Israele, dice infatti: «Disprezzato e rigettato dagli uomini, uomo dei dolori, conoscitore della sofferenza, simile a uno davanti al quale ci si nasconde la faccia, era disprezzato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Eppure egli portava le nostre malattie e si era caricato dei nostri dolori; noi però lo ritenemmo colpito, percosso da Dio ed umiliato. Maltrattato e umiliato, non aprì bocca. Come un agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori» (Is 53,3-7).
E in questo scegliere di Gesù di essere uomo – e dunque Dio – così, non c’è niente di pedagogico, nessun insegnamento da trarre! Non sta invitando anche noi a essere capaci di giustizia senza violenza; di verità senza sopraffazione; di fiducia e stabilità; di liberazione per gli oppressi della terra. Molto di più, sta abilitando la carne umana a percorrere quella strada impossibile (non a caso il cielo si apre – si squarcia cioè la presunta barriera tra il mondo di Dio e il mondo dell’uomo – e lo Spirito di Dio può scendere): perché nello sconforto di una vita che – a differenza dell’annuncio di Natale – sembra essere fatta di tenebre senza nessuna luce che ci brilli dentro (di violenza senza giustizia, di sopraffazione senza verità, di canne spezzate e braci incenerite, di scoraggiamenti, e di impossibilità di salvezza), sia detto a tutti, che se è stato possibile una volta in un uomo, essere Uomo così, allora è possibile per tutti sempre, e dunque per noi, oggi!
venerdì 9 gennaio 2009
Lo Spirito, l’acqua e il sangue: i testimoni che Gesù è Figlio di Dio!
Un divario insormontabile…
E, nello stesso tempo, un desiderio incoercibile separa Giovanni da Gesù, l'annuncio dal compimento, l'attesa del Messia dalla sua venuta e persino… le mani impotenti dai lacci dei suoi sandali! Giovanni sa che uno stacco non eliminabile frena il suo cuore e il cuore di ogni uomo, di ogni comunità e di ogni popolo e ci separa dal bene pieno vero totale. Prima e dopo Giovanni, in occidente come in oriente, abbiamo inventato infiniti riti e abluzioni per sciogliere e lavare, raccorciare od eludere questa nostra distanza esistenziale e morale … che ci intristisce sempre. La limpida umiltà di Giovanni ci fa luce e ci indica la strada da percorrere fin che vivremo nella storia: viene dopo di me colui che è più forte di me. Questa storia continua, perché c'è sempre un prima e un dopo, dentro di noi. Ma adesso, nel centro del tempo, è arrivato Colui che realizza finalmente nella nostra carne di uomini il disegno desiderato da Dio, raccorda la nostra storia con la sua – e ce ne apre l'accesso anche a noi, al suo seguito. In queste poche righe iniziali, Marco concentra in miniatura tutto il suo vangelo, fondato sulle due linee portanti del primo Patto: la prima, testimoniata da tutti i profeti fino a Giovanni stesso, è che l'uomo è il desiderio incompiuto di Dio, l'unica creatura ancora da finire, sempre assetata e affamata, alla rincorsa affannata di ciò che non è pane né acqua, perché ciò che può comprare con il denaro o la violenza non acquieta il suo cuore. La seconda è che il desiderio più grande di Dio è proprio di dissetare questa sua creatura privilegiata, che gli somiglia, e saziarla finalmente, dialogando con la sua libertà, rispettando e accudendo la sua debolezza mortale, offrendogli una vita nuova… Questo ha fatto nel suo Figlio che ha preso la nostra carne. Per cui il vangelo di Marco è proprio l'annuncio che questo evento tanto atteso è cominciato: principio del Vangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio… come sta scritto in Isaia profeta!
La traversata della storia… nell'immersione battesimale
Questo desiderio di Dio aspettava dunque il tempo opportuno, la pienezza del tempo, per realizzarsi nella storia. Giovanni lo indica con la sua vita, incarnando in sé i simboli forti di tutta la storia d'Israele: la chiamata incontestabile di Dio ad annunciare il Messia in arrivo e insieme l'impotenza a seguirlo; l'immersione della gente nelle acque battesimali della penitenza, senza riuscire a trasformare il cuore; il cammino errabondo nel deserto della storia, guidati dalla nube oscura e luminosa, di un popolo sempre renitente, perché troppo esperto di quanto Dio dice al profeta "i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie… Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
…Ma "l'amore misericordioso del nostro Dio" (come secondo Luca lo definisce il padre di Giovanni) non demorde e riprende incessantemente nella storia l' invito assillante, che nei secoli ha rivolto al suo popolo, e in lui a tutta l'umanità:"O voi tutti assetati, venite all'acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite… Su, ascoltatemi e mangerete …. Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un'alleanza eterna " Sul greto del Giordano, dove Giovanni battezzava, arriva il fiume di tutta la storia della Bibbia, nella catena infinita delle sue sconfitte e delle sue speranze, delle attese e delle frustrazioni. Il Figlio di Dio incarnato si immerge in questa storia, che viene dall'inizio dei tempi e porta a compimento gli antichi segni trasmessi dai patriarchi e dai profeti fino a Giovanni: la creazione rinasce dal caos oscuro delle acque, il diluvio è smentito per sempre dalla colomba di pace e la gente accorre al battesimo di Giovanni… l'evento nel quale si condensano ‑ in una voce, un figlio, una colomba ‑ i simboli intensi della Trinità, che per un momento squarciano le nubi e uniscono cielo e terra.
… Egli vi battezzerà in spirito Santo
La comunità di Marco, come tutta la chiesa di allora e nei secoli, non ha dubbi che quest'Alleanza Nuova, già predetta dall'Antica, ha un valore non più simbolico e transitorio, ma eterno. E si è condensata in Gesù, a partire dal suo Battesimo, per esserci comunicata nel nostro battesimo! "Il Vangelo, che descrive il battesimo del Signore, fa aprire il cielo sulla sua obbediente partecipazione al battesimo di acqua, alla fine dell'Antico Patto, e fa librarsi lo Spirito sopra il battezzato, e il Padre lo dichiara suo figlio diletto, modello di tutti coloro che dopo di lui riceveranno il battesimo cristiano: tutti riceveranno lo Spirito dall'alto e saranno rigenerati a figli di Dio. L'acqua terrena non diverrà per questo dispensabile, ma coassunta nell'evento trinitario nel battesimo di Gesù: ciò che era finora simbolo diventa ora parte di un sacramento, anzi una parte insostituibile per ognuno che deve essere rigenerato dall'acqua e dallo Spirito, (Gv 3,5) per partecipare alla vita divina" (Balthassar).
Egli è colui che è venuto con acqua e sangue…
Certo, all'inizio non si era capito: il Battezzatore, nel vangelo di Marco, dice soltanto che sarà lo Spirito la discriminante dei due battesimi di acqua! Ma poi s'accorgeranno che non basta! Non con l'acqua soltanto, ma con l'acqua e con il sangue, si distingue il battesimo di Gesù (e il nostro!). Non basta dunque l'acqua e lo Spirito, per essere figlio di Dio nella storia, ma lungo il cammino si rivelerà necessario anche il sangue. Il frutto supremo dell'amore al Padre e a noi sarà proprio il dono della vita, che gli sarà tolta sul patibolo maledetto. Sarà un centurione romano a concludere il senso "evangelico" del racconto di Marco, quando, "vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!». Occorreva dunque un terzo elemento, il sangue, che insieme con l'acqua sgorga dal cuore trafitto di Gesù crocifisso. Colui che era stato scelto come il figlio prediletto nel quale il Padre si è compiaciuto… era eletto (scelto) per la croce, perché solo là sarà del tutto compiuta la manifestazione e l' avveramento della sua avventura umana. Ora i tre (Spirito, acqua, sangue) insieme convergono concordi a testimoniare l'avventura umana di totale consegna del Figlio. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito (l'amore) è
Dove siamo!
Il notro Eremo
previsioni meteo nelle nostre case
I più letti in assoluto
-
Aggiungo qui, per riconoscenza, una parte dell'email ricevuta, che mi ha stimolato a una risposta (che qui integro ulteriormente), che c...
-
Conosciamo il travaglio che la trasmissione di Fazio e Saviano ha, fin dai suoi albori, vissuto. Tanto è stato scritto e molto a sproposito....
-
Leggo su Repubblica.it di oggi: Lucca dice basta ai ristoranti etnici. Il nuovo regolamento del Comune (guidato da una giunta di centrodest...
-
...Storia di Gesù …i discepoli di Gesù, quelli che più da vicino ne avevano condivisa l’avventura del giovane maestro che percorreva i senti...
-
Nel frattempo continuo a ricevere (finalmente) delle email che riporto con le risposte anche qui (al posto del nome ci sono gli ***) così po...
-
Racconta Simpliciano in Minima episcopalia che, promosso vescovo del minuscolo resto della mitica Atlantide, al fine di esiliare ai confi...
-
Una bella bufera non c’è che dire, quella sui preservativi e c’era da aspettarselo… anche perché di una cosa si è certi ancora una volta si...
-
Sembra che qualcuno dopo la condanna per corruzione del signor (si fa per dire) Mills, stia gridando alla persecuzione e giochi a fare la v...
-
Rembrandt, Il cantico di Simeone , 1668-1669, Stoccolma, Nationalmuseum E' curioso come la pittura, arte visiva per eccellenza, abbia ...
-
Se qualcuno ha delle foto e vuole mandarmele, farà cosa molto gradita! Indirizzo email e postale, nel profilo dell'Eremo. Grazie! NB: T...
Relax con Bubble Shooter
Altri? qui