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venerdì 20 marzo 2009

Gli occhi di Dio

Racconta Simpliciano in Minima episcopalia che, promosso vescovo del minuscolo resto della mitica Atlantide, al fine di esiliare ai confini del mondo la sua libertà di parola, prese a celebrare le Sante funzioni faccia a faccia col popolo dei pescatori nella lingua del luogo, invece che rivolto all’abside cieca della rocciosa cappella nell’algido latino della romana liturgia.
Fu allora, prosegue, che, avendogli il papa, Benedictus vattelapesca, intimato, sotto minaccia di scomunica, di officiare i riti nella lingua del clero con le spalle ad rusticos e il viso al Santo dei Santi, così rispose: «Mai pregherò Dio (Numquam orabo Deum) in una lingua che né Lui, né i suoi profeti, né il suo divin Figliolo, né il mio popolo, mai hanno parlato, e forse capito. Né mai mi rivolgerò a Lui, guardando il Suo divin Posteriore (divinissima terga Eius conspiciens), quando Lui stesso ci ha insegnato che solo a quello possiamo direttamente aspirare, mentre se vogliamo stare con Lui facies ad Faciem dobbiamo cercare il Suo volto nel volto degli ultimi. Sta scritto, infatti: nessuno può pretendere di rivolgere lo sguardo a Dio se non cercandolo per speculum negli occhi dei suoi poveri e nel viso umile delle peccatrici (Nemo potest Deum conspicere nisi per speculum in oculis pauperum Eius et in humilitate meretricium vulti). Se proprio vuoi, gira tu le spalle al popolo della chiesa, che tanto disprezzi, ma sappi che così Dio rivolgerà a te le spalle con terribili e incomprensibili parole, in dies irae et supernae salutis, nell’ora dell’ira e della suprema salvezza»
a. v. m. in il foglio” - n. 359, Torino, febbraio 2009

giovedì 4 ottobre 2007

"Il Vangelo non è questione di lingua ma di cuore"

Il Vangelo non è questione di lingua ma di cuore perché voi siete tutti fratelli”. (dall’omelia di mons. Coletti sabato 25 agosto presso l’Eremo del Carmelo)

Mons. Diego Coletti, vescovo della nostra diocesi di Como, ha desiderato trascorrere due giorni di fraternità con i “diaconi permanenti” della diocesi e i relativi familiari, e lo ha fatto presso il nostro Eremo del Carmelo. Due giorni di riflessione intensa sul significato della “diaconia” oggi e del perché, uomini, insieme alle loro spose e ai loro figli, hanno scelto di mettersi al servizio della Chiesa, della Parola di Dio, del loro Vescovo e della Comunità che Egli guida. Ma anche momenti di gioiosa condivisione fraterna che si è manifestata, per esempio, con la passeggiata fino alla chiesetta di san Giuseppe, o durante i giochi organizzati dai figli dei diaconi, alla sera, dopo cena (anche questo un felice momento in cui si è potuto sperimentare l’umanità e la familiarità che il nostro vescovo ha saputo manifestare e condividere con tutti egregiamente, mettendo così a proprio agio chiunque avesse a che fare con lui).

Più che fare una cronaca minuto per minuto di ciò che è successo durante la presenza del vescovo, mi preme sottolineare, brevemente, alcune sue considerazioni manifestate ai “diaconi permanenti”, ma che, come lui stesso suggerisce, valgono per tutti i cristiani.

Innanzitutto che «il Vangelo non è una questione di lingua ma di cuore perché noi siamo tutti fratelli». Un vangelo, quindi, che si presenta quale “buona notizia” rivolta e donata all’uomo per liberarlo dal male e dalla schiavitù di se stesso. Perché questo accada, però, è necessario un costante e perseverante cammino di conversione che ci insegni a passare dalla religione alla fede. La fede, infatti, implica un rapporto di fiducia, cioè di relazione con il solo Dio che per primo ci ha amati. Un Dio il cui contenuto della sua volontà si esprime alla luce di Cristo Gesù, ieri, oggi e sempre! Riporre al centro la figura di Gesù Cristo è la condizione essenziale per cercare di comprendere di quale Dio stiamo parlando.

Un altro aspetto sottolineato da mons. Diego, come problema principale che riguarda ancora una volta la vita di tutti: laici, preti, religiosi e vescovi, è la salvaguardia degli equilibri che significa riuscire, in una vita sovraffollata di mille impegni, a mettere le cose giuste al posto giusto: nel nostro caso si tratta di considerare come questione primaria il riconoscere il valore della “vita interiore”, luogo in cui è possibile trovare Dio e il senso della nostra esistenza: «cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,33). Si tratta, cioè di imparare, insieme, a dissotterrare dai nostri cuori il vero tesoro che non teme nulla di questo mondo, un tesoro «dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,20-21).

Ci auguriamo, pertanto, che questo nuovo anno pastorale ci veda tutti coinvolti in questo lavoro comune di preghiera, di condivisione, di desiderio di sane relazioni per aiutarci vicendevolmente a disseppellire dai nostri cuori ciò che realmente conta nella nostra vita!

Siamo grati, dunque, al nostro vescovo mons. Diego per averci dato la possibilità di accoglierlo e di ascoltare la sua parola, così come siamo altrettanto grati alla Comunità di Cassano V.- Ferrera - Rancio che si è prodigata al meglio per offrire ed accogliere con affetto e calore umano il suo Pastore, allo stesso modo di come un tempo le prime comunità cristiane accoglievano e ascoltavano la parola degli apostoli che annunciavano la “buona novella” di Gesù.

Buon cammino a tutti!

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