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mercoledì 25 febbraio 2009

Dark Age?

Una interpretazione che trova le sue radici nelle polemiche positivistiche ottocentesche, vuole che il Medioevo abbia rimosso tutte le scoperte scientifiche dell’antichità classica per non contraddire la lettera delle sacre scritture. È vero che alcuni autori patristici hanno cercato di dare una lettura assolutamente letterale della Scrittura là dove essa dice che il mondo è fatto come un tabernacolo. Per esempio nel IV secolo Lattanzio (nel suo Institutiones divinae), su queste basi si opponeva alle teorie pagane della rotondità della terra, anche perché non poteva accettare l’idea che esistessero degli Antipodi dove gli uomini avrebbero dovuto camminare con la testa all’ingiù.
E idee analoghe aveva sostenuto Cosma Indicopleuste, un geografo bizantino del VI secolo, che nella sua Topografia Cristiana, sempre pensando al tabernacolo biblico, aveva accuratamente descritto un cosmo di forma cubica, con un arco che sovrastava il pavimento piatto della Terra.

Ora, che la terra fosse sferica, tranne alcuni presocratici, lo sapevano già i greci, sin dai tempi di Pitagora, che la riteneva sferica per ragioni mistico-matematiche. Lo sapeva naturalmente Tolomeo, che aveva diviso il globo, ma lo avevano già capito Parmenide, Eudosso, Platone, Aristotele, Euclide, Archimede, e naturalmente Eratostene, che nel terzo secolo avanti Cristo aveva calcolato con una buona approssimazione la lunghezza del meridiano terrestre.

Tuttavia si è sostenuto (anche da parte di seri storici della scienza) che il Medioevo aveva dimenticato questa nozione antica, e l’idea si è fatta strada anche presso l’uomo comune, tanto è vero che ancora oggi, se domandiamo a una persona anche colta che cosa Cristoforo Colombo volesse dimostrare quando intendeva raggiungere il levante per il ponente, e che cosa i dotti di Salamanca si ostinassero a negare, la risposta, nella maggior parte dei casi, sarà che Colombo riteneva che la terra fosse rotonda, mentre i dotti di Salamanca ritenevano che la terra fosse piatta e che dopo un breve tratto le tre caravelle sarebbero precipitate dentro l’abisso cosmico.

In verità a Lattanzio nessuno aveva prestato troppa attenzione, a cominciare da Sant’Agostino il quale lascia capire per vari accenni di ritenere la terra sferica, anche se la questione non gli sembrava spiritualmente molto rilevante. Caso mai Agostino manifestava seri dubbi sulla possibilità che potessero vivere esseri umani ai presunti antipodi. Ma che si discutesse sugli antipodi è segno che si stava discutendo su un modello di terra sferica.
Quanto a Cosma, il suo libro era scritto in greco, una lingua che il medioevo cristiano aveva dimenticato, ed è stato tradotto in latino solo nel 1706. Nessun autore medievale lo conosceva.

Nel VII secolo dopo Cristo Isidoro di Siviglia (che pure non era un modello di acribìa scientifica) calcolava la lunghezza dell’equatore in ottantamila stadi. Chi parla di circolo equatoriale evidentemente assume che la terra sia sferica.

Anche uno studente di liceo può facilmente dedurre che, se Dante entra nell’imbuto infernale ed esce dall’altra parte vedendo stelle sconosciute ai piedi della montagna del Purgatorio, questo significa che egli sapeva benissimo che la terra era sferica, e che scriveva per lettori che lo sapevano. Ma della stessa opinione erano stati Origene e Ambrogio, Beda, Alberto Magno e Tommaso d’Aquino, Ruggero Bacone, Giovanni di Sacrobosco, tanto per citarne alcuni. La materia del contendere ai tempi di Colombo era che i dotti di Salamanca avevano fatto calcoli più precisi dei suoi, e ritenevano che la terra, tondissima, fosse più ampia di quanto il nostro genovese credesse, e che quindi fosse insensato cercare di circumnavigarla. Naturalmente né Colombo né i dotti di Salamanca sospettavano che tra l’Europa e l’Asia stesse un altro continente.

Tuttavia proprio nei manoscritti di Isidoro appariva la cosiddetta mappa a t, dove la parte superiore rappresenta l’Asia, in alto, perché in Asia stava secondo la leggenda il Paradiso terrestre, la barra orizzontale rappresenta da un lato il Mar Nero e dall’altro il Nilo, quella verticale il Mediterraneo, per cui il quarto di cerchio a sinistra rappresenta l’Europa e quello a destra l’Africa. Tutto intorno sta il gran cerchio dell’Oceano. Naturalmente le mappe a t sono bidimensionali, ma non è detto che una rappresentazione bidimensionale della terra implichi che la si ritenga piatta, altrimenti a una terra piatta crederebbero anche i nostri atlanti attuali. Si trattava di una forma convenzionale di proiezione cartografica, e si riteneva inutile rappresentare l’altra faccia del globo, ignota a tutti e probabilmente inabitata e inabitabile, così come noi oggi non rappresentiamo l’altra faccia della Luna, di cui non sappiano nulla.
Infine, il Medioevo era epoca di grandi viaggi ma, con le strade in disfacimento, foreste da attraversare e bracci di mare da superare fidandosi di qualche scafista dell’epoca, non c’era possibilità di tracciare mappe adeguate. Esse erano puramente indicative. Spesso quello che preoccupava maggiormente l’autore non era di spiegare come si arriva a Gerusalemme, bensì di rappresentare Gerusalemme al centro della terra.

Infine si cerchi di pensare alla mappa delle linee ferroviarie che propone un qualsiasi orario in vendita nelle edicole. Nessuno da quella serie di nodi, in sé chiarissimi se si deve prendere un treno da Milano a Livorno (e apprendere che si dovrà passare per Genova), potrebbe estrapolare con esattezza la forma dell’Italia. La forma esatta dell’Italia non interessa a chi deve andare alla stazione (...).

Si veda ora questa immagine del Beato Angelico nel duomo di Orvieto. Il globo (di solito simbolo del potere sovrano) tenuto in mano da Gesù rappresenta una Mappa a T rovesciata. Se si segue lo sguardo di Gesù si vede che egli sta guardando il mondo e quindi il mondo è rappresentato come lo vede lui dall'alto e non come lo vediamo noi, e quindi capovolto. Se una mappa a T appare sulla faccia di un globo vuole dire che essa era intesa come rappresentazione bidimensionale di una sfera.


di Umberto Eco in Repubblica.it, 23 febbraio 2009

domenica 1 febbraio 2009

Testimoniare la Speranza...

Riporto un'intervista a Leonardo Boff, molto interessante, forse non completamente condivisibile ma molto interessante per aiutare a riflettere, sulla fede, sulle nostre paure e sul cammino della Chiesa... potete leggere il testo integrale cliccando qui. o continuare a leggere il post cliccando su

Una Chiesa ripiegata su se stessa. Spaventata dal nuovo. Che punta su dottrina e disciplina, non sulla speranza. L'atto di accusa al papa del teologo della liberazione Leonardo Boff.

Il contrario della fede, nella Bibbia, non è l'ateismo. È la paura. In questo senso la Chiesa di papa Ratzinger vive una profonda crisi di fede, attanagliata come è dal terrore di tutto ciò che la circonda… Il volto di Leonardo Boff, solitamente sorridente, si fa pensieroso.

"I credenti non possono avere paura delle novità. Sanno che il mondo è stato salvato in Gesù Cristo... E un vero pastore sa che la barca di Pietro non corre il rischio di affondare anche se affronta il mare aperto perché è assistita dallo Spirito Santo. Invece questo papa non è un pastore, è solo un professore. Si preoccupa di fare ogni genere di appunto critico alla modernità, ma non ha irradiazione spirituale, non ha carisma, non mostra il cristianesimo come una cosa buona, una fonte di gioia per l'umanità. In una parola, non fa la cosa più evangelica, quella che Ernst Bloch riteneva la più importante per ogni religione: suscitare speranza. Una Chiesa così, che non è fonte di fiducia nella vita e nel futuro, tutta ripiegata su se stessa, sulla propria identità e sul potere sacrale della gerarchia, completamente paralizzata dalla paura di ciò che sta 'fuori', non è più una Chiesa. È una 'ecclesìola', una piccola chiesa, con forti tendenze fondamentaliste".

... quando Leonardo [Boff] era solo un promettente dottorando alla Facoltà teologica di Monaco di Baviera, il giovane professor Ratzinger era stato suo mentore e protettore. "Era un teologo brillante e aperto che noi studenti ascoltavamo con entusiasmo", dice con una nota di affetto nella voce: "Ma è sempre stata una persona estremamente timida e i timidi non sanno gestire il potere. Inoltre, da professore è diventato subito cardinale, senza fare mai il parroco né il vescovo. E questo non l'ha aiutato".

Dai tempi di Monaco tanti anni sono trascorsi. E le traiettorie di vita si sono divaricate. Boff, insieme a Gustavo Gutierrez e altri, ha fondato la Teologia della liberazione, la corrente di pensiero che tra gli anni Sessanta e Settanta ha cambiato il volto della Chiesa latinoamericana, trasformandola da pilastro della società feudale in avvocata dei poveri, degli emarginati e degli oppressi. Ratzinger, invece, ha messo radici nella cittadella fortificata della Curia vaticana, la Congregazione per la dottrina della fede. E una volta prefetto dell'ex Sant'Uffizio, ha preso di mira il suo pupillo di un tempo. Le sue colpe? Aver 'inquinato' la ricerca teologica con l'utilizzo degli strumenti di analisi sociale di scuola marxista e aver ricordato troppo chiaramente che la Chiesa è, come dicevano i Padri dell'antichità, "casta meretrix", santa ma anche profondamente peccatrice.

Dopo un doloroso processo canonico durato oltre un decennio, nel 1992 Boff ha lasciato il sacerdozio. Ma non ha abbondato le comunità cristiane latino-americane. Ha continuato a scrivere (un centinaio di libri) e a far discutere, dentro e fuori la Chiesa. Oggi la sua criniera di capelli neri si è totalmente imbiancata e una leggera zoppìa lo costringe a camminare con un bastone, ma lui ci scherza: "È solo una stampella epistemologica". La sua franchezza, comunque, è rimasta quella di un tempo. In Italia per un ciclo di conferenze organizzato dalla Rete Radié Resch, un'associazione di solidarietà con il Sud del mondo, spiega i prezzi che ha pagato la Teologia della liberazione: "I processi ecclesiastici subiti da tanti teologi latinoamericani hanno indebolito la Teologia della liberazione, che prima era affermata, riconosciuta e, in alcuni casi come il Brasile, abbracciata ufficialmente persino dalla Conferenza episcopale.
Questo gli ha impedito di diffondersi. Ma, non potendosi espandere, è scesa in profondità. La Teologia della liberazione, insomma, ha approfondito lo studio, ha arricchito le sue intuizioni, ha scoperto nuovi filoni di ricerca: non solo il mondo dei poveri in senso meramente economico, ma anche altri mondi emarginati, come quello degli indios, delle donne, dei discendenti degli schiavi neri. E si è visto che non si trattava di una questione ideologica 'di moda': il grido degli impoveriti e della stessa Madre Terra, sfruttata e inquinata, rappresentano una sfida pastorale a tutte le Chiese cristiane
".

Bastonata nei sacri palazzi ed espulsa dai seminari, la Teologia della liberazione oggi sembra essersi presa una rivincita in politica, 'andando al potere' in parecchi Stati: "I governi di Evo Morales in Bolivia, di Rafael Correa in Ecuador, di Fernando Lugo in Paraguay e dello stesso Lula in Brasile: tutto questo", dice Boff, "francamente non ce lo aspettavamo. Mio fratello Clodovis, che è un religioso servita, teologo anche lui, è preoccupato che, in questa situazione, la dimensione religiosa venga messa in ombra dalla 'liberazione politica'. Per me, invece, si tratta di uno storico passo avanti: la liberazione, infatti, è un bene preminente, che appartiene al Regno di Dio, e dunque è più importante della teologia in sé e per sé".

Il papa e i vescovi, però, sembrano più preoccupati dal calo della pratica religiosa, dal crollo delle vocazioni, dalla secolarizzazione. C'è stato un eccesso di politicizzazione del messaggio cristiano, che ha nuociuto all'evangelizzazione? "No", risponde Boff, "secondo me la grande responsabilità di questo fenomeno è della Chiesa gerarchica, che di fronte ai cambiamenti, invece di aprirsi, ha avuto paura e si è rivolta al passato, reintroducendo il latino e reinterpretando il Concilio Vaticano II con gli occhi del Vaticano I. Si è andata accentuando talmente l'identità cattolica da escludere tutti gli altri: alle Chiese cristiane non cattoliche si è voluto togliere il titolo di 'Chiese' in senso proprio. Ed è stato anche recuperato il vecchio tema medievale secondo cui fuori della Chiesa non c'è salvezza. Questo papa non ha capito che lo Spirito Santo soffia dove vuole e, sicuramente, arriva prima dei missionari.
Lui pensa che Dio abbia la misura della testa del papa, e lo Spirito la misura dello spazio della Chiesa gerarchica. Ma questo è diminuire il messaggio di Gesù e, in qualche modo, tradirlo. Secondo il Nuovo Testamento, Pietro e i suoi successori dovrebbero 'confortare le sorelle e i fratelli nella fede'. Ecco: io penso che questo papa non li stia confortando. Sta rafforzando solo la dottrina, la disciplina, l'ordine. Non la vita
".

La deriva identitaria, però, non è un'esclusiva del cattolicesimo. Tendenze fondamentaliste si stanno diffondendo in tutte le grandi fedi, dall'Islam all'ebraismo, all'induismo. Sembra un virus planetario. Secondo Boff, "il primo fondamentalismo è quello della visione neoliberista del mercato, che dopo il crollo delle Borse è in profonda crisi. Poi ci sono i fondamentalismi religiosi. Tutti sono espressione di una crisi di civilizzazione, in cui nessuno sa più dire dove va il mondo. Si tratta di un atteggiamento di resistenza al nuovo, una strategia di pura sopravvivenza, non di accettazione del rischio".

Ma esiste un'istituzione che oggi può permettersi di rischiare? Boff non ha dubbi: "Sì, la Chiesa, che si fonda su Gesù risorto. Solo liberandosi dalla paura di 'perdersi' e ritrovando la capacità di aprirsi al nuovo, il cristianesimo può arricchirsi. Solo così può evitare di trasformarsi in un pozzo di acque morte e tornare a essere sorgente di acqua viva"
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