Pagine
ATTENZIONE!
Ci è stato segnalato che alcuni link audio e/o video sono, come si dice in gergo, “morti”. Se insomma cliccate su un file e trovate che non sia più disponibile, vi preghiamo di segnalarcelo nei commenti al post interessato. Capite bene che ripassare tutto il blog per verificarlo, richiederebbe quel (troppo) tempo che non abbiamo… Se ci tenete quindi a riaverli: collaborate! Da parte nostra cercheremo di renderli di nuovo disponibili al più presto. Promesso! Grazie.
martedì 18 agosto 2015
XXI Domenica del Tempo ordinario (B)
domenica 27 gennaio 2008
In principio… disse loro: “seguitemi!”
Arrestato Giovanni … Gesù cominciò a predicare!
C’è un raccordo di contiguità e discontinuità insieme – di compimento e diversità radicale tra Giovanni e Gesù. Le prime comunità cristiane hanno rilevato l’enorme importanza di questo legame, ed hanno scoperto così la novità assoluta di Gesù. La novità consiste nel tenere insieme una duplice polarità: il radicamento profondo nella tradizione e nella storia concreta degli uomini (l’incarnazione!), da una parte, e dall’altra il fermento esplosivo del suo messaggio e della sua efficacia nella condizione dolorosa ed oppressa della gente (liberazione o redenzione!). Questa è la forza propulsiva, umile ma incoercibile, del minuscolo seme di amore che il Padre lo ha mandato a seminare nel mondo…
Anche la comunità di Matteo rilegge a questo modo gli “inizi” di Gesù! Dopo l'arresto di Giovanni. Gesù cambia paese, casa, modo di vita. Come se, dopo il battesimo e le tentazioni nel deserto, gli premesse ormai in cuore in modo incontenibile l’urgenza della sua missione tra gli uomini… per riprendere la fiaccola della speranza, oscurata nella prigione del Battista, dove è stato messa a tacere la voce più forte di tutti i cercatori di Dio della storia biblica. In questo breve racconto è condensato ciò che la comunità di Matteo ha capito e vissuto nel suo primo impatto con la fede evangelica. Questo è il piccolo trattato di teologia del cominciamento della chiesa, non semplicemente degli inizi della chiesa storica. È l’inizio della chiesa di sempre – di cui diceva Gesù stesso: dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro (18,20).
Per capire il comportamento nuovo e originale di Gesù, che si sposta dal centro religioso e cultuale della Giudea alla Galilea delle genti, i discepoli sono andati a studiare le profezie dell’esilio, il tempo della distruzione e dispersione di ogni istituzione religiosa, ma anche il tempo del ricominciamento della fede. E le profezie antiche illuminano la storia presente: Gesù è andato a stare tra quelli che più di altri abitavano in terra tenebrosa… che dimoravano in terra e ombra di morte… perché è lui la luce! perché lui è il ricominciamento: In passato il Signore umiliò…, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare!
"Convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino"
L’annuncio di Gesù è lo stesso del Battista, perché per tutti e due la disponibilità a “cambiare mentalità” è la premessa necessaria ad ogni conversione. Ma per Giovanni questa è la fine del suo messaggio e della sua missione di precursore. Per Gesù questo stesso annuncio è un’apertura, è l’inizio. Perché in Gesù il Regno non solo si fa prossimo, ma comincia “a camminare”. É lui il Regno, è lui la presenza salvatrice del Padre nella storia quotidiana degli uomini! Ecco perchè non chiama la gente nel deserto ma neanche nel tempio …È lui che va dove la gente vive: sul lavoro, nelle case, per le strade, nei villaggi… nelle loro sinagoghe (di sabato!) : Gesù “va attorno per tutta la Galilea”: e cosa vede? Vede nel cuore degli uomini e della società il conflitto tra una realtà dura e pesante da portare e la spinta vitale di una speranza che non riesce a farsi strada, perchè sottoposta al giogo che l'opprimeva, alla sbarra che gravava le sue spalle e al bastone del suo aguzzino… Proprio perché Gesù va dove l’uomo vive (sul lavoro, nella famiglia, nella società e nelle sue istituzioni) tocca con mano che la gente fa fatica, è a disagio, al buio… e vede gli uomini che dimorano in terra e ombra di morte. L’ombra di morte è la paura, e la paura nasce nel cuore man mano che la speranza deperisce, senza che una luce rischiari le tenebre in cui ci sentiamo immersi… Ma, ecco la buona notizia: una luce ha fatto irruzione nell’ombra! I primi discepoli ne hanno un ricordo vivissimo, con alcune caratteristiche ‘mitiche’ della loro esperienza appassionata di chiesa nascente.
- “Venite dietro a me!” È Gesù che raduna i discepoli con il fascino di una Parola sicura, neanche ancora spiegata, ma talmente carica di forza determinata e serena, che sembra non ammettere replica alla chiamata. Con/vince dal di dentro! Con questa stessa parola li costituisce “seguaci”: “venite dietro me!” Questa chiamata gli rimodella l’anima: diventa lo statuto definitivo della loro vita. Lo capiranno più tardi, dopo averlo seguito, amato e anche rinnegato, che ‘esser suoi discepoli’ (venite dietro di me!) vuol dire una consegna assoluta: niente mai più anteporre a Gesù!
- La coesione de gruppo è la chiamata stessa di Gesù! I discepoli arrivano a lui in modo diverso, talora indicati per nome, talora contagiandosi reciprocamente, ma è sempre il suo sguardo e la sua parola che inserisce questo rapporto personale nel cuore di ognuno e li collega in una comunione inscindibile, perché non fondata su un proposito o una scelta o una promessa o un obbligo morale, o un’amicizia anche se contiene un poco di tutto questo : ma è una misteriosa appartenenza a lui, che il suo sguardo di predilezione ha seminato in loro! E che Parola ed Eucaristia nutrono e confortano…
- Le sue parole sono vere – e si ripetono in noi! Già dai primi passi un fuoco (il fuoco degli inizi) s’accende nel cuore dei discepoli. Ma ci vorranno anni perché lo capiscano e soltanto la sua morte e risurrezione (con il dono del suo Spirito) li renderà veramente capaci, a loro volta, di infiammare la gente, divenire a loro volta pescatori di uomini – e quindi finalmente capire dal di dentro la sua missione e il suo Spirito. Ma fin da queste primi inizi, il fuoco c’è già. Ognuno prova il sussulto interiore per il “verificarsi” già adesso di frammenti di una speranza nutrita da sempre. Gesù operava quel che diceva: alla sua parola, al suo tocco, al suo sguardo le miserie, le malattie e i peccati degli uomini guarivano. La sua azione non si esauriva in un invito, in un rito di penitenza, tanto meno in una condanna del peccatore… Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. Questo è l’elemento fondamentale della novità di Gesù, rispetto agli scribi, ai sacerdoti, ai profeti precedenti. Una capacità mai vista di insegnare, consolare, guarire … in ogni incontro: dopo anni di parole sterili, dopo una vita di tentativi inutili. Quando già la speranza sta spegnendosi, ecco scoccare il contatto, una scintilla nuova tra speranza e verità, tra utopia profetica e realtà storica. Questa è la novità “cristiana”, e i testimoni sono stupiti perchè gli elementi della natura, gli spiriti e i demoni, le malattie e la morte gli obbediscono!
Gesù non ci ha lasciato in eredità questo potere nei suoi aspetti miracolosi, i quali, del resto, anche per lui sono soltanto ‘segni’ della sua vera Signoria di amore sulla storia e sulla natura. È questa Signoria inerme che anche a noi ha donato con il suo Spirito (At 1,8). Ora niente può più farci del male, perché in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rom 8,37). Ogni suo seguace diventa discepolo quando sperimenta di essere a sua volta pescatore dei suoi fratelli: testimone della gioia dello spirito quando qualche piccolo, malato, ferito, soggiogato dalla paura, è preservato dal male, davanti ai nostri occhi!.
Una tiepida chiesa alla ricerca di poteri fittizi…
…a guardarci allo specchio noi cristiani di oggi! alla luce di questo fervore della chiesa evangelica nascente, risalta ancor di più la stagione ecclesiale stanca e triste, che stiamo vivendo, almeno in occidente.
Noi somministriamo alla gente “cristiana” soprattutto sacramentalizzazione, precetti morali, inquadramento ideologico… E siccome la gente ci segue sempre meno, siamo spesso in atteggiamento agguerrito e aggressivo per difendere o recuperare spazi, istituzioni, leggi o radici … e renderle più cristiane. Illudendoci che queste poi preservino la fede. È il metodo inverso di quello evangelico. E qui sta il nodo dirimente della nostra tentazione ecclesiastica! Il potere, pur ricercato per ‘fini buoni’, di natura sua vanifica la croce di Cristo, perché la croce non è un incidente di percorso, ma la “necessaria” conseguenza di aver rinunciato ai mezzi del potere, sbilanciandosi del tutto per l’amore gratuito. Ma non riusciremo a rinunciare davvero al potere se non assaggiando un’altra gioia più grande … Nel vangelo, invece che i verbi sedentari di possesso o di conquista, predominano i verbi di movimento, di missione. Gesù si sposta continuamente e mette in moto altri discepoli, semplici, umili, ignoranti, laici, uomini e donne (cfr Lc 8,1-3 – il corrispettivo del nostro testo). La sua proposta è coinvolgimento profondo dei cuori, anzitutto. Poi è paziente e costante trasformazione delle idee su Dio Padre, se stessi, gli uomini, la storia… Poi è esperienza viva di rinascita interiore e comunitaria di pacificazione delle relazioni, almeno nei barlumi di speranza che si accendono nell’ombra della paura … per sanare gli incubi di panico che crescono dove non c’è più speranza viva.
Solo ripercorrendo il cammino della chiesa nascente ci riappassioneremo… al seguito di Gesù!
~~~~~~
…Padre, credo che mi capisca…
sono stata ferita al cuore, bruciata al cuore.
È una ferita ed è un fuoco.
Sono sicura che un giorno il Signore mi abbia accordato
una piccolissima scintilla dell’amore del suo Cuore
e che questa scintilla ha acceso il braciere.
E allora non ne posso più, perché nessun cuore umano è fatto a questa misura.
Non può contenere tutto questo amore.
Padre, sogno l’amore, ma un amore
come non l’ho ancora visto spiegare in un libro,
soprattutto come non l’ho visto mai raccomandare nei consigli alle religiose,
un amore che sia insieme divino e umano.
Sogno che si possa donare tanta tenerezza a tutti,
una tenerezza che sia così divina, pur uscendo da un cuore umano,
da non portare con sé fatalmente il disordine dei sensi.
Perché, padre, non è possibile amare ardentemente e insieme con purezza?
Crede che sarebbe realizzabile?
Se ci provassimo prima noi
e poi insegnassimo a tutte le piccole sorelle a dilatare il cuore?
Per quale motivo, per il fatto di essere religiose, dovremmo chiudere il cuore
anziché aprirlo di più. Non solo nel fondo, ma nell’espressione?
Le assicuro che il mondo ha bisogno di amore.
Vorrei potere amare tutti gli essere umani del mondo intero.
Vorrei mettere una scintilla di amore in ogni angolo del mondo:
in Egitto, in Brasile, presto in Giappone.
Basta una scintilla ad appiccare incendi nei boschi della Provenza.
Perché non dovremmo creare bracieri nel mondo intero?
Passando a Saint-Fons ho visto tutte le ciminiere delle fabbriche
e ho pensato che un giorno vi manderò delle piccole sorelle.
Passando a Péage de Roussillon,
ho visto il quartiere operaio delle fabbriche del Rodano
e ho pensato che anche là manderò delle piccole sorelle…
Padre, ci vogliono dappertutto focolai di amore!...
Parigi, 21 ottobre 1947
[Magdeleine, Il padrone dell’impossibile, PM, Casale M. pp.199]
giovedì 3 maggio 2007
La Missione come "Cammino"
Non è possibile qui, riportare il brano i
Letto? Bene!
Ora la domanda che ci poniamo è "Chi converte chi"? Chi è il missionario qui? Pietro o Cornelio? In tutti e su tutto agisce lo Spirito Santo certo. Ma se Pietro è inviato, è Cornelio, "il pagano", che lo "chiama" prima e lo "invia" poi perché Cornelio sia accettato da tutta la comunità.
Pietro dà consapevolezza a Cornelio, e Cornelio fa prendere consapevolezza a Pietro, che a sua volta al ritorno nella comunità fa crescere tutta la chiesa nella consapevolezza del dono ricevuto!
Infatti 112 quando Pietro salì a Gerusalemme, i circoncisi lo rimproveravano dicendo:3 «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!».4 Allora Pietro raccontò per ordine come erano andate le cose [ ]. 18 All'udir questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!».
Dunque, prima di Cornelio, non sapevamo che anche ai pagani Dio ha concesso che abbiano la vita? Stando al brano, evidentemente no, non lo sapevamo ancora!
La missione rende la chiesa più chiesa, nel senso che "solo" attraverso la missione la chiesa prende coscienza della propria identità e del dono di Dio!
Lo Spirito Santo infatti non ci è inviato dal Padre per "disfare l'Incarnazione" come se quello che è avvenuto in Gesù Cristo sia una cosa che riguarda "solo lui" e vada archiviato nel passato della storia. Troppe volte ci dimentichiamo della dimensione "carnale" dell'amore di Dio (cf Gv 1,14) per ricondurci a un amore disincarnato, a una verità che cala dall'alto trascurando che la "logica" che presiede all'Incarnazione del Figlio di Dio in Maria attraversa la nostra storia e l'agire di Dio nella storia tutta. Come è sempre stato fin dall'inizio.
L'inizio appunto, di cui sempre dobbiamo prendere continua consapevolezza, come fa la chiesa di Gerusalemme nell'episodio di Cornelio. E come siamo continuamente chiamati a fare "la chiesa che noi siamo" in quanto cristiani. Perché è un inizio che sempre si attua nel quotidiano della nostra vita. Inizio da cui siamo nati (per questo sempre antico) e verso cui noi siamo chiamati essere compimento (per questo sempre nuovo) nell'oggi della vita, nostra e degli altri!
Avanziamo allora, come auspicato, verso l'inizio per cogliere "il senso" del nostro camminare nella speranza, del nostro annunciare nella carità, del nostro vivere nella fede.
E qui subito ci accorgiamo di qualcosa di "ambiguo" che esige subito un chiarimento
Prendiamo le domande esistenziali tipiche del nostro vivere: "qual è il senso della vita?"; "qual è il senso della sofferenza?"; "qual è il senso della morte?"; "che senso dare alla propria vita?" o ancora, per stare al tema del nostro articolo, "qual è il senso della missione?"
E constatiamo che per poter rispondere a queste domande, un istruttore di "scuola guida" può esserci di più grande aiuto di un professore di teologia o di filosofia o di certi preti. E, sia detto senza irriverenza, la lettura del codice della strada, ci apparirebbe più esaustiva di alcuni documenti del magistero, così preoccupati di dare una risposta che sia "più vera della verità" da perdere ogni adesione alla domanda stessa da cui pure erano partiti; così preoccupati del trascendentale da perdere i contatti col reale
Infatti davanti a simili domande noi subito, figli di una cultura pagana (non è una colpa, ma un fatto!), pensiamo e interpretiamo istintivamente: "perché la vita, la sofferenza, la morte?" o "qual è la verità della vita, della sofferenza, della morte?" o "perché essere missionari?". L'attenzione va sul "perché": della morte, della vita, della sofferenza, della missione. Interpretiamo cioè la parola "senso" in "fondamento", "ragione", "significato" e via dicendo.
E neanche ci sfiora l'idea, che se ci lasciassimo impregnare concretamente da una mentalità biblica (conversione, metánoia, vuol dire proprio questo), leggendola soprattutto con la mentalità di chi l'ha scritta e non solo con la forma mentis di chi la legge, vi coglieremmo invece l'idea di "direzione", "cammino", e quindi (vedremo) di "esodo", "pasqua", "liberazione". Inclusi proprio nel suo significato di "senso di marcia", proprio come descritto nel "mistico" codice della strada!
Smetteremmo così di illuderci, come certi pensatori, che se qualcuno ci desse "la ragione" dell'esistenza sapremmo poi cosa farne invece è esattamente il contrario, almeno questa è la "proposta biblica": solo dall'uso che ne fai, dalla direzione che prendi ('senso' appunto), ne cogli "la ragione", "il perché", per quanto ciò sia possibile a una povera creatura!
Dicendo quindi, ad esempio, che Gesù ha dato un senso alla propria vita, alla propria morte, non si vuol dire che se ne è fatta una "ragione" intesa magari a mo' di consolazione non potendo fare diversamente Si vuol dire piuttosto che Gesù ha scelto di dare un orientamento, un thélos, una direzione alla propria vita e alla propria morte. O meglio, che in quanto Figlio ha scelto di continuamente "riceversi" come Figlio accogliendo nella propria vita il progetto d'amore che il Padre, sorgente dell'amore, gli offre. "Fare la volontà di Dio" allora, in questa prospettiva, diventa un camminare, guardare, agire nella stessa direzione: e questo è tutt'altra cosa che il quietistico "rinunciare" alla propria volontà o il buddistico "spegnimento del desiderio", o peggio ancora, la moralistica "mortificazione" che scambia "l'irresponsabilità" per virtù. Anzi è proprio un attuarli e utilizzarli al massimo delle proprie potenzialità nella realizzazione "responsabile" di un "progetto comune" con quello del Padre. E proprio per questo l'idea di peccato che si ricava nei testi biblici soprattutto del Nuovo Testamento, è quella di "un arciere che sbagliando direzione nel lancio della freccia ne fallisce il bersaglio".
Solo così si incontrano allora filosofia e storia: "la ragione" della tua vita (e della missione) è rivelata e contemplata dalla sua direzione! Il cammino della missione diventa allora il fondamento della suo "perché".
La tappa successiva sarà dunque quella di vedere come la comunità credente giudeo-cristiana si è "conosciuta" a partire proprio da questo camminare nella storia in cui si realizza il progetto del Padre che continuamente ci fa figli nel Figlio per il dono pasquale dello Spirito.
Scusate il linguaggio "inusuale": quando utilizzai per la prima volta l'espressione in Camerun anni fa, alcuni, a dir poco, si stupirono Ma credo che dobbiamo riappropriarci di un linguaggio che non solo è biblico, ma è essenziale a un cammino di fede non idealizzato. (Cf L'enciclica Deus caritas est di Benedetto XVI). Di "licenze" linguistiche, avrete notato, faccio spesso uso, con buona pace del "purismo" dei grammatici, per forzare il linguaggio ad esprimere meglio, spero, la ricchezza del dono di Dio. Spesso lo evidenzio anche con un corsivo, come un "segno" grafico che avverta il pensiero a cogliere che attraverso "l'errore" voluto si intende dire altro.
Dove siamo!
Il notro Eremo
previsioni meteo nelle nostre case
I più letti in assoluto
-
Aggiungo qui, per riconoscenza, una parte dell'email ricevuta, che mi ha stimolato a una risposta (che qui integro ulteriormente), che c...
-
Conosciamo il travaglio che la trasmissione di Fazio e Saviano ha, fin dai suoi albori, vissuto. Tanto è stato scritto e molto a sproposito....
-
Leggo su Repubblica.it di oggi: Lucca dice basta ai ristoranti etnici. Il nuovo regolamento del Comune (guidato da una giunta di centrodest...
-
...Storia di Gesù …i discepoli di Gesù, quelli che più da vicino ne avevano condivisa l’avventura del giovane maestro che percorreva i senti...
-
Nel frattempo continuo a ricevere (finalmente) delle email che riporto con le risposte anche qui (al posto del nome ci sono gli ***) così po...
-
Racconta Simpliciano in Minima episcopalia che, promosso vescovo del minuscolo resto della mitica Atlantide, al fine di esiliare ai confi...
-
Una bella bufera non c’è che dire, quella sui preservativi e c’era da aspettarselo… anche perché di una cosa si è certi ancora una volta si...
-
Sembra che qualcuno dopo la condanna per corruzione del signor (si fa per dire) Mills, stia gridando alla persecuzione e giochi a fare la v...
-
Rembrandt, Il cantico di Simeone , 1668-1669, Stoccolma, Nationalmuseum E' curioso come la pittura, arte visiva per eccellenza, abbia ...
-
Se qualcuno ha delle foto e vuole mandarmele, farà cosa molto gradita! Indirizzo email e postale, nel profilo dell'Eremo. Grazie! NB: T...
Relax con Bubble Shooter
Altri? qui