
Aggiungo qui, per riconoscenza, una parte dell'email ricevuta, che mi ha stimolato a una risposta (che qui integro ulteriormente), che credo mi abbia aiutato e possa aiutarci a fare ulteriormente chiarezza del senso e del significato di quello che stiamo facendo con la decisione di aprire e di tenere aperto questo Blog, fin che servirà allo scopo.
Onestamente, l’idea di un «obbligo» di commento non mi entusiasma: possono essere presentati argomenti che non si sente propri, si può non entrare nel sito per un po’ di tempo, però condivido l’idea di animare il blog, di renderlo più compartecipato. Personalmente, ho sempre vissuto in modo molto positivo la presenza di commenti nel mio di blog, ma ho anche sempre accettato il fatto di non sapere se un determinato post fosse apprezzato o meno, o addirittura ignorato.
Ad ogni modo... cercherò di impegnarmi ;). Un caro saluto a tutta la comunità e grazie per questo spazio ***.
Strettamente parlando non credo che si possa parlare di un «obbligo al commento», l’obbligo, se c’è, si può formulare in questi termini: «Se volete che io butti un pezzo della mia vita a fare un Blog, dovete mostrarmi che serve allo scopo per cui è stato creato! E cioè il consolidamento di un dialogo e di un’amicizia tra di noi: Altrimenti a me non interessa più e lo chiudo!».
Naturalmente delle osservazioni espresse nell’email sopra riportata sono ovviamente cosciente, tanto sono sensate!
Ma il problema qui è un altro e molto più ricco ed è proprio ciò che mi ha spinto a crearlo e a scrivere ulteriormente questo post...
Proviamo a spiegarlo più ampiamente, allargando gli orizzonti...
Prendo sempre più coscienza del fatto che il Magistero nella chiesa, seppur necessario, può generare una malattia «professionale» tipicamente clericale e particolarmente diffusa tra noi religiosi e sacerdoti e anche tra i vescovi e persino tra i laici (pare che Giovanni Paolo II si lamentasse del «clericalismo dei laici italiani»)... Questa «malattia» ci porta, tra l’altro, ad avere solo un atteggiamento «magisteriale».
Constato sempre di più che la chiesa parla e sa parlare soltanto ex cathedra, dall’alto, a questi (ironizzo): «poveri laici tenuti nell’ignoranza – ma conniventi perché fa comodo anche ai laici in quanto deresponsabilizza – e che bisogna continuamente condurre»... Constato anche che sempre troppi laici passano la vita a lamentarsi che la chiesa non li ascolta e quando si offre loro l’opportunità di farlo, sono troppo prigionieri della mentalità che afferma che «su certe cose i laici devono solo obbedire (e al limite confessarsi e pentirsi della loro disobbedienza)»... Già H. De Lubac, al Conilio Vat II ironizzava sulla posizione del laico nella chiesa: «Seduto, in piedi e in ginocchio!»
Credo che sia da tempo giunto il momento di tornare concretamente, in ogni ambito e spazio, a un rapporto più fraterno che come dice il termine, esige che sia paritario, perché riconoscendoci tutti figli «naturali» dello stesso Padre ci riconosciamo tutti in ascolto reciproco.
Questo implica che nessuno ha il monopolio dello Spirito Santo, nemmeno il Papa! E come la storia dimostra, nemmeno la chiesa: il diritti dell’uomo e della donna, l’ecologia, il rifiuto della guerra, la libertà religiosa, sono solo alcuni dei temi che ci hanno visto, come chiesa, rincorrere a fatica, ansimando e sbuffando e zoppicando, la storia «secolare e laica» che ci anticipava e anticipa sempre, segno che lo Spirito è presente non solo nei laici cristiani ma anche in quelli non cristiani!...
Il Web della seconda generazione (Web 2.0) permette proprio questa «orizzontalità» percorrendo e attraversando le distanze di età, spazio, tempo e cultura e sesso... Ecco qui dunque la grande occasione per farlo...
Constato che una certa chiesa (che si riempie la bocca di dialogo per svuotarsene il cuore e liberarsene la coscienza) non lo fa, e non lo farà mai perché vorrebbe dire cedere parte del potere. Quella chiesa sogna piuttosto un ritorno al linguaggio ermetico e settario su cui si struttura necessariamente una «verticalità» nella relazione… Emblematico a questo proposito è il ritorno della «messa in latino» in cui la posizione del celebrante dà le spalle all’assemblea (!) in quanto non solo esprime il rifiuto di parlare il linguaggio del proprio tempo (troppo «democratico»!?) ma nasconde, dietro la conclamata sollecitazione unitaria e pacificatrice, una subdola volontà di imperio verticistica: non è un caso che sia stata introdotta contro il parere della stragrande maggioranza dell’episcopato mondiale!
Allora, stante così le cose, io dico e propongo: per quel che ci compete, cominciamo noi!
Io da tempo concretamente condivido questo atteggiamento con i mie confratelli… Questa è la pro-vocazione di fondo, del modo con cui nell’Eremo di Cassano vogliamo vivere concretamente il nostro rapporto con i laici prima di tutto e poi anche con i non-laici (!)... Per questo personalmente cerco di evitare, se non per ragioni di reale necessità e di «mediazione storica», di fare quell’apostolato tradizionale che tanto ha contribuito a formare quella mentalità di cui parlavo sopra. E se proprio «devo» farlo lo faccio cercando di mettermi in posizione di ascolto e non di insegnamento soltanto (anche se la deformazione mentale clericale a volte crea brutti scherzi anche a me).
Insomma lo schema di fondo dovrebbe essere questo: «Io do a te quello che io ho vissuto e conosciuto, tu dai a me quello che hai vissuto e conosciuto e insieme facciamo discernimento e camminiamo in questa storia» e spesso è più quello che si ap-prende di quello che si dona...
Vivere il Vangelo, cioè dare al Vangelo la possibilità di essere vissuto, comincia prima di tutto da questo atteggiamento di fondo, da questa modalità: cfr i dialoghi di Gesù e come spesso cambi idea sollecitato dal suo interlocutore (spesso interlocutrice! e pure pagana!) e come Gesù stesso, nell’uso delle parabole, abbia «inventato» una nuova forma, per quel tempo, di comunicazione (guardacaso dialogica e quindi «bidirezionale»)...
A «Roma» non lo vogliono capire… ma non esiste evangelizzazione senza dialogo! E il dialogo si realizza solo in una comunicazione «bidirezionale»: e il sito del Vaticano, il Papa su You-Tube, la TV Sat2000, ecc., fanno ancora parte strutturalmente e mentalmente di una forma di comunicazione «unidirezionale»!
È impressionante notare come non esista una email pubblica per il Papa o per i Cardinali, mentre un qualunque Capo di Stato occidentale ne ha una, così come ogni senatore e deputato italiano ed europeo (ovviamente con una segreteria che filtra, accorpa e poi consegna e risponde, ma che non esclude il «contatto diretto»).
Di inviare una email al Papa (vivo!), invece neanche se ne parla. In questo modo però il «vertice» perde realmente il diretto contatto con la «base» (sempre che al «vertice» interessi!)...
Ma di questa mancanza di comunicazione «bidirezionale» prima o poi ne risente tutto «il corpo», «vertice» compreso (ma è l’ultimo ad accorgersene, mentre la «base» se ne è accorta da tempo perché la «patisce» sulla propria «pelle»).
Questo è valido a maggior ragione per la chiesa. La chiesa si è compresa fin dall’inizio come «un corpo»: il corpo di Cristo. Ma un corpo le cui «parti» non comunicano tra di loro muore! Non basta che le «membra» comunichino con «la testa» (Cristo, nell’immagine paolina: cfr Colossesi 1,18; 1,24), è altrettanto necessario perché non vadano in necrosi che comunichino tra di loro (cfr Corinzi 12,12ss)... Anzi questa è la condizione perché comunichino con «la testa»: se vanno in necrosi infatti come possono comunicare con «la testa»?
Di questo si era reso conto già Giovanni XXIII che pare sia uscito qualche volta dal Vaticano in incognito e in «borghese» per vedere «che aria si respira nel mondo».
Ovviamente una email, un Blog, un Forum, non sono «il mondo» (nemmeno il «mio mondo»), né possono sostituire il contatto «dei corpi» in una vita vissuta insieme... ma almeno è un segno che può preludere ad un cambiamento di mentalità...
Certo questo esige anche dai laici un salto di qualità che li spinga ad uscire dal terreno tranquillo della «riserva indiana» in cui pastoralmente sono stati confinati e in cui si crogiolano nell’illusione di meritarsi «le verdi praterie di Manitù», per cominciare a comunicare andando oltre i «segnali di fumo»… (Si può imparare anche da Tex Willer!)...
Insomma vorremmo far fare un salto di qualità alla chiesa (attraverso il nostro frammento di chiesa) sia nel vissuto comunitario di Cassano, sia nel vissuto comunitario di quella realtà (Sì, realtà! Perché esiste e fa parte della nostra realtà!) comunicativa che sempre Giovanni Paolo II chiamava il «Sesto Continente»...
È solo una piccola goccia nel mare infinito della storia... ma ogni mare per quanto grande sia è sempre fatto di gocce.
Almeno noi ci proviamo…
Onestamente, l’idea di un «obbligo» di commento non mi entusiasma: possono essere presentati argomenti che non si sente propri, si può non entrare nel sito per un po’ di tempo, però condivido l’idea di animare il blog, di renderlo più compartecipato. Personalmente, ho sempre vissuto in modo molto positivo la presenza di commenti nel mio di blog, ma ho anche sempre accettato il fatto di non sapere se un determinato post fosse apprezzato o meno, o addirittura ignorato.
Ad ogni modo... cercherò di impegnarmi ;). Un caro saluto a tutta la comunità e grazie per questo spazio ***.
Strettamente parlando non credo che si possa parlare di un «obbligo al commento», l’obbligo, se c’è, si può formulare in questi termini: «Se volete che io butti un pezzo della mia vita a fare un Blog, dovete mostrarmi che serve allo scopo per cui è stato creato! E cioè il consolidamento di un dialogo e di un’amicizia tra di noi: Altrimenti a me non interessa più e lo chiudo!».
Naturalmente delle osservazioni espresse nell’email sopra riportata sono ovviamente cosciente, tanto sono sensate!
Ma il problema qui è un altro e molto più ricco ed è proprio ciò che mi ha spinto a crearlo e a scrivere ulteriormente questo post...
Proviamo a spiegarlo più ampiamente, allargando gli orizzonti...
Prendo sempre più coscienza del fatto che il Magistero nella chiesa, seppur necessario, può generare una malattia «professionale» tipicamente clericale e particolarmente diffusa tra noi religiosi e sacerdoti e anche tra i vescovi e persino tra i laici (pare che Giovanni Paolo II si lamentasse del «clericalismo dei laici italiani»)... Questa «malattia» ci porta, tra l’altro, ad avere solo un atteggiamento «magisteriale».
Constato sempre di più che la chiesa parla e sa parlare soltanto ex cathedra, dall’alto, a questi (ironizzo): «poveri laici tenuti nell’ignoranza – ma conniventi perché fa comodo anche ai laici in quanto deresponsabilizza – e che bisogna continuamente condurre»... Constato anche che sempre troppi laici passano la vita a lamentarsi che la chiesa non li ascolta e quando si offre loro l’opportunità di farlo, sono troppo prigionieri della mentalità che afferma che «su certe cose i laici devono solo obbedire (e al limite confessarsi e pentirsi della loro disobbedienza)»... Già H. De Lubac, al Conilio Vat II ironizzava sulla posizione del laico nella chiesa: «Seduto, in piedi e in ginocchio!»
Credo che sia da tempo giunto il momento di tornare concretamente, in ogni ambito e spazio, a un rapporto più fraterno che come dice il termine, esige che sia paritario, perché riconoscendoci tutti figli «naturali» dello stesso Padre ci riconosciamo tutti in ascolto reciproco.
Questo implica che nessuno ha il monopolio dello Spirito Santo, nemmeno il Papa! E come la storia dimostra, nemmeno la chiesa: il diritti dell’uomo e della donna, l’ecologia, il rifiuto della guerra, la libertà religiosa, sono solo alcuni dei temi che ci hanno visto, come chiesa, rincorrere a fatica, ansimando e sbuffando e zoppicando, la storia «secolare e laica» che ci anticipava e anticipa sempre, segno che lo Spirito è presente non solo nei laici cristiani ma anche in quelli non cristiani!...
Il Web della seconda generazione (Web 2.0) permette proprio questa «orizzontalità» percorrendo e attraversando le distanze di età, spazio, tempo e cultura e sesso... Ecco qui dunque la grande occasione per farlo...
Constato che una certa chiesa (che si riempie la bocca di dialogo per svuotarsene il cuore e liberarsene la coscienza) non lo fa, e non lo farà mai perché vorrebbe dire cedere parte del potere. Quella chiesa sogna piuttosto un ritorno al linguaggio ermetico e settario su cui si struttura necessariamente una «verticalità» nella relazione… Emblematico a questo proposito è il ritorno della «messa in latino» in cui la posizione del celebrante dà le spalle all’assemblea (!) in quanto non solo esprime il rifiuto di parlare il linguaggio del proprio tempo (troppo «democratico»!?) ma nasconde, dietro la conclamata sollecitazione unitaria e pacificatrice, una subdola volontà di imperio verticistica: non è un caso che sia stata introdotta contro il parere della stragrande maggioranza dell’episcopato mondiale!
Allora, stante così le cose, io dico e propongo: per quel che ci compete, cominciamo noi!
Io da tempo concretamente condivido questo atteggiamento con i mie confratelli… Questa è la pro-vocazione di fondo, del modo con cui nell’Eremo di Cassano vogliamo vivere concretamente il nostro rapporto con i laici prima di tutto e poi anche con i non-laici (!)... Per questo personalmente cerco di evitare, se non per ragioni di reale necessità e di «mediazione storica», di fare quell’apostolato tradizionale che tanto ha contribuito a formare quella mentalità di cui parlavo sopra. E se proprio «devo» farlo lo faccio cercando di mettermi in posizione di ascolto e non di insegnamento soltanto (anche se la deformazione mentale clericale a volte crea brutti scherzi anche a me).
Insomma lo schema di fondo dovrebbe essere questo: «Io do a te quello che io ho vissuto e conosciuto, tu dai a me quello che hai vissuto e conosciuto e insieme facciamo discernimento e camminiamo in questa storia» e spesso è più quello che si ap-prende di quello che si dona...
Vivere il Vangelo, cioè dare al Vangelo la possibilità di essere vissuto, comincia prima di tutto da questo atteggiamento di fondo, da questa modalità: cfr i dialoghi di Gesù e come spesso cambi idea sollecitato dal suo interlocutore (spesso interlocutrice! e pure pagana!) e come Gesù stesso, nell’uso delle parabole, abbia «inventato» una nuova forma, per quel tempo, di comunicazione (guardacaso dialogica e quindi «bidirezionale»)...
A «Roma» non lo vogliono capire… ma non esiste evangelizzazione senza dialogo! E il dialogo si realizza solo in una comunicazione «bidirezionale»: e il sito del Vaticano, il Papa su You-Tube, la TV Sat2000, ecc., fanno ancora parte strutturalmente e mentalmente di una forma di comunicazione «unidirezionale»!
È impressionante notare come non esista una email pubblica per il Papa o per i Cardinali, mentre un qualunque Capo di Stato occidentale ne ha una, così come ogni senatore e deputato italiano ed europeo (ovviamente con una segreteria che filtra, accorpa e poi consegna e risponde, ma che non esclude il «contatto diretto»).
Di inviare una email al Papa (vivo!), invece neanche se ne parla. In questo modo però il «vertice» perde realmente il diretto contatto con la «base» (sempre che al «vertice» interessi!)...
Ma di questa mancanza di comunicazione «bidirezionale» prima o poi ne risente tutto «il corpo», «vertice» compreso (ma è l’ultimo ad accorgersene, mentre la «base» se ne è accorta da tempo perché la «patisce» sulla propria «pelle»).
Questo è valido a maggior ragione per la chiesa. La chiesa si è compresa fin dall’inizio come «un corpo»: il corpo di Cristo. Ma un corpo le cui «parti» non comunicano tra di loro muore! Non basta che le «membra» comunichino con «la testa» (Cristo, nell’immagine paolina: cfr Colossesi 1,18; 1,24), è altrettanto necessario perché non vadano in necrosi che comunichino tra di loro (cfr Corinzi 12,12ss)... Anzi questa è la condizione perché comunichino con «la testa»: se vanno in necrosi infatti come possono comunicare con «la testa»?
Di questo si era reso conto già Giovanni XXIII che pare sia uscito qualche volta dal Vaticano in incognito e in «borghese» per vedere «che aria si respira nel mondo».
Ovviamente una email, un Blog, un Forum, non sono «il mondo» (nemmeno il «mio mondo»), né possono sostituire il contatto «dei corpi» in una vita vissuta insieme... ma almeno è un segno che può preludere ad un cambiamento di mentalità...
Certo questo esige anche dai laici un salto di qualità che li spinga ad uscire dal terreno tranquillo della «riserva indiana» in cui pastoralmente sono stati confinati e in cui si crogiolano nell’illusione di meritarsi «le verdi praterie di Manitù», per cominciare a comunicare andando oltre i «segnali di fumo»… (Si può imparare anche da Tex Willer!)...
Insomma vorremmo far fare un salto di qualità alla chiesa (attraverso il nostro frammento di chiesa) sia nel vissuto comunitario di Cassano, sia nel vissuto comunitario di quella realtà (Sì, realtà! Perché esiste e fa parte della nostra realtà!) comunicativa che sempre Giovanni Paolo II chiamava il «Sesto Continente»...
È solo una piccola goccia nel mare infinito della storia... ma ogni mare per quanto grande sia è sempre fatto di gocce.
Almeno noi ci proviamo…
La proposta allora è questa: «Vogliamo provarci insieme?».


