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martedì 19 agosto 2014
XX Domenica del Tempo Ordinario
martedì 11 giugno 2013
XI Domenica del Tempo Ordinario (C)
sabato 29 gennaio 2011
Un'ulteriore fronte di riflessione
mi permetto di raggiungervi con un paio di letture significative riguardanti quanto sta succedendo in queste settimane in italia.
I contributi vengono da amiche di questo stesso giro e mi è parso doveroso allargare il loro invito a riflettere insieme su un problema che ci interpella tutti.
E' forse davvero ora di chiedersi cosa fare per far sentire che c'è un'altra Italia, altre donne, altri uomini... ma come fare!?!
E' la domanda che vi lascio
un caro saluto
chia
Concita De Gregorio, Le altre donne
Esistono anche altre donne. Esiste San Suu Kyi, che dice: «Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo».
Osservo le ragazze che entrano ed escono dalla Questura, in questi giorni: portano borse firmate grandi come valige, scarpe di Manolo Blanick, occhiali giganti che costano quanto un appartamento in affitto. È per avere questo che passano le notti travestite da infermiere a fingere di fare iniezioni e farsele fare da un vecchio miliardario ossessionato dalla sua virilità. E’ perché pensano che avere fortuna sia questo: una valigia di Luis Vuitton al braccio e un autista come Lele Mora. Lo pensano perché questo hanno visto e sentito, questo propone l’esempio al potere, la sua tv e le sue leader, le politiche fatte eleggere per le loro doti di maitresse, le starlette televisive che diventano titolari di ministeri.
Ancora una volta, il baratro non è politico: è culturale. E’ l’assenza di istruzione, di cultura, di consapevolezza, di dignità. L’assenza di un’alternativa altrettanto convincente. E’ questo il danno prodotto dal quindicennio che abbiamo attraversato, è questo il delitto politico compiuto: il vuoto, il volo in caduta libera verso il medioevo catodico, infine l’Italia ridotta a un bordello.
Sono sicura, so con certezza che la maggior parte delle donne italiane non è in fila per il bunga bunga. Sono certa che la prostituzione consapevole come forma di emancipazione dal bisogno e persino come strumento di accesso ai desideri effimeri sia la scelta, se scelta a queste condizioni si può chiamare, di una minima minoranza. È dunque alle altre, a tutte le altre donne che mi rivolgo. Sono due anni che lo faccio, ma oggi è il momento di rispondere forte: dove siete, ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete? Davvero pensate di poter alzare le spalle, di poter dire non mi riguarda? Il grande interrogativo che grava sull’Italia, oggi, non è cosa faccia Silvio B. e perché.
La vera domanda è perché gli italiani e le italiane gli consentano di rappresentarli. Il problema non è lui, siete voi. Quel che il mondo ci domanda è: perché lo votate? Non può essere un’inchiesta della magistratura a decretare la fine del berlusconismo, dobbiamo essere noi. E non può essere la censura dei suoi vizi senili a condannarlo, né l’accertamento dei reati che ha commesso: dei reati lasciate che si occupi la magistratura, i vizi lasciate che restino miserie private.
Quel che non possiamo, che non potete consentire è che questo delirio senile di impotenza declinato da un uomo che ha i soldi – e come li ha fatti, a danno di chi, non ve lo domandate mai? - per pagare e per comprare cose e persone, prestazioni e silenzi, isole e leggi, deputati e puttane portate a domicilio come pizze continui ad essere il primo fra gli italiani, il modello, l’esempio, la guida, il padrone.
Lo sconcerto, lo sgomento non sono le carte che mostrano – al di là dei reati, oltre i vizi – un potere decadente fatto di una corte bolsa e ottuagenaria di lacchè che lucrano alle spalle del despota malato. Lo sgomento sono i padri, i fratelli che rispondono, alla domanda è sua figlia, sua sorella la fidanzata del presidente: «Magari». Un popolo di mantenuti, che manda le sue donne a fare sesso con un vecchio perché portino i soldi a casa, magari li portassero. Siete questo, tutti? Non penso, non credo che la maggioranza lo sia. Allora, però, è il momento di dirlo.
18 gennaio 2011
Vi segnalo questo lancio di MISSIONLINE.org dedicato al "caso Ruby"
Confidando in un sussulto di indignazione.
http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=3257
GEROLAMO FAZZINI
direttore di Mondo e Missione e MissiOnLine
venerdì 18 dicembre 2009
…Dio nel corpo umano
| I Lettura: Michea 5,1-4 | II Lettura: Ebrei 10,5-10 | Vangelo: Luca 1,39-48 |
|---|---|---|
| Così dice il Signore: «E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui, fino a quando partorirà colei che deve partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d'Israele. Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio. Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra. Egli stesso sarà la pace. | Fratelli, entrando nel mondo, Cristo dice: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: "Ecco, io vengo, poiché di me sta scritto nel rotolo del libro per fare, o Dio, la tua volontà"». Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo per fare la tua volontà». Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell'offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre. | In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto» |
Può essere utile mettere a confronto tra loro le letture di questa domenica – ultima di preparazione al Natale – per rilevarne l’intima connessione, pur nel così diverso approccio al mistero della centralità del “corpo umano” (e di chi lo mette al mondo) – nella travagliata storia della nostra salvezza.
Michea raccoglie e rimanda fino a noi un’antica segnalazione profetica: siamo tutti in potere “altrui”, fin quando non partorirà colei che deve partorire … Allora soltanto, anche il resto dei fratelli ritornerà … ed “egli” stesso sarà la pace. Se c’è un’illuminazione nuova delle scritture antiche, a ritroso, a partire da Cristo (come Gesù stesso insegnò ai discepoli dopo la sua risurrezione), qui i simboli oscuri si illuminano… e nello stesso tempo accolgono (adempiono) e sconvolgono (convertono) le aspettative dell’uomo. È caratteristica della profezia biblica questa spada a doppio taglio. In modo umilissimo ed esplosivo, insieme, anche Luca racconta di due “partorienti”, che si incontrano e si dicono, in questa “scena madre” della nuova storia, il mistero a cui siamo chiamati. Lontano dai templi, lontano dalle regge del potere e dell’intelligenza, per la strada, sulla soglia della casa... I loro due piccoli d’uomo, ancora incompiuti nel seno delle madri, già si comunicano il passaggio del testimone della speranza, dal “più grande tra i nati di donna” (il Battezzatore, sempre chiuso però nella sua appassionata ma sterile ricerca della salvezza), al piccolo germoglio nuovo, di un’altra qualità a noi sconosciuta, che lo fa sussultare di gioia. Elisabetta, l’umanità senza futuro, graziata nel suo desiderio irraggiungibile di tramandare la vita, si domanda il motivo della grazia che l’inonda: a che debbo che il mio Signore venga da me? Ma subito intuisce il segreto del mistero che si è aperto sulla terra: beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto. La fede in Dio è fede nella salvezza della carne, perché proprio questa è la sua volontà di benevolenza sul mondo: ciò che è nato da lei (dalla sua carne e dallo Spirito) sarà santo e chiamato figlio dell’Altissimo. Questo “venire”, adesso, di Maria nella casa che l’accoglie, non è semplicemente annunciare e preparare, come farà Giovanni, ma è portare colui che viene.
Maria viene a portare una Salvezza ancora in germoglio, ma pronta, viva e personale, che, secondo la lettera agli Ebrei, esprime già con il suo “esserci” la propria identità: ecco io vengo per fare, o Dio, la tua volontà! questa è la vocazione dell’uomo, finalmente consapevole e compiuta. La struttura religiosa profonda dello psichismo umano, la ricerca affannata e ambigua, quanto irreprimibile, di un “oltre sé” (esser come il Dio immaginario – imporsi come padroni onnipotenti) di cui racconta la pagina biblica delle origini, è radicalmente capovolta. Nella sua originaria e mai sopita passione di essere «un laboratorio unificatore del tutto» (San Massimo Confessore), l’uomo ha espresso una capacità di fabulazione religiosa che mentre doveva servirgli nella sua ricerca di Dio, ha prodotto e poi istituzionalizzato steccati, veli santi, templi, teologie e riti, sacrifici e caste sacre, che fanno da schermo e sono divenuti un ostacolo nel suo viaggio verso sé, gli altri e Dio stesso: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge, … «Ecco, io vengo per fare la tua volontà». Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo.
Il “nuovo sacrificio” mina alla radice ogni altro espediente religioso, perché rovescia la religione dell’uomo, sì che non sono più i meccanismi psichici umani (paura della morte e pretesa di amore senza fine) ad esserne protagonisti, ma il corpo di Cristo offerto come luogo dell’inveramento della volontà del Padre: Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre. Il dramma della libertà, il rifiuto da parte dell’uomo di essere persona, di realizzarsi ad immagine divina, ha trasformato la libertà in arbitrio cieco, sete di possesso e dominio, per consegnarsi al disordine ontologico e morale, il cui esito è la morte, la ferita finale che ammala già in anticipo ogni nostra relazione … Che ne siamo consapevoli o meno, nel nostro cammino culturale, la religione non serve più, è assorbita nel corpo di Cristo, al quale il nostro è chiamato ad assimilarsi: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. L’umanità del Cristo è testimonianza dell’amore assoluto di Dio, incarnato nella nostra polvere, alla quale dovremo ritornare, ma è più forte della morte. Senza peccato, ma capace di discendere al fondo dell’abisso della libertà umana deviata, sprigionandone ed attuandone la dimensione profonda, la corporeità gloriosa di Cristo, quella natura umana divinizzata che ha già in Lui la primizia di una nuova genesi – è il seme deposto in noi, da sviluppare in una vita di preghiera e di ascesi (cioè di vittoria evangelica sul mondo!), per imparare ed esercitare l’amore. Nella sua carne, nel suo Spirito, senza più distanze sacrali, anche a noi è dato rigenerare e dilatare la nostra umanità oltre noi stessi, per farne dono di sé all’Altro nell’amicizia (non vuole più servi!) – e a tutti gli altri nella carità, dono totale della nostra vita sino alla morte, fino a fare della morte stessa un dono. Ritroveremo custodito ed eternizzato ogni momento di offerta di sé, ogni atto creativo di bellezza e di tenerezza, di vittoria sui determinismi della vita biologica, ogni momento di comunione, custodito nell’umanità risorta del Cristo e nella nostra in Lui (cfr Massimo Bolognini in Corpo di morte e corpo di gloria)
Forse nessun esperienza o testimonianza come quelle riportate nel nuovo Testamento riguardo al “natale” di Gesù nella carne umana, indica così decisamente il “corpo” come il luogo della nascita dell’uomo a se stesso! Rivelando e illuminando così intensamente l’umile terrestre miracolo quotidiano per cui il nostro corpo fisico può nascere allo spirito e lo spirito nascere come carne riplasmata dall’amore (mistero di libertà e grazia del nostro feriale natale). Carne che imprigionata nei suoi ripetitivi e ciechi dinamismi corporei, contagiata ormai dal “natale” di Gesù, si riapre alla creatività della vita, abilitata a donare se stessa, a crescere nella dilatazione della persona in comunione, trasformando in sua memoria il nostro corpo, in offerta eucaristica che, unita al Verbo incarnato, ne rivela l’intima verità ed il compimento definitivo.
Perché mai le donne, secondo il vangelo di Luca, sono protagoniste dell’incontro con il Signore – anche a Natale? Persino in queste storie antiche – quando non era pensabile che potessero neanche fare da testimoni affidabili di incontri umani? credo che la tentazione monofisita, (la tentazione più subdola e diabolica contro l’incarnazione – cioè il dubbio o il rifiuto di credere che l’umanità di Gesù sia vera) non le tocca. Cioè, il corpo, la carne, pure sporca e malata, perfino il cadavere dell’amato… per loro hanno sempre senso. Sono sempre il luogo della vita vivente o vissuta, il territorio della comunicazione vera, l’unico alveo dove si trasmette la vita – sempre amata! Sono quindi più vicine all’accudire che al razionalizzare; a comprendere invece che proporre, a servire invece che pretendere. Anche loro sono intrise della congenita debolezza umana (e biblicamente sono state la prime a volerne uscire a tutti i costi) ma il circuito culturale non le chiude mai del tutto. La vita vale sempre più dell’idea della vita!
Qui lo Spirito si trova più a suo agio, nella terrestrità che accetta la Parola-Promessa, perché è il brodo più fecondo di cultura della fede. E allora avviene che in una casa normale, in visita a parenti normali, bisognosi di accudimento, si può incontrare l’anziana cugina incinta, moglie di un prete ammutolito dal mistero, portando Dio nel ventre. E nessuno si gira a guardare, solo loro sanno … e raccontano ciò che ancora non si vede, ma illuminerà la storia.
Dunque la laicità è abitabile dallo Spirito divino, molto meglio che il sacerdozio, il tempio, la legge, l’accademia teologica, il monastero esseno… Ma non per diventare anch’essa, a sua volta, sacra, (cioè potente, separata, normativa, teocratica…), ma per rimanere terrestre, povera, fragile, radicata sempre nelle vicende difficili dell’affettività, dell’economia, del potere, che compongono l’ordito del tessuto della vita. Aperta però al natale dell’amore, al natale di Dio con noi, nel nostro corpo!
martedì 8 dicembre 2009
Per la prima volta un uomo – anzi una donna! – non ha paura di Dio!
…man mano che si avanza negli anni, e in più, se capita la grazia che ci sono meno cose da conquistare e da difendere … ecco, si vede più chiaro cha al fondo di tanti (tutti!?) i problemi e angosce e conflitti che ci dilaniano ci sta proprio quanto diceva, nel suo timido tentativo di difesa, Adamo: ho avuto paura! Non degli altri. Di me stesso. Con tutti i tipi di turbamento o di panico o di sottostima o di rabbia o di autocorrosione… che questa dolorosa sensazione comporta … Di essere scoperti. Scoperti, anzitutto di fronte a me stesso, atrocemente insufficiente e inadeguato, e perpetuamente e inutilmente indaffarato a coprirmi.
“Ma chi ti ha detto che eri nudo? … Sono nato così! e poi dopo è sempre stato così. Io, non c’ero prima, quando (dicono) è avvenuto il male che ho dentro, con sempre qualche vergogna da nascondere, di cui arrossire, e cercare affannosamente di superare, maldestramente aggiustare, amaramente piangere…
E così, il regalo bello e sorprendente della nostra umanità, il mondo e tutte le cose che contiene e l’universo in cui è contenuto, che mi è dato da esplorare, godere, lavorare, farne la casa – e la donna (o l’uomo) per cui sono fatto… con cui imparare ad amare – e gli altri (fratelli e sorelle!?), con cui crescere e progettare e condividere la vita e inventare sempre nuove cose … sono diventati interlocutori difficili, estranei o nemici, perché anche con loro mi devo nascondere, un poco o tanto. Per paura! Come loro con me! Il cuore non è mai libero d’essere umilmente e nudamente tutto se stesso. E l’amore, se va bene – e non muore – è rattrappito! Non innesca la sua capacità (che lui solo ha!) di scaldare e purificare e aumentare sempre più… per ‘umanizzarci’, togliendoci di dentro la tristezza del destino di regressione: essere fatti di terra e dover tornare terra inconsistente. Polvere! cioè niente!
… avvenga a me secondo la tua parola
La parola… è quella che aveva fatto il mondo, perché era prima del mondo. La parola di Colui che è tutto quello che può essere. E perciò non ha mai paura ed è contento di sé! E allora dice parole di amore e di bene. La sua parola è l’unica cosa che non è una cosa, come le altre … un dato scientifico, cioè un rapporto di necessità, di causa/effetto in campo fisico, o chimico o biologico o psicologico. La parola è libertà e amore: è l’intimo, l’anima di una persona che si rivolge… a chi la può ascoltare. Il meglio è un’altra persona, unica capace non tanto di ubbidire, ma di accoglierti. Uno che non abbia paura di te.
Chissà per quale mistero è nata, e come si è fatta, questa ragazza, che non aveva paura, perché era piena di grazia, cioè sicura d’essere amata. Come fosse attaccata alla sorgente, l’amore prima della paura, quella che poi ha avvelenato dentro ogni uomo. Anche lei è turbata… ma non ha paura per sé, ha paura per l’altro, cosa vuol dire, che senso ha ciò che dice… cioè come accoglierlo. Quando capisce, è così aperta la sua accoglienza (‘capacità’) di libertà e di amore, che si affida totalmente ad un mistero inspiegato… sicura solo che nulla è impossibile al Dio che la ama.
… la storia fa un sussulto, come registreranno gli scrittori sacri, attenti ai sismografi profetici che segnano per noi le cose più importanti della storia, anche se apparentemente insignificanti per le leggi e le logiche del mondo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
… ecco dov’era la sorgente, prima che il male la inquinasse! ‘Il progetto era bello, incontaminato, turgido di amore e benevolenza. Forse la ‘benedizione’ (la parola creativa di bene e di amore) in qualche passaggio si era inceppata? Forse invece il mistero ci diviene ancor più incomprensibile perché lo vediamo a rovescio? Cioè, dal nostro punto di vista, già immersi nella situazione di paura. Come un torrente di lava ormai sceso a valle si raffredda, intorpidisce e muore, diventa pietra fredda… non si immagina neanche quant’è ancora incandescente il cuore del vulcano, a monte, da dove è partito…
Paolo, in qualche lampo di visione, ha intuito la storia dall’altra parte. Un caleidoscopio dove tutti i frammenti sconnessi e dolorosi della storia erano mirabilmente ricomposti in un “disegno del Padre, cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra”. Non è stato un incidente di percorso. Tutto era misteriosamente previsto fin dall’inizio, quando ci aveva scelti (individuati e amati) prima della creazione del mondo, per ricondurci, lungo i sentieri chiaroscuri della storia, ad essere santi e immacolati al suo cospetto nell’amore. Cioè, anche noi trasparenti, senza paura! Il segreto è ancora la Parola, dove stanno scritte le tracce dell’azione amorevole di Dio, che si è chinato su noi e continua a proporci la sua “sfida” forte e amorevole alla nostra libertà, che chiamiamo grazia!. Per questo Maria, che nella pienezza del tempo l’ha accolta e fatta carne, una volta per sempre, per tutti noi, ci è madre e sorella.
venerdì 6 novembre 2009
Atei per amore
Anche se forse ormai siamo un po’ abituati a questi stravolgimenti che la prospettiva biblica insinua dentro alla logica consueta in cui l’uomo vive, ragiona e giudica, non possiamo non tener desta l’attenzione e cogliere – con immenso stupore – la radicalità della scelta proprio di questi personaggi come rappresentanti emblematici della storia della fede di un popolo (Israele, prima; l’umanità intera, poi) e soprattutto non possiamo non far la fatica di andare a tentare di capire cosa voglia dire porre la vedova che «gettò due monetine», come esempio di autentica vita umana, in contrapposizione allo stile degli scribi…
Ciò che in particolare colpisce è lo stretto legame tra gli episodi concreti di queste donne che vengono raccontati nel testo biblico e il riferimento alla totalità della vita e della morte che attraversa le narrazioni delle loro storie: la vedova di Sarepta infatti dice «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo» dove in questo “e poi moriremo” è contenuta tutta la radicalità della situazione che sta vivendo, della tragedia che la attraversa, della totalità chiamata in causa, la vita, la morte, l’esserci il non esserci, l’esistere, il morire…; della vedova del tempio, Gesù invece sottolinea come mentre gli altri gettavano nel tesoro del loro superfluo, lei «vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere», letteralmente “tutta la sua vita”…
Questa capacità tipicamente femminile di dare “tutta la propria vita” per ciò che si ama, mi ha fatto venire in mente una frase che spesso ripete mio fratello: “Una donna quando ama, diventa atea”… intendendo con ciò sottolineare come, mentre una certa modalità maschile, tende sempre – in qualche modo ad approcciarsi al reale che vive con una mentalità calcolatrice – una donna – laddove ama e lo fa veramente – non trova nessuna norma superiore alla dedizione totale dell’amore: nemmeno dio… ecco perché atea…
Questo emerge in maniera evidente nel racconto della triste storia della maga Circe che Concita De Gregorio ha mirabilmente rinarrato nel suo Malamore: «Si sa che i bambini vogliono sentire sempre la stessa storia. Questa poi è magnifica: racconta di una donna bellissima e anche orribile, a pensarci bene, orribile perché faceva paura. Una maga triste. […] Era diventata cattiva perché non voleva più stare sola, era disperata, tutti le davano dei baci, le dicevano: come si sta bene con te, si sta proprio benissimo come in paradiso. Poi se ne andavano, però. Dopo un po’ la salutavano e partivano. A volte non la salutavano nemmeno, partivano di notte senza dirle niente, così la mattina lei si svegliava e non trovava nessuno. […] Così lei restava di nuovo sola e alla fine si arrabbiava tantissimo, ma tantissimo. Allora faceva le magie.
[…] Euriloco era talmente terrorizzato che non riusciva a parlare. Quando alla fine si era calmato e Ulisse gli aveva di nuovo chiesto chi ci fosse in quella casetta in mezzo all’isola dove erano approdati, Euriloco aveva detto poche e chiare parole: una maga orribile e cattiva. “E che genere di magie farebbe?” aveva domandato Ulisse. “Magie del genere sparizioni e misteriose trasformazioni”. “Ah!” aveva detto Ulisse. […] Siccome tutte le volte che aveva mandato in perlustrazione due uomini e l’araldo, che poi sarebbe l’ambasciatore, era finita che qualcuno se li era mangiati, stavolta Ulisse decise di fare due gruppi di uomini e di tirare a sorte. Il primo gruppo l’avrebbe comandato lui e l’altro Euriloco, il suo uomo migliore, il capitano in seconda. Un gruppo sarebbe rimasto a fare la guardia alla nave, l’altro sarebbe andato a vedere chi c’era nella casetta. Toccò a Euriloco. Non che ne fosse molto contento, però era andato. E il giorno dopo era tornato da solo in preda al terrore. Euriloco era arrivato alla casa con venti uomini, avevano visto i leoni e i lupi che ci giravano intorno ma la cosa strana è che le bestie feroci non li avevano aggrediti, anzi: gli scodinzolavano intorno, come cani addomesticati quando accolgono il padrone. Bussarono alla porta e chiesero permesso. Un’ancella molto bella gli venne incontro e aprì la porta. Poi andò a chiamare la padrona di casa. E arrivò Circe.
Questa storia che Circe fosse una maga orribile e cattiva non è che sia proprio esatta. Tanto per cominciare non era affatto orribile, anzi era molto bella. Ma molto bella. Euriloco e i suoi rimasero a bocca aperta non appena la videro. È questa la prima cosa che andrebbe detta di Circe, che era una donna bellissima. Talmente bella che i nostri non riuscirono a trattenersi dall’entrare in casa sua, non appena lei li invitò. Tranne Euriloco, che di donne belle ne sapeva qualcosa e quindi rimase in disparte, si nascose dietro la casa e osservò tutta la scena. Lei gli dà da bere una pozione e li trasforma! […] In maiali. […] Qualcuno grugnì, a qualcuno spuntarono delle setole al posto dei peli sulle braccia, poi gli uscì fuori una coda arricciata e un muso da maiale. La magia le era venuta alla perfezione, Circe era molto soddisfatta. Anche stavolta quegli uomini non l’avrebbero lasciata e, come gli altri, trasformati in lupi o leoni, sarebbero rimasti a proteggerla e a farle compagnia su quell’isola sperduta. Euriloco si era preso un bello spavento a vedere i suoi compagni tramutati in maiali. Era tornato di gran corsa verso la nave. E aveva raccontato tutto a Ulisse. […] Ora ci va lui.
Sentì un rumore alle sue spalle, come di foglie, come il fruscio di un paio d’ali. Allora si fermò, si mise in ginocchio e chinò la testa. Aveva capito che quello era Ermes, dio dei ladri, poeta e fingitore e, cosa più importante di tutte, messaggero di Zeus. […] “Dove vai così di fretta, Odisseo?” disse Ermes. […] “Da Circe, la maga, mio signore” rispose Ulisse. […] “È una maga pericolosa, Circe” disse Ermes dai sandali alati. “Ma non è cattiva, e nemmeno orribile. Anzi, vedrai che è molto bella, molto. Lei vorrà darti da bere una pozione magica per trasformarti in qualche bestia selvatica. Perché vuole che restiate qui. Si sente sola, tutti gli uomini che vengono da lei poi scappano. Forse perché è troppo bella, o perché è un po’ magica… va be’, comunque tu prendi questa erba e mangiala, vedrai che la sua pozione non funzionerà. Lei allora vorrà stare con te, vorrà amarti. Tu fallo, lei merita il tuo amore. Ma falle promettere che poi libererà tutti i tuoi compagni. Devi essere molto furbo e deciso con lei, ma nello stesso tempo devi volerle molto bene. E Ulisse va [e] bussa alla sua porta.
Circe era davvero molto bella. E non sembrava neppure troppo cattiva. Certo era una donna determinata e, come aveva detto Ermes, c’era qualcosa di magico in lei, qualcosa che può fare anche un po’ paura. Ulisse fece come aveva detto Ermes e la pozione magica di Circe non funzionò. Lei all’inizio rimase abbastanza stupita, poi cominciò a fare gli occhi dolci e a cercare di incantare Ulisse. Allora lui tirò fuori la sua spada e la puntò verso il petto di Circe. “Tu adesso” le disse “devi liberare i miei compagni e trattarci come ospiti di riguardo”. Lei lo guardò spiazzata, non era abituata ad avere di fronte uomini così determinati e sicuri di sé. Allora Ulisse vide che non era poi troppo cattiva, e vide che in fondo ai suoi occhi c’era una grande dolcezza. Lasciò cadere la spada e la baciò. Circe e Ulisse stettero insieme un anno intero. […] Stettero molto bene. Avevano da mangiare, da bere, andavano a caccia, giocavano a dadi e ogni tanto andavano anche al mare. Le ancelle di Circe accudirono con molta attenzione i compagni di Ulisse. E Circe accudì Ulisse. La sera, spesso lui andava a guardare il mare dalle scogliere. E pensava alla sua casa e a Itaca. Però dopo un po’ Circe lo raggiungeva e cercava di distrarlo, insieme passeggiavano per i giardini dell’isola e parlavano. Si stava bene con Circe, era una donna molto intelligente, ed era molto divertente parlare con lei, non ci si annoiava. Ulisse raccontava della guerra di Troia, Circe degli dei e delle loro storie, e parlavano finché il sole non si era del tutto nascosto dietro il mare color del vino. Erano felici.
[Ma] Ulisse se ne andò e Circe restò di nuovo sola nella sua isola…». Vedova, anche lei!
Certo la storia di Circe è molto diversa da quella delle altre due vedove, soprattutto da quella del vangelo… eppure a sentirla, anche questa fa venire un po’ di giramento di pancia nel notare quanto, colei che abbiamo sempre considerato la cattiva di turno, in realtà era solo una donna che voleva amare… che dunque voleva dare la sua vita… una vita che nessuno era disposto a prendere, ma che indubbiamente rimanda alla stessa disposizione interiore delle due vedove delle letture, a dare la loro vita per amore e a darsi in modo talmente radicale da risultare atee, senza nessun dio, se non l’amato!
E – inaspettatamente – Gesù addita proprio questo lato del cuore femminile come quello giusto con cui stare al mondo! Non a caso è lo stesso che incarnerà a sua volta solo poche pagine dopo, morendo in croce per amore dell’umanità, senza dio… Di un dio che norma l’incondizionata dedizione dell’amore anche lui infatti è ateo! Mentre di una donna che dà incondizionatamente la sua vita per ciò che ama… beh… in quella dedizione lì, Egli ha riconosciuto il “suo Dio”!
sabato 8 agosto 2009
La bambola
Così parlò colui che si crede "il Capo".
La frase, per associazione di idee mi ha fatto pensare alla bella canzone di Patty Pravo "La Bambola". Aveva come ritornello la frase: "...poi mi butti giù, poi mi butti giù, come fossi una bambolaaaaa...".
Bisogna avere la coscienza morale fritta e la percezione della realtà cotta per non rendersi conto che da tempo si è buttato giù da solo... E non per colpa della destra o della sinistra... ma per quello che ci sta in mezzo!
Eccovi il testo della canzone con gli accordi:
[Am]Tu mi fai girar
tu mi fai girar
come fossi una [E7]bambola
[Am]poi mi butti giù
poi mi butti giù
come [A7]fossi una [Dm]bambola
[E7]Non ti accorgi [Am]quando piango
[E7]quando sono [Am]triste e stanca [Dm6]tu
[E7]pensi solo per [Am]te[E7]
No ragazzo no
No ragazzo no
del mio amore non ridere
non ci gioco più
quando giochi tu
sai far male da piangere
Da stasera la mia vita
nelle mani di un ragazzo no,
[E7]non la lascerò [Am]più[C7]
[F]No ragazzo [Gm7]no
tu [C7]non mi mette[F]rai
tra le dieci [Gm]bambole
che [C7]non ti piacciono [F]più
oh [E7]no, oh [Am]no[E]
[Am]Tu mi fai girar, tu mi fai gi[E7]rar…
[Am]poi mi butti giù, poi mi butti [E7]giù…
Ecco il video:
in versione "originale" 1968 (da me preferita)
e in versione moderna 2008
esiste anche una versione (discutibilmente) interpretata da Giusy Ferreri.
giovedì 5 febbraio 2009
La prima convertita del nuovo Messia: la suocera di Pietro!
…il mio occhio non rivedrà mai più il bene!
La liturgia di questa domenica ci pone al centro del dramma che sta nel cuore dell'uomo. Anzitutto — da una parte — Giobbe, l'uomo infelice di sempre, che ha avuto qualche momento colmo di bene, ma subito tutto gli è tolto e l'esperienza del dolore ha ormai spento ogni illusione sul "duro servizio" che è la vita umana sulla terra. Quando è finita la speranza di mai più rivedere il bene, rimane solo il lamento, nell'assurda attesa che qualcosa avvenga! E — d'altra parte, appunto — questo misterioso "avvenimento", il Vangelo, l'annuncio di una "buona notizia", sorprendente e incredibile. Un seme microscopico rispetto all'incommensurabilità della sofferenza umana. Un seme però, sparso dappertutto con fiducia e speranza instancabili, per proporre agli uomini una misteriosa liberazione… Dunque, una proposta messianica non illusoria, ma ben consapevole del dramma inspiegabile del male, che fin dall'inizio e per tutto il racconto evangelico preme attorno a Gesù da ogni parte… ad ogni passo, sotto la figura di poveri, malati, oppressi che lo cercano.
Uscito dalla sinagoga subito andò nella casa di Simone e Andrea…
C'è una congruenza formidabile tra le parole dell'insegnamento e i gesti del comportamento di Gesù, fin dall'inizio della sua vita pubblica: la forza di una verità autorevole, che si impone per la sua coerenza interna. Gesù, già in questa prima pagina programmatica, sta dicendo e vivendo un "passaggio" fondamentale del suo Vangelo. Sta passando dal luogo del culto e dell'istruzione religiosa della sua gente (la sinagoga), al nuovo luogo teologico della manifestazione di Dio nella storia: la casa, la strada, il lavoro. D'ora in poi (dopo che il Verbo ha piantato la tenda in mezzo a noi!), se ogni religione cerca Dio al di là o al di fuori o al di sopra degli evidenti nostri limiti umani, (nel "trascendente")… la fede a cui Gesù chiama spinge invece dal "luogo del culto" al "luogo della vita"… nella "casa" di una povera qualsiasi famiglia, in mezzo alla gente normale, religiosamente sprovveduta, umanamente immersa nella ferialità precaria della vita quotidiana
La suocera di Simone era a letto con la febbre…
Una malata in casa era la preoccupazione dolorosa del momento, perché certo gli volevano bene (subito gli parlarono di lei!). Ma c'era anche la fatica in più, in questa famiglia di pescatori, se viene a mancare un supporto di esperienza e sostegno domestico. Il nuovo stile di comportamento di Gesù, che la gente ha sentito così forte e inequivocabile, rispetto ad ogni altro scriba o sacerdote, li lascia sbalorditi. Un messia sconcertante e imprevedibile, che si occupa con tenerezza di persone insignificanti per la storia importante: fattosi avanti, la risvegliò (la risorse!), prendendola per mano… Un miracolo significativo anche per gli altri due evangelisti sinottici perché anche loro lo raccontano, ma per Marco è il "primo" miracolo – il miracolo "simbolo" della conversione che avviene sempre, quando Gesù prende per mano il discepolo liberandolo dalla febbre. Un primo vero discepolo inaspettato, questo, ed inaudito! È una donna! un'anziana suocera malata, una presenza famigliare e importante nella casa (non nella sinagoga o nel tempio), una donna che diventa il prototipo della dinamica della fede nell'uomo cui Gesù si avvicina, per farne un suo discepolo! Anzitutto sono gli altri a presentarla a Gesù — che attraverso di loro arriva alla malata! C'è già, e diventerà il tessuto della comunione ecclesiale, una mediazione insostituibile dei compagni di vita e di fede, che insieme si rivolgono al Maestro/amico — con il quale non si può iniziare e maturare un rapporto solitario! Ed è un primo dato programmatico dell'esperienza di fede cristiana.
La febbre la lasciò ed ella li serviva
C'è poi un altro segno altrettanto importante nella guarigione di questa donna, che "risorge" dalla sua malattia, che la bloccava nell'immobilità e nell'inerzia. Gesù, con la guarigione, le trasmetta il cuore della propria identità (la rende "cristiana"!). E questa è l'identità specifica di Gesù il Cristo: mettersi a servizio degli altri! La guarigione è al passato (la febbre la lasciò!)… ma il "servizio" è all'imperfetto (ed ella li serviva!), cioè non è il compito di un momento, ma un'attitudine dello spirito, una passione del cuore, che non ha mai termine, perché è la sfida di senso della vita! Diventa infatti come Gesù, che proprio in uno dei passi più intensi e sconvolgenti del vangelo di Marco si autodefinirà così: il figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti! (10,45). Non a caso, questo Maestro sconvolgente, sceglie, nel contesto maschilista di allora, proprio una donna, già "condannata" al servizio, non scelto ma imposto dalle condizioni socioculturali, per manifestare e comunicare la "redenzione" di quella condizione, perché l'ha assunta lui per primo. La suocera di Pietro diventa il simbolo di ogni credente, che affida la sua febbre al Signore e alla cura del suo vangelo. Inizia il cammino della "nuova fede", la partecipazione all'identità messianica del figlio, il quale "…spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce" (Fil 2,7s). Dunque, in un solo gesto senza parole, sta il concentrato del vangelo. Un'altra donna "insignificante", anziana e vedova, sarà indicata da Gesù stesso ai discepoli, alla fine della sua predicazione, come l'arrivo alla pienezza totale della identificazione con Lui, Gesù, come "il segno conclusivo" del percorso della vera maturità cristiana, con la "totale consegna di sé" al Signore, nel dono di "tutto quanto aveva, tutta intera la sua vita" (12,44). La donna è identificata nella Bibbia come la madre e custode della vita umana, perché più ne patisce la malattia mortale e più si spende per farne uscire chi ama, in una febbre di onnipotenza che la infiamma ed esalta oppure la brucia e
…guai a me se non annuncio il Vangelo!
Perché questa è ormai l'avventura cristiana, come dice Paolo, un'avventura che nel suo centro ha lo "scambio" tra libero e servo (pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti), tra forte e debole (mi sono fatto debole per i deboli, … tutto per tutti). Perché così ha fatto, per primo e per tutti noi, Gesù Cristo stesso, affidandoci così il "servizio dello scambio" che lui ha vissuto nella sua carne (è la traduzione letterale del "ministero della riconciliazione" in 2Cor 5,18). Il Vangelo è un annuncio di liberazione, che per essere autentico deve innescare un processo dinamico liberante dentro la condizione di oppressione fisica, affettiva, morale in cui l'uomo è imprigionato. Ma la chiave per innescare questo processo sorpassa ogni ragione e ogni buon senso. Bisogna disporsi a fare propria la condizione dell'altro, dimenticare se stesso per assumere il destino dell'altro, preferire il bene dell'altro al proprio. In questo "scambio" senza condizioni, ritroviamo la strada pasquale di Gesù, che ha assunto su di sé la condizione di miseria e oppressione dell'uomo: la gente aveva capito questo "metodo nuovo" di una dottrina insegnata con efficacia storica. Per questo gli portava "tutti i malati e gli indemoniati". Ma il "segreto" di questo metodo nuovo, la sua intima forza propulsiva, non è una potenza magica o un potere sovrumano da comunicare in segreto ai discepoli… . È la fede che sgorga dall'affidamento al Vangelo e diventa passione, che continua ad opporsi alla logica di competizione che governa il mondo e che è annidata dentro di noi. Una logica di prevaricazione, magari felpata, ma sempre tendenzialmente omicida, assorbita dal brodo di cultura in cui siamo nati, mistura di desiderio di potenza e di paura della morte. Questa tragica volontà di potenza è sconfitta dall'impotenza divina in Gesù, che si è affidato inerme al male e alla morte, sicuro che l'amore avrebbe vinto. Lui l'ha fatto vincere nel suo corpo inerme sulla croce. E qual è la "carica" che tiene in piedi, ancor oggi, il discepolo e l'aiuta a farsi debole con i deboli e non prepotente, pagano coi pagani e non discriminante, ebreo con gli ebrei e non sprezzante… al di là degli spinosi recinti storici entro i quali siamo cresciuti? Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro. È così ritorna dentro di lui il vangelo stesso che ha "praticato" di cui diventa "partecipe" — come gli fosse restituita la grazia che per mezzo suo si è diffusa. Lo "scambio" con cui si è fatto vicino a chi è nel bisogno, quasi sostituendolo nella sua sofferenza o discriminazione… "per salvare ad ogni costo qualcuno", questa grazia, disinquina progressivamente e tacitamente dentro di lui ogni veleno di competizione e aggressività, per la gioia e la riconoscenza che il vangelo, il più piccolo tra tutti i semi, sta ancora germogliando.
lunedì 2 febbraio 2009
Genesi secondo Eva!
"Signore, ho un problema"....

"Che problema hai Eva?"
"Signore, so che mi hai creata e che hai provveduto per questo giardino bellissimo, e per tutti questi meravigliosi animali, e quell'allegro e buffo serpente... ma io non mi sento davvero felice."
"Come mai, Eva?" fu l'immediata replica di Dio
"Signore, mi sento sola. E sono proprio stufa delle mele..."
"Bene Eva, in questo caso ho una soluzione. Creerò un uomo per te"
"Che cos'è un 'uomo', Signore?"
"Questo 'uomo' sarà una creatura difettosa, con molti aspetti negativi. Mentirà, ti prenderà in giro e sarà vanaglorioso, in pratica ti darà un sacco di problemi. Sarà più grande di te e più veloce, e amerà cacciare e uccidere. Avrà uno sguardo scioccamente curioso, ma visto che ti stai lamentando, lo creerò in modo che possa soddisfare le tue, ehm, necessità fisiche. Sarà scarso di intelletto e si impegnerà in occupazioni infantili come la lotta e prendere a calci una palla. Non sarà molto sveglio, e avrà spesso bisogno dei tuoi consigli per pensare correttamente"
"Sembra una cosa divertente!" commentò Eva ammiccando ironicamente.
"Dove sta la fregatura?"
"Beh... lo puoi avere ad una condizione..."
"Quale?"
"Come ti ho detto, sarà orgoglioso, arrogante, autocompiacente...
perciò dovrai fargli credere che è stato creato lui per primo...
però ricorda... è il nostro segreto... da Donna a donna!"
mercoledì 17 dicembre 2008
Allucinazioni di Vatican.va?
MA L'ESAME DI COSCIENZA NON È ESAME SULLA CHIESA
cioè come dire che la chiesa non ha una coscienza?
Mary Ann Glendon
Alle persone interessate alla religione e alla vita pubblica non sarà certamente sfuggito un fenomeno. Negli ultimi tempi abbiamo assistito a molte pubbliche dichiarazioni di postumo cordoglio relative a errori e sbagli commessi da rappresentanti ufficiali o membri della Chiesa cattolica in diversi momenti della sua storia. In un nuovo libro intitolato Quando il Papa chiede perdono, Luigi Accattoli ha contato ben novantaquattro casi in cui lo stesso Giovanni Paolo II ha riconosciuto gli errori e le colpe del mondo cristiano, riguardo, ad esempio, alle Crociate, all'Inquisizione, alla persecuzione degli ebrei, alle guerre di religione, al caso Galileo o al trattamento delle donne.
Questa attività penitenziale è legata a una lettera apostolica del 1994 - la Tertio Millennio Adveniente - in cui il Papa sostiene che il periodo che porta al terzo millennio dovrebbe essere considerato come un Nuovo Avvento per prepararci al quale dovremmo portare a termine un serio, approfondito esame di coscienza. Scrive il Papa: «Mentre il secondo millennio della cristianità volge a conclusione, è opportuno che la Chiesa divenga più consapevole dei peccati dei suoi figli, e riesamini tutte quelle occasioni nella storia in cui essi si sono allontanati dallo spirito di Cristo e dal suo Vangelo, e invece di offrire al mondo la testimonianza di vite ispirate ai valori della fede, hanno indugiato in modi di pensare e di agire che hanno rappresentato autentiche forme di controtestimonianza e di scandalo».
Le evocazioni da parte del Papa di questi sbagli, di questi errori storici, sono state importanti ed istruttive. Esse sono dirette, specifiche, circostanziate, volte a quella che egli talvolta definisce una "cura della memoria". Riflettono, in ogni caso, la saggezza e l'apertura spirituale caratteristiche dei suoi scritti e dei suoi discorsi.
Secondo alcune indiscrezioni, però, sembra che quando il Papa ha presentato al Collegio dei Cardinali questo suo programma per una pubblica espressione di scuse in vista del millennio, molti Cardinali abbiano espresso gravi riserve e manifestato una certa contrarietà. Fondate o meno che siano queste voci, il Papa ha in ogni caso anticipato le possibili critiche. Nella Tertio Millennio Adveniente, ha specificato che per quanto la Chiesa sia «Santa in virtù della sua incorporazione nel Cristo», necessita sempre di «essere purificata» e non deve «stancarsi mai di fare penitenza». Il Papa ricordava così ai lettori che «il riconoscimento delle debolezze del passato è un atto di onestà e di coraggio che ci aiuta a rafforzare la nostra fede e ci prepara ad affrontare meglio le tentazioni e le sfide del presente».
Mi sembra difficile obiettare qualcosa a queste parole. Perché in effetti un simile tentativo di riconciliazione di antiche ferite e di risentimenti, e insieme di evangelizzazione delle donne e degli uomini del nostro tempo dovrebbe allarmarci o innervosirci? Personalmente, i miei disagi e le mie perplessità (confesso di averne) non hanno nulla a che fare con quanto ha detto il Papa, ma dipendono in tutto e per tutto dal modo in cui le revisioni e le espressioni di rincrescimento a cui egli ci invita possono essere manipolate da opinionisti ostili alla Chiesa, ovvero da persone per cui nessuna pubblica espressione di scusa è mai sufficiente e che pretenderebbero in realtà che i cattolici si scusassero del fatto stesso di esistere e di essere tali.
La mia ansia cresce se penso a che piega potrebbero prendere queste riletture del passato alla luce della attuale situazione della ricerca storica, di cui Gertrude Himmelfarb ha dato un quadro molto preciso e un po' agghiacciante. La storia è sempre un miscuglio di fatti e di miti. Gli storici però, attualmente, sembrano aver lasciato da parte la ricerca dei fatti privilegiando un atteggiamento molto libero e fantasioso di ricostruzione degli eventi. Troppi storici oggi sembrano praticare una disinvolta strategia di reinvenzione della storia al servizio delle cause più disparate e dei più diversi ordini del giorno. Come mi ha detto un anziano avvocato di Boston qualche tempo fa "stanno cominciando tempi duri per i morti".
Per quanto riguarda l'immagine popolare della Chiesa e del suo ruolo storico, credo che i cattolici, andando al cinema o guardando la televisione non possano non avere in ultima analisi l'impressione che la loro Chiesa occupi un posto di particolare rilievo in un ideale museo della vergogna, in un'ipotetica rassegna dei peggiori crimini della storia.
Inoltre bisogna considerare che, per la maggior parte del pubblico, queste espressioni ufficiali di scuse e di rincrescimento sono sempre filtrate dai nuovi media e dai mezzi di comunicazione di massa in generale. Così, ad esempio, per quanto il Papa specifichi sempre di parlare di peccati o di errori commessi da membri o da rappresentanti ufficiali della Chiesa e non della Chiesa in quanto tale, questa essenziale distinzione teologica viene quasi sempre dimenticata e perduta nelle trasmissioni televisive, alla radio o sui giornali. [e te' credo! esiste la chiesa senza membri? siamo all'ipostatizzazione della chiesa! puro concetto teologico: ma allora così di fatto se ne nega l'esistenza! Si sfregheranno le mani gli atei, ché dopo la negazione di Dio hanno possibilità di negare l'esistenza della chiesa...]
Talvolta, questa distinzione viene oscurata deliberatamente, come nell'articolo sul papato e l'Olocausto apparso sul New Yorker del 7 aprile 1997. L'autore del pezzo, James Carrol, prende le mosse da quello che a prima vista potrebbe apparire un apprezzamento del particolare rapporto di Giovanni Paolo II con il popolo ebreo. Carrol ricorda alcuni fatti , per altro noti: il coraggio dimostrato dal giovane Wojtyla nella Polonia occupata dai nazisti, la sua angoscia per l'Olocausto, lo stabilimento di relazioni diplomatiche con lo Stato di Israele, la storica visita alla sinagoga di Roma, la sua posizione favorevole sulla rinuncia a insediare un convento presso Auschwitz, l'amara ammissione che "molti cristiani" sono stati responsabili delle sofferenze del popolo ebreo.
Pur riconoscendo il comportamento esemplare e l'enorme popolarità di Giovanni Paolo II, Carrol sostiene però che il presente pontificato è comunque "contaminato". La sua "tragedia", secondo l'ex sacerdote Carrol, è che il Papa non si spinge sino a "mettere in discussione la Chiesa stessa". Carrol cita l'osservazione liquidatoria del teologo del dissenso Hans Kung sulle dichiarazioni di colpa di Wojtyla: «A questo Papa piace fare un certo genere di confessioni». Per Kung, apparentemente, nessuna confessione sarà sufficiente fino a che il Papa non sottoscriverà il bizzarro punto che Carrol attribuisce allo stesso Kung, e cioè che «non sarà più possibile parlare di responsabilità dei nazisti senza aggiungere che la Chiesa è stata corresponsabile». [e lo definisce bizzarro! a poco serve domandare scusa se poi di fatto non ci si ritiene responsabili e in questo caso in qualche modo corresponsabilit!] Carrol lamenta anche che Giovanni Paolo II non abbia condannato esplicitamente Pio XII, come lui stesso fa in un semplicistico e parziale resoconto del ruolo del papato durante l'Olocausto.
Così non solo non basta che il Papa abbia ammesso che "molti cristiani" hanno peccato contro gli ebrei, oche egli abbia detto che la Chiesa «riconosce sempre i suoi figli e le sue figlie colpevoli». Carrol addirittura rimprovera al Papa di aver menzionato gli atti di eroismo compiuti da singoli cattolici per difendere gli ebrei. Per quanto riguarda il New Yorker, il settimanale ha pubblicato questo attacco unilaterale senza chiedere a Carrol di articolare meglio le sue posizioni e consentendogli di attribuire sbrigativamente una colpa collettiva all'intero corpo mistico di Cristo. Possibile che al New Yorker nessuno abbia pensato che per ricostruire questa vicenda forse sarebbe stato meglio non reclutare un autore come Carrol, cioè uno dei tanti cecchini cattolici o ex cattolici specializzati nello sparare contro la Chiesa? Possibile che nessuno in sede editoriale abbia avanzato dubbi sul fatto che Carrol attinga in modo così diffuso agli argomenti di un teologo notoriamente malevolo e pieno di pregiudizi come Kung? Incredibile ma nel '97 si dicevano e scrivevano queste cose: altro che editto bulgaro!...
Per quanto riguarda la responsabilità istituzionale, mio marito, che è ebreo (e, credo, secondo a pochi in fatto di orgoglio etnico) osserva che sia Carrol sia Kung, nel cercare di accusare la Chiesa in quanto tale, fanno lo stesso errore mortale di chi rimprovera alla "Germania" la responsabilità dell'Olocausto, o ai "Giudei" la morte di Gesù. non ai tedeschi, non ai giudei, ma a quei giudei e a quei tedeschi e a quella chiesa, mi sembra il minimo che si possa fare altrimenti tutto è lecito perché di niente siamo responsabili: e lo stesso gli italiani di oggi che hanno votato/appoggiato/taciuto Berlusconi sono responsabili (ciascuno a suo livello e comunque corresponsabili!) dei disastri da lui prodotti! e persino quelli che pur parlando e agendo contro, ma che per divisioni interne, piccinerie varie gli permettono nella loro inconcludente azione di "regnare" indisturbato! Questa, come dice giustamente Edward Lev, è davvero la forma più pericolosa di bigotteria.
Il vero bersaglio di Carrol (e di Kung) sembra essere l'istituzione pontificia in quanto tale [forse..., ma non in quanto tale ma così "organizzata": impermeabile ancora oggi alle sollecitazioni della base ecclesiale! E alle provocazioni del vangelo!], e non a caso essi puntano l'indice contro la dottrina dell'infallibilità del Papa mi sembra che si stia spostando il problema per non affrontare il cuore del problema eppoi anche il dogma e pure questo dogma ha bisogno di essere sempre meglio compreso e definito!. Se, argomentano, ad aver sbagliato, ad aver peccato, sono stati "la Chiesa" e Pio XII, allora la dottrina dell'infallibilità non sta più in piedi. Ma certamente entrambi dovrebbero capirne abbastanza di teologia per sapere che la dottrina dell'infallibilità non riguarda mai eventuali errori o passi falsi sul piano storico e temporale e allora questo dovrebbe rendere il magistero più umile e meno pressante nell'imporre le sue direttive pratiche: forse questo è il vero problema anche oggi! Non si vuole ammettere di aver sbagliato ieri per non voler ammettere di star sbagliando (o di poter sbagliare) oggi!. Come ha scritto una volta in modo molto efficace e conciso la narratrice Flannery O'Connor: «Cristo non ha mai detto che la Chiesa sarebbe sempre stata esente da colpe e intelligente, ma solo che non avrebbe mai insegnato il falso. E questo non vuol dire che i singoli preti non possano sbagliare e insegnare a volte cose errate, ma che la Chiesa in quanto tale, esprimendosi attraverso la voce del Papa, questo non è cattolicesimo questo è papismo puro e crudo! non insegnerà mai cose false in materia di fede».
In ogni caso, sia che questo punto cruciale venga intenzionalmente oscurato o semplicemente frainteso, l'effetto è più o meno lo stesso. C'è il rischio che alcuni credenti possano cominciare a chiedersi: «Se la Chiesa ha errato in tante circostanze nel passato, come posso esser sicuro che il suo magistero attuale, che quello che insegna adesso sia davvero giusto?». Questo mi sembra un altro dei motivi per cui il riconoscimento pubblico degli errori del passato ha generato ansie e preoccupazioni in alcuni ambienti dentro la Chiesa. ecco il problema! che impedisce di accogliere le critiche e convertirsi!
Vorrei chiarire che la mia preoccupazione nei confronti di questi problemi non intacca in alcun modo il mio entusiasmo per l'idea del Nuovo Avvento. Ne mi spinge a pensare che la Chiesa dovrebbe adottare la politica di Henry Ford II, «mai chiedere scusa, mai spiegare». Penso però che sia necessario che i cattolici stiano molto in guardia, e cerchino nel prossimo futuro di contrastare nel modo migliore i fraintendimenti che questo aspetto della preparazione al Giubileo potrebbe generare.
Consideriamo, in questa prospettiva, le osservazioni e le scuse presenti nella Lettera apostolica alle donne scritta dal pontefice nel 1995. Qui, dopo aver deplorato i vari affronti portati alla dignità della donna nella storia, Giovanni Paolo II osserva: «Se c'è colpa obiettiva, soprattutto in determinati contesti storici, che sia imputabile a non pochi membri della Chiesa, di questo sono veramente spiacente». Il problema teologico va affrontato e non eluso: quei non pochi membri della Chiesa erano fuori dalla chiesa? erano chiesa? erano di fatto scomunicati senza saperlo? Oppure c'è nella chiesa storica come in ogni uomo il buono e il cattivo, parte da convertire e parte convertita: se l'immagine è quella del corpo (di Cristo) perché negare che a Cristo non fa problema l'unire a sé proprio i peccatori... la Chiesa corpo mistico malato di Cristo, continuamente guarito, perdonato, accudito e invitato a convertirsi!
Penso che sia giusto dire che un'apologia così garbata se è apologia, dove è il garbo? non abbia ricevuto attenzioni e ascolto altrettanti garbati da parte di certi circoli intellettuali abituati all'idea che la Chiesa sia un'istituzione sessista ma va?. Quando assunsi l'incarico di guidare la delegazione della Santa sede alla Conferenza internazionale sulle donne di Pechino, rimasi veramente sorpresa dal numero di persone che mi chiedevano come avessi potuto accettare di rappresentare un'istituzione che tratta le donne come cittadine di seconda classe ma guarda che scemi dire cose così assurde e infondate!!!. Un giorno, leggendo un editoriale del noto scrittore Garry Wills, mi sono vista persino dipingere come una sorta di Zio Tom donna (è il tipico eufemismo che si usa per indicare gli schiavi che collaboravano con i loro padroni).
Quando sento rivolgere alla Chiesa queste trite e ritrite accuse di sessismo chiedo sempre: ma rispetto a quali altre istituzioni? Capito? il problema non è rispetto al Vangelo! ma rispetto che so al regime di Teheran! Ancora una volta, Flannery O'Connor aveva colto il nocciolo della questione. In una lettera a un amico che aveva accusato la Chiesa di essere contraria alle donne, la O'Connor scrisse: «Non devi dire che la Chiesa si porta dietro questo peso morto; magari sarà vero per il reverendo tal dei tali o per molti reverendi, ecc. ecc. ma la Chiesa in sé può canonizzare una donna come un uomo e suppongo che nessun altra forza abbia mai fatto di più in tutta la storia umana per liberare le donne» Dipende liberare da cosa e come: bruciandole vive e canonizzandole morte: prima dopo e durante Giovanna d'Arco! eppoi, quale modello di donna è proposto nella canonizzazione?.
Quest'ultimo dato storico è così chiaro che il signor Wylls dovrebbe vergognarsi di sé stesso. Tutto sul sito ufficiale della santa chiesa cattolica apostolica romana! E senza che nessuno se ne vergogni neache chi ha dovuto battere il testo! Da ex seminarista dovrebbe certamente conoscere le conquiste controculturali della Chiesa delle origini appunto delle origini e poi?, e l'importanza che in esse hanno avuto le donne e la famiglia. Non gli è mai passato per la testa che Chiesa è riuscita a far accettare l'idea nuova dell'indissolubilità del matrimonio in società in cui agli uomini era sempre stato permesso di liberarsi arbitrariamente delle loro mogli? Da vedere poi quanto ha fatto e fa per impedire che le ammazzassero di botte: cfr l'omertà ecclesiale sui crimini familiari! Che ha incentivato nel Medioevo la nascita di forti comunità religiose femminili autogovernate? Purché segregate in clausura! e comunque con la bocca chiusa! Che per prima si è preoccupata dell'educazione delle donne in Paesi dove la maggior parte delle istituzioni secolari si disinteressavano completamente dello sviluppo intellettuale delle ragazze? Vero! ma per fare poi cosa di questa cultura? Chiunque abbia una pur minima conoscenza della storia non potrà negare che i progressi della Cristianità hanno rafforzato la posizione delle donne dice bene: la cristianità che è cosa diversa dall'istituzione ecclesiale!.
Negli ultimi anni - la cosa meriterebbe di essere conosciuta meglio - la Santa Sede si è imposta in diversi contesti internazionali come una delle forze mondiali che più si sono battute per la giustizia economica e mondiale delle donne. La chiesa è stata uno dei pochissimi attori internazionali a darsi da fare sia per il rispetto del ruolo delle donne nella famiglia sia per incentivare le aspirazioni delle donne a una piena partecipazione alla vita economica e sociale.
Ma nonostante tutto ciò le poliziotte del genere sembrano pensare di avere comunque una risposta definitiva e senza appello: la Chiesa è sessista perché rifiuta il sacerdozio femminile, perché non ordina le donne. Ma davvero questo rende la Chiesa un'istituzione anti-donne? Dunque si era partiti sul perdono... si arriva all'accusa, a capovolgere l'accusa... il problema non è il sacerdozio (anche) ma la visione della donna che può solo obbedire, se mai gli è data la possibilità di comandare... Se le redini del comando, sono sempre in mano agli uomini... è sessismo!... Allora o si da' accesso alla stanza dei bottoni anche alla donna... o meglio si rivede la stessa organizzazione ecclesiale in cui il comando diventa veramente un servizio, un ascolto, una corresponsabilità... tornando a bomba gli errori del passato sono nati proprio qui: una visione verticistica della magisterialità ha impedito un autentico ascolto di quelle istanze che in vari modi sollecitavano un cambiamento di direzione nell'atteggiamento ufficiale della chiesa davanti ai fatti cocreti della storia. Domanda: che peso ha avuto la lettera di Edith Stein contro il nazismo indirizzata a Pio XII? in apparenza nessuna...!
Non è questa la sede per una discussione dettagliata delle questioni della complementarietà e della chiamata universale alla santità in rapporto col rapporto dell'ordinazione errore di battuta! mi consola che almeno non hanno ritenuto importante perdere tempo a rileggere tali scemate!. Proviamo soltanto a chiederci una cosa: qual è la posizione delle donne nella Chiesa cattolica rispetto alla posizione delle donne in altre Chiese che ammettono il sacerdozio femminile? Stranamente, molti di coloro che sembrano essere ossessionati dalla questione dell'ordinazione si mostrano del tutto indifferenti alla vasta gamma di ruoli pastorali e ministeriali che una volta erano riservati esclusivamente ai preti e ora vengono svolti da donne. Come le teoriche del genere che non nascondono di preoccuparsi soprattutto della questione del potere anche costoro rimangono indifferenti di fronte a questo incremento di opportunità. L'unica cosa che li interessa sono le posizioni di leadership. Lasciamo da parte l'inadeguatezza di questa analogia, che equipara la Chiesa a istituzione politiche e economiche di tutt'altra natura e consideriamo il problema nei suoi termini essenziali. Chi amministra il secondo sistema di assistenza sanitaria su scala mondiale? Non è stato guidato in larga misura da dinamiche donne cattoliche (soprattutto da suore)? Chi si occupa del più grande sistema mondiale di istruzione privata primaria e secondaria? Non è stato amministrato soprattutto da donne cattoliche, laiche e religiose, nelle vesti di insegnanti, dirigenti, sovrintendenti? (Eppoi da dove viene questa idea che per essere un leader bisogna aver preso gli ordini? Sono certa che l'arcivescovo di Calcutta sia un ottimo amministratore, ma siete sicuri che Madre Teresa sia meno leader di lui? Allora perché non fare arcivescovo Madre Teresa?).
Per di più, Giovanni Paolo II sembra molto determinato a rafforzare e ad accelerare l'azione della Chiesa in questo senso. Ripetutamente, il pontefice ha invitato le donne "ad assumere nuove forme di leadership nel servizio" e ha sollecitato "tutte le istituzioni della Chiesa a dare il benvenuto a questo contributo delle donne". Mettendo concretamente in pratica queste dichiarazioni, il papa ha nominato molte donne, laiche e religiose, alla guida di un gran numero di comitati e di accademie pontificie. Due cose! quindi indirettamente si afferma che prima non era così, secondo che il problema c'era e c'è!
Non c'è dubbio che le diverse Chiese locali rispondano in modo a volte molto diverso alle esortazioni e all'esempio del Papa. Anche molti vescovi, in ogni caso, hanno deciso di dare a loro volta un esempio, chiamando un numero sempre più elevato di donne a incarichi e ruoli di prestigio. Non è ovvio che per quanto riguarda le donne anche nei gruppi religiosi si sono verificati sviluppi impressionanti e più importanti del sacerdozio femminile?
Questo non significa che la Chiesa cattolica abbia già conformato le sue strutture al principio per cui donne e uomini dovrebbero essere considerati partner uguali a tutti gli effetti nel mistero della redenzione. Non è ancora stato fatto abbastanza, e Giovanni Paolo II, come si evince dai suoi scritti, è il primo a farlo notare. Forse la Chiesa non è ancora all'altezza delle sue aspirazioni, ma credo che rispetto alle altre istituzioni essa possa andare comunque a testa alta, in virtù della sua lunga tradizione di rispetto per la dignità della donna e di impegno per la sua libertà.
Che giornalisti influenti come Garry Wills possano ignorare questi fatti mi porta di nuovo a riflettere sul problema generale posto dalla pubblica espressione della contrizione in un era di malafede e di manipolazione delle informazioni. Mi sembra che i laici cattolici abbiamo un'importante responsabilità nel cercare di afre in modo che queste pubbliche attività penitenziali vengano prese in modo giusto senza fraintendimenti, spesso infatti sono proprio i laici a trovarsi nella situazione migliore per capire quando sincere espressioni di cordoglio vengono sfruttate opportunisticamente da persone o gruppi anche troppo zelanti nell'aiutare la Chiesa a stracciarsi le vesti e fin troppo disposti a versare cenere e ancora cenere sul capo dei cattolici. Spesso il laicato avrà l'opportunità di reagire e testimoniare nel modo migliore.
Questo significa, per un verso, ricordare che quando noi peccatori chiediamo perdono ci rivolgiamo in primo luogo e soprattutto a Dio (come diciamo nell'atto di contrizione «ma soprattutto perché ho offeso Te, mio Dio»). Qualsiasi espressione di rincrescimento rispetto agli errori del passato non implica che ci si debba umiliare di fronte agli altri, e certamente non di fronte a gente che non è disposta da parte sua ad ammettere alcuno sbaglio. Molte ferite della memoria non saranno sanante finché non ci sarà un'espressione di perdono reciproco. Se perdonate/domandate perdono a coloro che vi perdonano/domandano perdono che merito ne avete? Così fanno anche i pagani! In tutta evidenza questa il vangelo non l'ha letto!
Testimoniare nel modo migliore la propria posizione significa sfidare coloro che, in buona o cattiva fede cercano di cancellare la fondamentale distinzione tra la Chiesa in quanto tale e i suoi figli che hanno peccato. Questa distinzione è la vera mostruosità teologica ed evangelica! Proprio il riconoscersi peccatori, salvati continuamente dalla Grazia, ci fa chiesa! Pensare che ad un certo punto non abbiamo più bisogno del perdono di Dio è il vero peccato originale che diventa permanente. Non voglio dire che la grazia non modifichi ontologicamente l'uomo, ma riconoscere che senza la grazia l'uomo e la chiesa ripiomberebbero nel peccato. Questo permanere della grazia è il perdono permanente di Dio all'uomo e alla Chiesa. D'altronde questa è già dottrina acquisita e ferma sulla creazione che senza il sostentamento di Dio ritornerebbe nel nulla... Analogamente bisogna pensare la Grazia!. Quando negli anni Cinquanta Flannery O' Connor si dovette misurare con gli antesignani dei Carrol e dei Kung dei nostri tempi, scrisse: «quello che voi sembrate pretendere è che la Chiesa realizzi il regno dei cieli sulla terra ora e adesso. Cristo è stato crocifisso sulla Terra e ogni giorno la Chiesa viene crocifissa da tutti noi e dai suoi membri in particolare, perché è una Chiesa di peccatori (...) La Chiesa si fonda su Pietro che rinnegò tre volte Cristo e non poteva camminare sulle acque. Voi pretendete che i successori di Pietro camminino sulle acque». Oh! bella che sofista, è riuscita a capovolgere la questione! La tematica iniziale qui è stata capovolta... Ma non si era partiti dal fatto che la chiesa era peccatrice, e l'autrice di questo articolo lo negava: gli uni dicevano, la chiesa non sa camminare sulle acque e l'autrice a dire, no! sono gli uomini che tradiscono, affondano, la chiesa è senza peccato (cioè sa camminare sulle acque)... Adesso accusa gli altri di pretendere esattamente quello che lei difendeva... Infatti, nessuno chiede che la chiesa impari a "camminare sulle acque", quello che si chiede è che ammetta di esserne per virtù propria incapace e di essere spesso "affondata" nelle fatiche storiche: insomma che la chiesa ammetta QUANDO NON HA SAPUTO TENERE FEDE AL PROPRIO MANDATO STORICO! Flannery O'Connor scriveva di teologia con molta levità, ma la sua non era una teologia leggera. Veramente è corretto e giusto, opportuno e adeguato, che noi confessiamo i nostri peccati e facciamo penitenza in questa nuova stagione di Avvento. Non dobbiamo mai stancarci di pentirci perché noi, e gli altri pellegrini della Chiesa, abbiamo un percorso da seguire: dobbiamo arrampicarci sulla scala di Giacobbe, dobbiamo cercare di realizzare l'uomo nuovo, dobbiamo sforzarci di essere ogni giorno che passa dei cristiani migliori. probabilmente il modo migliore per mostrare che stiamo davvero facendo dei passi avanti lungo questo percorso è semplicemente, come dice il Papa, "offrire testimonianza di una vita ispirata ai valori della fede".
Ma per quanto riguarda i nostri pubblici atti di pentimento, ci sia concesso di vigilare, per impedire di essere offesi e sfruttati Sì, sì, questa non ha mai letto il vangelo!. Ci sia concesso di unirci ai nostri fratelli e alle nostre sorelle di altre confessioni per resistere a tutti coloro che somministrano il veleno della colpa collettiva mha! non collettive né semplicemente individuali ma colpe personali, dopotutto esistono responsabilità associative. ci sia concesso, anche, di fare in modo che le nostre espressioni di cordoglio non vengano usate da nessuno per denigrare il ruolo storico della Chiesa, la sua funzione eminentemente positiva di grande forza di pace e di giustizia come per esempio durante le crociate o recenti appelli cardinalizi alla guerra giusta!. Soprattutto ci sia concesso di ricordare ancora una volta che in ogni caso non stiamo chiedendo scusa per il fatto di essere cattolici. Non avremo mai bisogno di chiedere scusa per questo. Non dovremo farlo mai. Non lo faremo mai. Allucinante finale! fuori luogo e isterico! Mi chiedo se si sia mai pentita di aver scritto tali stupidate. Ecco comunque un discorso di cui dovremo prima o poi chiedere scusa...
tutto vero e tutto pubblicato qui: http://www.vatican.va/jubilee_2000/magazine/documents/ju_mag_01071997_p-26_it.html
Per approfondire:
Ho affrontato il problema del perdono in altri post, clicca sull'etichetta perdono e selezionerai gli articoli che ne trattano...
Chi è Mary Ann Glendon? http://it.wikipedia.org/wiki/Mary_Ann_Glendon,
il suo volto: http://www.lifesitenews.com/ldn/images/2007c/Glendon.jpg
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