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mercoledì 16 dicembre 2015

IV Domenica di Avvento


Dal libro del profeta Michèa (Mi 5,1-4a)

Così dice il Signore: «E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui, fino a quando partorirà colei che deve partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele. Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio. Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra. Egli stesso sarà la pace!».

 

Dalla lettera agli Ebrei (Eb 10,5-10)

Fratelli, entrando nel mondo, Cristo dice: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: “Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà”». Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo per fare la tua volontà». Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.

 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-45)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

 

In questa Quarta e ultima Domenica di Avvento la Chiesa ci propone di riflettere sull’episodio del vangelo di Luca, tradizionalmente titolato “La visitazione”: Maria – dopo aver ricevuto, da parte dell’angelo Gabriele, l’annuncio del concepimento di Gesù – parte «in fretta» per andare da Elisabetta, sua parente.

Per quale motivo Maria si reca da Elisabetta? Secondo un diffuso sentire popolare Maria sarebbe stata spinta dalla carità: si sarebbe cioè recata da Elisabetta per aiutarla.

In realtà da nessuna parte del testo è suggerito che il motivo del viaggio di Maria sia stato questo. Tanto più che Maria ritorna a casa sua prima della nascita del Battista (Lc 1,56): un po’ strano che qualcuno venuto per assistere una parente durante la gravidanza se ne vada proprio prima del parto…

La ragione di questa visita dev’essere perciò un altro ed è da ricercarsi nei versetti precedenti al nostro testo: infatti – durante l’annuncio dell’angelo a Maria («Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine», Lc 1,30-33) – Egli aveva aggiunto: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,35-37).

Maria, dunque, sentendo queste parole, vi scorge un’indicazione: un angelo (cioè qualcuno che le porta un messaggio di Dio) le ha detto che concepirà un figlio; lei, giovane ragazza ebrea non ancora sposata; “Come avverrà?” aveva chieso… e nella risposta si parlava della gravidanza di Elisabetta… eccola dunque partire “in fretta” per andare a vedere se quello che l’angelo le aveva detto aveva un fondamento…

Interessante… Maria, paradigma della fede, risulta, da questa pagina evangelica, molto diversa da quella che tanti quadri (e pure una certa predicazione) ci hanno sempre suggerito: non è un personaggio passivo, che accoglie tutto quello che le accade perché è tanto devota, ma è una donna appassionata e intelligente, per nulla ingenua e credulona, che dopo aver sentito il messaggio di Dio corre a vedere se è credibile: va da Elisabetta, per vedere se è incinta per davvero!

E così Luca ci regala l’indimenticabile pagina della rivelazione del Signore (Elisabetta è la prima che chiama Gesù con questo titolo nel vangelo di Luca), chiusa fra le quattro mura di una casa normalissima, con protagoniste due donne – una ragazza madre e una donna sfiorita – e le loro pance (con i rispettivi abitanti) che si parlano di una gioia incontenibile: è il Signore che viene, nel mondo laico delle donne, nella quotidianità di quelli che non contano, nel cuore dell’umanità. «Perché Dio entra nella storia dalla porta di servizio, dove mai l’avremmo aspettato, perché da lì entrano i servi e i domestici…o, di soppiatto, i ladri. Noi eravamo e siamo sempre in attesa sul portone principale della religione, dell’intelligenza, della morale ascetica. Ma lui è entrato e continua a battere nella storia dal punto più basso, da dove noi cerchiamo faticosamente e inutilmente di allontanarci, dalla nascita alla morte: il ventre di una donna!

[Ma] Perché mai le donne sono protagoniste dell’incontro con il Signore? Persino in queste storie antiche, quando non era pensabile potessero neanche fare da testimoni affidabili di incontri umani? Perché la tentazione monofisita [quella per cui Gesù ha solo natura divina e non anche natura umana], (la tentazione più subdola e diabolica contro l’incarnazione) non le tocca. Cioè il corpo, la carne, pure sporca e malata, perfino il cadavere dell’amato… per loro ha sempre senso. E’ sempre il luogo della vita possibile, della comunicazione vera, l’unico luogo dove si trasmette la vita. Sono quindi più vicine all’accudire che al razionalizzare; a comprendere invece che proporre, a servire invece che pretendere. Anche loro sono intrise della congenita debolezza umana (e biblicamente sono state la prime a volerne uscire a tutti i costi) ma il circuito culturale non le chiude mai del tutto. La vita vale più dell’idea della vita!» [p. Giuliano Bettati].

 

Ecco cos’è racchiuso in questo testo, che forse tradizionalmente abbiamo tanto esaltato, ma anche tanto svilito: abbiamo celebrato questo episodio con l’arte, con la predicazione, con la liturgia, ma in realtà era un incensare per velare, per annebbiare, per sfumare.

Infatti l’essere così famoso ha fatto sì che questo brano venisse acquisito come il racconto dell’esemplarità di Maria, così devota da credere ciecamente all’angelo e da partire subito per servire la cugina bisognosa.

In questo ritratto di Maria era racchiusa l’idea di fede e la conformazione del credente che si voleva costruire: una fede cieca e servizievole, un credente credulone e sempre disponibile. Qualora non lo fosse stato, scattava la minaccia dell’inferno.

Ricomprendere la figura di Maria che emerge dal testo di Luca e ritrovarcela come una donna intelligente, che vuole comprendere, che vuole valutare la credibilità di quanto sente, forse può permetterci anche di ricomprendere l’idea della fede e la configurazione del credente: non ci è chiesta una fede cieca e credulona (tanto comoda per chi si erge come maestro tra il popolo), ma una fede pensata, una fede critica, una fede intelligente, che – come quella di Maria – ascolta, serba nel cuore, valuta tra sé e sé, si muove per andare a vedere, per confrontarsi…

Non ci è chiesto nemmeno una disponibilità umiliante, un servilismo che ha reso i laici i cenerentoli delle comunità cristiane: l’incontro tra Maria ed Elisabetta ci suggerisce che più che dal servizio, le relazioni tra credenti dovrebbero essere caratterizzate dal piacere di stare insieme, dalla familiarità che condivide gioie e dolori, buona e cattiva sorte…

Potremmo usare questo tempo natalizio per ripensare alla nostra idea della fede e alla configurazione che crediamo debbano avere i seguaci di Gesù. È il mio augurio,

 

Buon Natale

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