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sabato 5 aprile 2008

“La sera stessa della risurrezione”

…quando scende il buio e gli indizi di risurrezione (la tomba vuota, i ‘vaneggiamenti’ delle donne…) diventano ancor più evanescenti, il cuore si stringe, la nostalgia riporta ai luoghi vecchi… Tante provocazioni possiamo leggere in questi simboli. Ma forse soprattutto due: anzitutto i discepoli diventano coscienti dell’impatto incontenibile che il fatto strepitoso ma tacito dell’apparizione del Cristo crocifisso ai suoi discepoli ha sulla loro vita e sulla storia dell’umanità… (e addirittura di tutto l’universo, come dice la II lettura!). Ma anche che, appena questo messaggio arriva alla seconda generazione cristiana, di quelli che non avevano visto il Signore, deve nascere un modo nuovo di rapportarsi con Gesù risorto, il quale è percepito per tutti come il nucleo fondante della fede cristiana, ma da costoro è conosciuto solo per fede, sulla testimonianza degli apostoli. Nasce cioè il problema della fede in Cristo risorto nei tempi lunghi, nella crisi del “non vederlo più”, nella ricerca del senso delle Scritture nuove e antiche, nella fatica della solitudine per la sua assenza, nella domanda di quale è la continuazione della sua presenza nella comunità dei credenti in lui. Come, in definitiva, la fede degli apostoli fonda la nostra!
Ecco da quale problema e da quale esperienza storica nasce il racconto stupendo dei due discepoli di Emmaus, la testimonianza viva e appassionata del cammino della fede, dove dal discepolo che ha visto Gesù nella carne umana la fede passa al discepolo che non l’ha visto e dispera di poterlo mai più conoscere! Un passaggio difficile, non essendo più beneficati dalla sua presenza visiva e palpabile!
Infatti, svanita la sua presenza, inizia la diaspora (tentazione di sempre!) - come del resto Gesù aveva predetto: “…Ecco, verrà l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!». (16,32). Il passaggio dalla crisi del momento (lo smarrimento dei primi testimoni diretti) alla preoccupazione per la “nostra” fede è evidente in tutto il racconto. Uno dei due discepoli, infatti, ha un nome, e fa parte simbolicamente della cerchia dei testimoni visivi di Gesù. L’altro, sotto l’anonimato nasconde il volto del lettore… in cammino ancor oggi alla ricerca del Signore – mentre sta imparando in silenzio come si fa a scoprire Gesù sconosciuto nei sentieri della storia di ogni generazione.

La nostalgia di Gesù – il Gesù della carne!
Il Gesù crocifisso, “che Dio ha costituito Signore e Cristo” (At 2,36), non è più riconoscibile in veste umana… Gli occhi di carne e il cuore “lento” non lo riconoscono. E anche se cammina “di persona” al loro fianco, rimane uno sconosciuto, come il giardiniere per Maria presso il sepolcro, come il personaggio misterioso sulla spiaggia del lago… Perché chi lo conosce e lo ama ha in mente ilgrande profeta e maestro’ finito in croce, inerme di fronte alla violenza fisica e morale, e alle provocazioni teologiche. La storia della chiesa corre su questo crinale: chiunque crede in lui si ritrova in cuore il dilemma tra la tentazione di usare la fede nel Risorto come una forza da spendere nella logica della carne (così è la dinamica storica che fa camminare il mondo) o di ritrovarsi deluso, nelle varie tappe della maturazione della fede personale e comunitaria, ogni volta che le sue attese, che sembravano sacrosante, rimangono frustrate. E sfugge anche a noi, di fronte alle difficoltà, il lamento: “noi credevamo che…!” Allora si tratta di riscoprire nella sofferenza e nella disillusione “come” Gesù mantiene le sue antiche promesse di rimanere sempre con noi, finché duo o tre lo cercano insieme… Riscoprire come liberare anche noi gli “occhi impediti” dalla nostalgia di figure e modelli di fede ormai superati… Come smuovere il cuore fissato nelle nostre aspirazioni di un successo buono, se non proprio trionfante, dei nostri sforzi personali ed ecclesiali. Se la fede, in ricerca di un riscontro palpabile ed efficace delle cose che spera, non si lascia scrostare dalle sedimentazioni, Lui, che ci accompagna in altra figura, rispetto alle nostre previsioni, rimane uno sconosciuto…

le scritture sono la chiave per capire…
e scoprire man mano la novità sconcertante di tutto ciò che “bisognava che accadesse” … perché soltanto l’accoglienza nel cuore e nelle mente di tutta l’avventura umana di Gesù, descritta nelle Scritture dai testimoni che hanno vissuto con lui, ce ne rivela la qualità e il senso. Gesù stesso fa la propria autopresentazione (cioè ci spiega la chiave ermeneutica per capirlo!): tutto ciò che profeticamente è raccontato nelle Scritture si illumina e diventa comprensibile quando Gesù spiega il duplice paradosso di cui la sua croce è l’emblema: è necessaria la passione e morte, attraverso le quali lui (e ogni suo discepolo …e ogni uomo!) deve passare, perché la logica del mondo è l’autoaffermazione di sé fino all’omicidio dell’altro, (in cui si identifica lui, l’agnello senza difetti e senza macchia!). Ma questa non è l’ultima parola. Dio ha promesso e realizzato in Gesù una parola definitiva, sugli uomini smarriti e oppressi come pecore senza pastore, e questa promessa è la risurrezione e la vita (Gv 11,25). “Quando si aprono i loro occhi”… le promesse antiche e nuove (2Pt cita il salmo 16) si illuminano, e fanno comprendere come il Padre le ha realizzate in Gesù e in noi, “se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi (Rom 8,11). Questo appare come il senso fondamentale di tutta la Scrittura … non solo a livello di comprensione, ma di totale coinvolgimento nella salvezza. Si manifesta dunque in un modo assolutamente nuovo, in mezzo a noi, la continuità della sua presenza salvifica. Difficile da riconoscere nel succedersi delle vicende storiche, ma è in questa elaborazione sempre nuova dello Spirito che sta la maturazione della fede a cui sciamo chiamati nel nostro cammino. L’ostacolo è sempre certamente negli occhi che faticano, a causa della durezza del cuore e della stoltezza della mente. Ma ora il rapporto del discepolo con Gesù il Cristo s’innesca in un circolo dinamico, che partendo dalla attestazione dei testimoni raccolta nella Scrittura, scopre il Signore nello spezzar del pane, che fonda e nutre la comunione indissolubile tra i discepoli… e con tutto il mondo. Questo circolo, che solo lo Spirito di Gesù può animare in tutte e tre le fasi, diventa lo statuto interiore della vita di fede, confermata dal conforto reciproco di condividere, come un’esperienza di vita, il “lieto annunzio che Gesù è il Cristo” (At 5,42).

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