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venerdì 11 novembre 2011

Quel sì che cambia la storia


Antonello da Messina, L'Annunciata, 1476, Palermo, Galleria di Palazzo Abatellis

Finalmente alla donna si chiede un assenso.

Si sa qual era la condizione della donna nella società antica (e non solo). L’uno, il maschio, “è per natura superiore, l’altra inferiore, l’uno comanda, l’altra è comandata”, aveva scritto Aristotele (Politica, 1, 1254b); e la prima obbedienza era quella della procreazione. Le donne erano oggetto e strumento della decisione procreativa dell’uomo.

Non si era mai visto qualcuno che chiedesse alla madre il suo consenso per nascere.

Con il concepimento di Gesù la scena cambia improvvisamente. Anche se è Dio a dover nascere come uomo, è alla donna che spetta la decisione. Senza il suo non se ne sarebbe parlato nemmeno. Certo, non sarebbero mancate altre fanciulle in Galilea o altrove, in quel tempo o in un altro tempo, per partorire il Signore, ma intanto se Maria non diceva sì, quella volta Dio non nasceva».


[R. La Valle, Se questo è un Dio, Ponte delle Grazie, Milano 2008, 112-114]


Con gli occhi di un angelo

Con quest'opera, Antonello compie un doppio ardito esperimento: riesce a rendere figurativamente l'evento dell'Annunciazione abolendo almeno due dei personaggi abituali: l'Angelo, la presenza divina - e a concentrare in un'immagine indimenticabile il susseguirsi degli eventi narrati dai Vangeli. Scorrendo il dipinto dal basso verso l'alto, cogliamo infatti il momento precedente all'apparizione angelica, la lettura del libro; il momento umanissimo del dubbio, espresso dalla mano destra, che si protende in avanti, come a fermare l'angelo, a chiedere spiegazioni e dalla mano sinistra, che chiude i lembi del velo. Si arriva così, aiutati anche dalla composizione piramidale del dipinto, al culmine di quest'opera, allo stupendo volto della Vergine, da fanciulla siciliana, che lascia trasparire un velo di preoccupazione, ma si compone a serenità e consapevolezza.

Mettendoci nella stessa posizione dell'Angelo, Antonello ci invita a contemplare questa figura di donna, delicata e insieme maestosa, umana, ma già madre di Dio




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