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giovedì 27 dicembre 2007

Santa Famiglia '07

  • una strana famiglia “santa”!
    …bisogna forse fermarsi un momento a riflettere per capire come questa ‘unica’ irrepetibile famiglia possa essere significativa per le nostre… se dev’essere in qualche modo il modello della famiglia cristiana, proprio perché è la famiglia di Gesù il Cristo. È una ben strana famiglia, questa, che vive un’avventura umana così eccezionale ed irrepetibile… Una continua sorpresa a se stessa! A leggere il racconto di Matteo, Giuseppe desiderava invece una normalissima famiglia, ma ad ogni momento importante ha un sussulto per un cambio di rotta sconvolgente… Non avrebbe mai “sognato” di vivere un’avventura così. Altri sogni invece lo istradano verso progetti impensabili. In questa narrazione Maria sta sempre zitta… In quella di Luca, in tutt’altro contesto culturale, è lei che parla e Giuseppe sta zitto… Una cosa è certa per tutti e due i vangeli: in questa unione “unica” tra un uomo e una donna, il bambino che vi si pone in mezzo è il “Figlio di Dio”. E ogni schema consueto e prevedibile ne è scompaginato! Matteo altro non dice, per farci cogliere questo mistero, che aiutarci a ripercorrere, in una specie di parallelismo profetico, qualche avventura antica del dramma del popolo di Israele. Il quale così si configura come il prototipo, e quindi la chiave di lettura, di questa tanto attesa ma sempre più misteriosa e sorprendente presenza di Dio “in mezzo a noi”.
  • le diverse letture di un unico mistero
    E così sappiamo che Gesù è inserito nella genealogia di Davide, ma non è figlio di Giuseppe, ma della sua fidanzata, incinta per opera dello Spirito santo…È riconosciuto da saggi stranieri ma respinto dai suoi; è salvato come Mosè dalla strage degli innocenti da parte di un faraone che vuole ucciderlo; trova rifugio in Egitto, come tanti perseguitati nei secoli della storia di Israele. E poi torna nella sua terra, anche se non in Giudea, ma a Nazareth, per paura di un nuovo Erode…
    Gesù, dunque, è presentato come l’arrivo del lungo cammino di attesa e preparazione del Messia, e la sua famiglia, se pure in modo asimmetrico, ne è la culla biologica e culturale, che raccoglie il peregrinare del popolo, dai Patriarchi (e tutta la loro infaticabile ricerca religiosa), a partire da Abramo… fino a Giuseppe, “lo sposo di Maria dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo”.
    Sotto questo aspetto Luca capovolge la chiave di lettura, rimodellata in un un’esperienza di chiesa che ha sperimentato l’allargamento all’umanità… Presenta dunque la genealogia di Gesù all’inizio del suo ingresso nella vita pubblica, prima delle tentazioni, quando il lettore sa già tutta l’infanzia e l’avventura di Maria e dell’altra famigliola sacerdotale di suoi parenti, i genitori di Giovanni il Battista. La famiglia di Nazareth non è soltanto la sintesi e il compimento della storia sacra arrivata fino a Gesù. È soprattutto la profezia della storia nuova che da Gesù parte verso un futuro di salvezza e rigenerazione, che assume, non rifiuta, ma trasfigura e riconverte profondamente il passato, la sua cultura e le sue istituzioni e si avvia (con lo Spirito!) a fermentare tutta l’umanità. Non per niente la “genealogia” di Luca, risale fino ad Adamo – all’uomo, come uomo! E il racconto della sua famiglia, con i suoi cantici, coinvolge tutti i poveri, gli oppressi, le donne (e perfino gli infanti nel seno materno, che “sussultano” e profetizzano l’umanità nuova).
  • … tra le due radici
    L’istituzione umana primordiale, la famiglia, è riletta e illuminata evangelicamente tra queste due radici: la prima di queste è profondamente innervata nel passato, come la piattaforma biologica di carne della quale è l’espressione umanizzata…: per cui “l’umanizzazione storica” del Verbo, in Gesù di Nazareth non poteva non sprofondarsi in questa comune matrice dell’uomo. E viverne e assorbirne l’impregnazione ancestrale di sangue e di latte, di carezze e di gemiti, di affetti e di paure, di linguaggio e di cultura… perché non si diviene uomo o donna diversamente! L’altra radice invece è appesa al futuro (per parte di “Padre”, verrebbe da dire!). Perchè adesso, in questo “bambino”, il futuro non è più soltanto utopia (sarebbe ancora un’appassionata speranza che non abita in nessun luogo) ma profezia incarnata, che abita proprio nel luogo umano dove l’uomo diventa tale. È dentro questo luogo (la famiglia “santa”) che la “speranza” diventa finalmente storica, non è solo una propaggine ferita e inquinata del passato, ma aggrappa le sue radici feconde ad un fondamento che è sempre questo “bambino” - ma nella fede già vissuta, che ha percorso il suo ciclo umano, appassionante e rifiutato, glorificato nella risurrezione… e ri/chiamato finalmente alla destra del Padre, con tutto il suo corpo di carne – seme e fermento del destino di ogni uomo che a lui affida.
  • … per accudire dal di dentro ogni anelito d’umanità
    … Questa “santa” famiglia è così tanto culturalmente disomogenea ad ogni modello e tanto fuori da ogni misura, proprio per questa divina inabitazione, da contenere ogni famiglia, perché ha dentro di sé la novità assoluta che nessun profeta poteva immaginare, che è questa : il suo destino e la sua riuscita è il destino e la riuscita del “bambino” che ci si è immerso, venuto a farsi carne per imparare ad esser uomo… Un bimbo che man mano che cresce sconcerta ogni programma di Giuseppe, secondo Matteo, e, secondo Luca (2,50), azzera ogni comprensione di Maria, pur così attenta e totalmente dedita. Allora, adesso, ogni luogo d’amore umano che anela ad esser “famigliare”, (ove cioè l’uomo tenta di addestrarsi comunque ad esser uomo), si tratti di famiglia “normale” o incompiuta, legalizzata o emarginata, affranta sotto il peso della condanna ecclesiale o sociale, o da paure e divisioni, peccato o fragilità, sessualità normotipiche o incoative ‑ dentro o al di fuori di ogni frontiera culturale ‑ tutte sono abitate “carnalmente, e per questo ancor più “profeticamente” da Dio stesso … Magari pàgano un amaro tributo alla prima radice carnale, ma possono sempre essere redimibili e salvifiche perché aggrappate alla seconda. Nessuno può più a priori condannarle, ma anzi deve accudirle e custodirle e illuminarle, perché dentro le ferite della tormentata storia biologica, culturale o personale che le ha prodotte, il cristiano sa che c’è sempre, almeno un brandello della “buona notizia di carne” – che è questo “bambino”.
  • Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione…
    Paolo è un esempio luminoso di questa contemplazione cristiana nella storia complessa e ferita dell’uomo. Anche lui paga il suo tributo alla cultura del tempo, maschilista e repressiva, perché non esiste concezione teorica dell’uomo o della donna o della famiglia… che non sia mediata e filtrata dalla cultura del momento storico (che è la prima radice o matrice…). Ma coglie pure lucidamente l’irruzione che è avvenuta nella carne e nella cultura dell’esplosività dello Spirito: per cui tutto “ora” deve essere compiuto nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. Sarà proprio Paolo infatti a vedere nel rapporto nuovo di famiglia addirittura il “mistero grande” del rapporto di Cristo con la chiesa (Ef 5,32), la totale equiparazione di dignità e primato tra donna e uomo… Il fermento impiegherà secoli a trasformare la cultura, anche ecclesiale, e non è mai finito. Ma è avvenuto e sta avvenendo, che il “bimbo” rieducherà i suoi genitori, pur santi,… rendendoli capaci di imitare sempre più l’infinita misericordia del Padre suo… che ha tanto amato il mondo da mandare il figlio suo… non a giudicarci, ma a salvarci. A cominciare dalla famiglia!

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