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martedì 19 febbraio 2008

Matteo 23,1-12

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: “Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filatteri e allungano le frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare ‘‘rabbì’’ dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare ‘‘rabbì’’, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno ‘‘padre’’ sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare ‘‘maestri’’, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato”.

Sappiamo che il Vangelo di Matteo si rivolge ai cristiani che vengono dal giudaismo. L'autore ha tutto "l'interesse" quindi ad accentuare la polemica con le autorità religiose dell'epoca anche in funzione della tesi fondamentale della sua teologia: Gesù è il vero e definitivo Mosé!

È all'interno di questa prospettiva che va cercata una comprensione adeguata delle parole che Matteo mette in bocca a Gesù: non è una lezione moralistica sull'agire degli scribi e dei farisei. Matteo ponendo da un lato Gesù come fondamento della verità di tutta la Tradizione religiosa ebraica, lo situa dall'altro a fondamento del fare umano.

Infatti come l'espressione dicono e non fanno non è una ragione per non fare quel che dicono, così le speculari espressioni non dicono e fanno, oppure dicono e fanno, non sarebbero una ragione per fare quel che dicono! È Gesù che pone se stesso a fondamento del fare! Cosa che è ribadita alla fine con l'espressione uno solo è il vostro Maestro, il Cristo! In questo senso non esistono più altri maestri possibili.

Tra il dire e il fare non ci sta di mezzo il mare, ci sta di mezzo Gesù.
Quando manca un volto "umano" di Dio, il presunto culto reso a Lui, è in realtà esaltazione di sé e annichilimento dell'altro, in tutte le sue infinite e "folcloristiche", ma non meno drammatiche, deviazioni storiche. Per questo la frase il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato, non è una norma morale che si aggiunge alle altre, ma la possibilità di scoprire in Gesù, in un rapporto vitale con lui, il volto umano di Dio. Ma non basta dire Gesù! Il rischio di proiettare su Gesù quello che abbiamo proiettato per anni sulla nostra idea di dio, si può evitare soltanto se impariamo a lasciarci condurre dallo Spirito sulle stesse modalità di rapporto col Padre che ha vissuto Gesù. E la croce è il suo essere innalzato nel suo essersi abbassato!

Non c'è più allora dire e fare, ma il fare resta l'unico modo di dire:
Il farsi servo resta l'unico modo di dire Padre,
il farsi servo resta l'unico modo di dire fratello,
il farsi servo resta l'unico modo di dire...

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