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venerdì 13 giugno 2008

L’obbedienza della libertà… (se ti chiama un volto che ti ama!)

“…gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date!” …è il filo d’oro che collega i brani della Scrittura che ci sono proposti. È il seme che solo l’Amore preventivo poteva seminare nel cuore della materia inerte (la polvere biblica) perché divenisse nel corso dei tempi infiniti un cuore che pensa e che impara ad amare. È il fermento, che perduto nella nostra radice carnale, ci ha spinto al vertice del nostro essere: l’intera storia umana è un segno privilegiato di questo passaggio continuo, mai interrotto e mai compiuto, dalla condizione necessitata, oppressa e servile, a un regime di libertà. La miscela misteriosa tra pensiero, libertà e amore, tra desiderio dell’altro, voglia di dargli la vita per farlo crescere e rispetto profondo della sua alterità, è “il di più” che ci fa umani! Più un anelito che una conquista, ma qui si gioca il futuro dell’umanità, singolo uomo e famiglia umana. È in questo “più” che Gesù ha giocato la sua “chiamata” a portare a compimento la misteriosa strategia di amore del Padre (l’economia della salvezza raccontata nelle Scritture), promettendo e donando ai suoi discepoli, come definitivo Messia liberatore, un animatore e consolatore in questo difficile cammino…
I cristiani sono un popolo messianico non perché ascoltano prediche rituali, non perché pregano: cose importanti queste, ma non distintive dei cristiani… il cristiano ha il suo segno distintivo nel liberarsi costantemente dai faraoni che gli occupano l’anima e il corpo. Questo è il suo segno distintivo. Con questo in più, che per il cristiano, la libertà totale non si consuma dentro il confine della storia, nell’arco carnale dell’esistenza: esso riguarda la totalità assoluta… Questa è la prima legge del popolo messianico! è una legge dura, che ci coinvolge ogni giorno… Di più, essa ci richiede di liberarci “dentro”, innanzi tutto, nell’intimo della nostra coscienza, dove si connettono le catene più invincibili” (Balducci)

vi ho sollevato su ali di aquila… fino a me
…c’è un’obbedienza a Dio che solleva l’uomo dalle catene che lo legano alla sua condizione servile (asservita!) per portarlo alla libertà. C’è dunque un legame a Dio (più una fede che una religione) che lo slega da ogni altra oppressione, perché ogni nido in cui pure siamo cresciuti, espletata la sua funzione, diventa presto un luogo di costrizione. Da quando Israele ha visto e sperimentato questo passaggio dalla schiavitù alla libertà… nell’esodo dall’Egitto, ha riscoperto fin nelle proprie radici questa caratteristica “pasquale” del Dio degli “eletti”, il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe…, nomadi e pellegrini in ogni terra, il Dio dei giudici, dei re, dei profeti; il Dio dei poveri e degli schiavi, dei prigionieri e degli oppressi, delle vedove e degli orfani. Finché Gesù, apertamente, con le sue parole e i suoi gesti, rivela che il Regno di Dio, che fa irruzione nella storia, vuol dire il passaggio degli uomini che lo accolgono dalla sudditanza, dalla schiavitù, dall’oppressione delle forze del male di ogni tipo, alla libertà di figli! Perché “eletti”, vuol dire esistenzialmente chiamati a partecipare della caratteristica qualificante della presenza di Dio nella storia: la libertà dell’amore! O… l’amore che libera, e apre sempre ulteriori strade di vita!
… mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi
Non poteva che essere così, il primo passo! … e S. Paolo l’ha sperimentato sulla sua pelle: se non comincia il Signore ad amarci (donandoci la capacità di amarlo, che è la liberazione dalle catene della “necessità” del peccato personale e strutturale, che ci chiudono in noi stessi) come potremmo noi cominciare, mentre siamo ancora incatenati? Chi è ammalato o affamato o schiavo o violentato… non è libero, se non trova qualcuno che lo aiuta a entrare nelle condizioni minime di respiro umano, almeno acquisendo quel minimo di libertà e di coscienza che permette di guardare a sé e all’altro con amore. E l’amore è la voglia di bene per l’altro, una voglia che rigenera non solo chi riceve, ma altrettanto chi dona un po’ della propria attenzione, del proprio affetto, del proprio accudimento… insomma un poco della propria vita! La storia, o (detto alla luce dell’amore di Dio per l’uomo, manifestato nelle Scritture) “l’economia della salvezza” è il racconto del passaggio continuo, tormentato e colmo di contraddizioni e sofferenze, da un regime di necessità e oppressione della condizione umana ad una capacità di apprendere e conquistare… un’umanità più libera e dignitosa!
vedendo le folle ne sentì “compassione”, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore… …è una compassione per la sofferenza di una deturpazione o diminuzione della vita degli uomini, come si vede dal racconto di tutta la sua vita nei vangeli, e dai “poteri” conferiti ai suoi discepoli. Infatti il vocabolo greco fa riferimento all’amore materno, al grembo ove nasce e cresce la vita. Gesù prima di ogni valutazione morale o religiosa è preoccupato della vita. Aiutare la vita umana a crescere e dilatarsi è un compito universale e indivisibile: è la redenzione!. Questo è il fuoco interiore che farà saltare tutte le barriere culturali, religiose, razziali, che sono il tributo inevitabile dell’incarnazione di questa voglia di bene in un momento umano della storia … E quindi queste barriere culturali interiorizzate erano ancor presenti nel tempo di Gesù e persistenti anche quando l’universalità della missione dei suoi discepoli apparirà manifesta… Recinzioni appesantite da tentazioni esclusive non inclusive, stabili invece che provvisorie, sacralizzate piuttosto che umili difese di amori ancora immaturi… Steccati che ci affaticano e frenano ancor oggi, perché inquinano la “riconoscenza”, che è l’esperienza originaria di amore gratuito. Quella, appunto, della “chiamata”, che, “mentre siamo ancora divisi”, quando ancor contrapponiamo giusti e ingiusti, salvati e peccatori, ortodossi ed eretici… abbiamo però già tra di noi l’antidoto a questi veleni… e umilmente “ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione
Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità.
Un mandato a largo spettro. Quanto l’uomo soffre, tanto è il compito del discepolo di Gesù di aiutarlo a liberarsi! All'iniziativa di Dio, attuata da Cristo, segue la mediazione degli Apostoli e la costituzione di questo gruppo messianico di “mandati” (questo vuol dire ‘apostoli’) a liberare l’umanità stanca e sfinita come pecore senza pastore… Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti… Una scelta radicale e determinata, questa, di legarsi e legarci storicamente a questi dodici e ai loro discepoli, promettendo di essere con loro in questo compito fino alla fine del mondo (Mt 28,20). Uomini con i loro nomi e i loro volti inconfondibili, la loro qualità umana modesta e povera, fatta di cuori grandi quanto fragili, di mani callose e situazioni sociali ambigue… ma tutti “bruciati” da un’esperienza di amore che gli ha trasformata e capovolta la vita!… La trasmissione della fede è dunque legata ai nomi e ai volti, non può diventare un’operazione di massa, perché è anzitutto un’esperienza di amore liberante. Non può essere ridotta a inculturazione, che ne può essere una conseguenza sociale. Non è un indottrinamento che sostituisca nozioni sul mondo e sull’uomo con altre nozioni migliori, ma altrettanto storicizzate e precarie… ma è l’annuncio (fatto di esperienza e speranza) che il “Regno di Dio è vicino”, per cui la gente sofferente riacquista umanità. E la chiesa ne dovrebbe essere il segno levato tra le nazioni: questo segno così raro e difficile, ma essenziale, è l’esperienza del gratuito!

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