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venerdì 5 giugno 2009

È tempo di bilanci...

È tempo di bilanci… l’anno (almeno quello scolastico, su cui però si ritma anche la vita di chi a scuola non ci va più) sta per finire; è finito anche il Tempo di Pasqua… per la sottoscritta si è anche completato proprio in questa settimana il ventisettesimo anno di età… Inevitabile dunque diventa il fare una sosta, non tanto per guardare a cosa si è fatto e cosa si deve fare, in cosa si è riusciti e in cosa si è falliti, cosa è andato bene e cosa è andato male… quanto piuttosto per guardare chi si è diventati, chi siamo (nel profondo) e quanto il lento percorso di immersione nello Spirito di Cristo, nel prendere cioè conformazione cristica, nel vivere una vita secondo il Vangelo si sia dato… quanto cioè questa logica, questa mentalità, questa dinamica, abbia pian piano – goccia dopo goccia – corroso la nostra impalcatura egoistica e autoreferenziale, sempre ansiosa di salvare se stessa, e abbia lubrificato invece i canali della donazione di sé, della voglia di spendersi per il bene altrui, del desiderio di un mondo migliore, per tutti…
E in questa analisi, alla ricerca della verità di noi, dell’identità bella che ogni tanto scordiamo e sporchiamo ma che Qualcuno tiene sempre per noi, della felicità vera che sa solo d’amore, mi pare che le letture di questa domenica in cui si festeggia la santa Trinità possano davvero aiutarci. In esse infatti è quasi racchiuso un sunto della storia della salvezza, della storia della salvezza universale e della storia della salvezza personale, del sogno di Dio su ciascuno dei suoi figli…


La prima lettura dal libro del Deuteronomio fa infatti risuonare l’inaudita notizia che scaravolta tutto l’impianto religioso umano: è quella di un Dio in cerca dell’uomo, «Ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un’altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore, vostro Dio, in Egitto, sotto i tuoi occhi?».
Di fronte al sempre riemergente desiderio dell’uomo di arrivare a Dio, di mettersi alla ricerca di Dio, di inventarsi modi, gesti, parole, sacrifici, riti per raggiungerlo, il messaggio biblico inverte i termini in gioco: la ricerca di Dio da parte dell’uomo è illusione, proiezione, sete di potere, dominio sugli altri… è Dio piuttosto che cerca l’uomo. E come scrive Armido Rizzi questo «Non è un ritocco: è un capovolgimento»…
Anche perché questo ribaltamento non è vago, non è una ricerca dell’uomo (da parte di Dio) di cui non si sa bene lo scopo… Esso è invece chiaramente dichiarato, appassionatamente ribadito e mai smentito: «perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te»!
È un capovolgimento perché… pensate se davvero ci credessimo… se davvero per un attimo dessimo credito a questi tre primi guadagni che le Scritture ci forniscono: non c’è bisogno di fare chissà cosa per cercare e trovare Dio, è Lui che è in cerca di noi; e ci cerca perché vuole la nostra felicità… Proviamo cioè a fare il percorso inverso del moderno che ha costruito il mondo etsi Deus non daretur: noi proviamo a pensare la nostra vita etsi Deus daretur, e non un Deus qualsiasi, ma questo Dio, quello di Gesù… Proviamo cioè a “far finta” che Dio ci sia per davvero, che sia proprio il Dio d’amore che ci ha rivelato suo Figlio: come cambierebbe il nostro orizzonte di senso, i nostri criteri per scegliere, l’impostazione della nostra vita… come cambieremmo noi!!!
Eppure… Ogni volta che queste cose si scrivono o si dicono… si ha sempre come la percezione di non riuscire a farsi capire… Forse di non capire fino in fondo neanche noi… Perché è come se immediatamente, non si sa bene da dove, emergesse un rigurgito nauseabondo: “Siamo stufi di sentirci ripetere che Dio è amore, ci cerca, ci vuol bene, ci vuole felici”… Siamo stufi perché di fatto questa è una notizia che non ha nessuna incidenza sulla nostra vita… Dopo che so che Dio mi ama? Devo continuare ad andare a lavorare, faticare per la realizzazione dei miei sogni (che chissà se si realizzeranno mai…), litigare, questionare… è un annuncio che ha perso completamente incidenza sul quotidiano, quando addirittura non diventa fastidioso, non suscita forme di ribellione, di disprezzo: “Basta con quelle finte pacche sulle spalle e quei finti luoghi comuni basati su una presunta benevolenza divina con cui spesso si risponde ai drammi della vita”…
È per questo perenne rischio di essere fraintesi, che forse molti oggi tacciono… è perché non si sa più dire che credere vuol dire dar credito a quelle tre frasi messe sopra, che si tace l’invito alla fede, certi che la gente capirebbe – giustamente dal suo punto di vista – tutt’altro… si tace perciò l’annuncio di quell’amore, che aveva tutt’altro significato, ma che si è svilito, consunto, quasi rovinato e se suscita reazioni sono quelle di qualche gruppo di spiritualisti esaltati o di qualche ferito dalla vita infastidito da un Dio che ama tutti tranne lui…
Eppure… eppure per chi questo amore l’ha incontrato nella carne, la prospettiva è diversissima… Ci sono alcuni che queste stesse parole non le travisano, ma le sentono nello stesso nostro univoco senso… sono i privilegiati, che – proprio perché testimoni in prima persona – continuano caparbiamente a non soccombere alla mentalità di morte, sfiducia, rassegnazione che ci sta crescendo intorno… Come in quella vecchia storia in cui un branco di cani segue la volpe e dopo un lungo correre e correre e correre, solo quelli che avevano davvero sentito l’odore non desistono… Gli altri correvano perché avevano visto i loro simili correre, ma non avevano sentito l’odore… e si son fermati…
Chi ha sentito l’odore non è più bravo, è solo più fortunato… è per questo che ha un compito preciso, che è quello di non desistere nel raccontare di quell’amore a cui gli altri non credono più, perché non l’hanno sentito… non desistere nel raccontare di quell’amore nato dal cuore stesso di Dio e tutto dedito al bene dell’uomo, tutto dedito a riversarsi su altri perché – ci dice sempre la Scrittura di questa domenica – così è la natura stessa di Dio. Egli non è un’unità monodica e statica e sola e noiosa… è una dinamica a tre, una “fornace trinitaria” – la chiama qualcuno –, un circolo e ricircolo di energia amante.
Ecco perché l’inaudita notizia non può essere fraintesa… non si tratta di un Dio che sta lassù nell’alto dei cieli e solo nominalisticamente continua ad amare l’uomo in una maniera impercettibile, insignificante, in fin dei conti, inutile… con un amore così appiattente e ripetitivo da risultare noioso… quasi da rifuggire… come – per ridere – spesso emerge dai nostri discorsi quotidiani: “Che noia stare in paradiso tutta l’eternità…”.
La notizia inaudita è piuttosto che il desiderio di Dio è che l’uomo entri a far parte di questo circolo trinitario, che cioè non semplicemente sia un contenitore anonimo in cui è versato l’anonimo amore di Dio, insignificante per la quotidianità del contenitore, ma che l’uomo nella sua singolarità e irripetibilità è chiamato attivamente a far parte di quel ricircolo amoroso che vuole inondare il mondo: «Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo “Abbà! Padre!”. Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo»!
È l’inaudita notizia che un mondo diverso è possibile, che logiche diverse sono possibili, che (almeno) pezzi di Regno sono realizzabili! Detto laicamente: che davvero la vita può essere bella! Non perché senza dolori e problemi, ma perché davvero tenuta in mano dall’energia cristica intrastorica, che è lo Spirito, che è l’amore, che “non fa da sé”, ma coinvolge me: «Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito». Il capovolgimento di cui si parlava all’inizio infatti è quello per cui non solo – come chiunque può dire – a noi interessa di Dio (perché potrebbe essere quello che ci salva la vita), ma a Dio interessa di noi! Nella nostra storia, ne va di Dio! Questo è il messaggio di Gesù: «l’originario divino si riferisce all’uomo come a chi Lo riguarda, Dio prende in conto cosa l’uomo man mano iscrive nel tempo» [Ubbiali].
Ma come convincere i cani che non hanno sentito l’odore della volpe a continuare a correre? Non serve inondarli di parole, di discorsi, di mezzi poco puliti perché alla fine ci seguano… Bisogna escogitare modi perché sentano l’odore… ecco perché la Chiesa ha bisogno di modalità nuove di immersione della gente nello Spirito… Ecco perché il comando finale e di sempre di Gesù è di andare per tutto il mondo ad immergere la gente in questa fornace amorosa che è il continuo scambio tra il Padre, il Figlio, lo Spirito e ciascuno di noi: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli (= immergendoli) nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo»!
«Insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato», aggiunge l’evangelista Matteo… che guarda caso è nuovamente l’amore… l’amore capace di darsi fino alla morte per il bene altrui: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34).
Ma, ancora una volta, non un annuncio da vivere in solitaria, ma dentro ad una dinamica collegiale: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

3 commenti:

marcopino ha detto...

uh....auguri chia!

Danila ha detto...

Mi unisco agli auguri di buon compleanno e grazie per le belle riflessioni che ci regali!

chia ha detto...

grazie :o)

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