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martedì 9 dicembre 2008

Due ventenni parlano di Eluana

Riporto il contenuto di due volantini che sono stati consegnati agli studenti della facoltà di Medicina a Monza. Entrambi parlano del caso di Eluana Englaro.
Il primo è stato scritto dai ragazzi di Comunione e Liberazione e ci è stato dato in facoltà venerdì; il secondo volantino invece l'abbiamo ricevuto oggi ed è stato scritto, in risposta al primo, da due ragazzi che si sono firmati semplicemente con nome e cognome (che però io non riporto) e con la sigla "MED1" cioè iscritti al primo anno del corso di Medicina.

È la prima volta da quando frequento l'università (tre anni in tutto) che qualcuno al di fuori di qualsiasi movimento politico o religioso prova ad entrare apertamente in discussione con il grande movimento di Comunione e Liberazione che nella Facoltà di Medicina di Monza è davvero potente e imponente.
La mia primissima impressione è stata: in quella massa di studenti che siamo, qualcuno di vivo c'è!! qualcuno... due "ragazzini" di vent'anni!

[1° volantino] CARITA’ O VIOLENZA?

«Capire le ragioni della fatica è la suprema cosa nella vita, perché l’obiezione più grande alla vita è la morte e l’obiezione più grande al vivere è la fatica del vivere; l’obiezione più grande alla gioia sono i sacrifici… Il sacrificio più grande è la morte» (don Giussani)

Che società è quella che chiama la vita “un inferno” e la morte “una liberazione”?
Dov’è il punto d’origine di una ragione impazzita, capace di ribaltare bene e male e, quindi, incapace di dare alle cose il loro vero nome?

L’annunciata sospensione dell’alimentazione di Eluana è un omicidio. La cosa è tanto più grave in quanto impedisce l’esercizio della carità, perché c’è chi si è preso cura di lei e continuerebbe a farlo.

Nella lunga storia della medicina il suo sviluppo è diventato più fecondo quando, in epoca cristiana, è cominciata proprio l’assistenza agli “inguaribili”, che prima venivano espulsi dalla comunità degli uomini “sani”, lasciati morire fuori dalle mura della città o eliminati. Chi se ne fosse occupato avrebbe messo a rischio la propria vita. Perciò chi cominciò a prendersi cura degli inguaribili lo fece per una ragione che era più potente della vita stessa: una passione per il destino dell’altro uomo, per il suo valore infinito perché immagine di Dio creatore.

Così il caso Eluana ci mette davanti alla prima evidenza che emerge nella nostra vita: non ci facciamo da soli. Siamo voluti da un Altro. Siamo strappati al nulla da Qualcuno che ci ama e che ha detto: «Persino i capelli del vostro capo sono contati». Rifiutare questa evidenza vuol dire, prima o poi, rifiutare la realtà. Persino quando questa realtà ha il volto delle persone che amiamo.

Ecco perché arrivare a riconoscere Chi ci sta donando la presenza di Eluana non è un’aggiunta “spirituale” per chi ha fede. È una necessità per tutti coloro che, avendo la ragione, cercano un significato. Senza questo riconoscimento diventa impossibile abbracciare Eluana e vivere il sacrificio di accompagnarla; anzi, diventa possibile ucciderla e scambiare questo gesto, in buona fede, per amore.

Il cristianesimo è nato precisamente come passione per l’uomo: Dio si è fatto uomo per rispondere all’esigenza drammatica – che ognuno avverte, credente o no – di un significato per vivere e morire; Cristo ha avuto pietà del nostro niente fino a dare la vita per affermare il valore infinito di ciascuno di noi, qualunque sia la nostra condizione.

Abbiamo bisogno di Lui, per essere noi stessi. E abbiamo bisogno di essere educati a riconoscerLo, per vivere.

(Comunione e Liberazione)

[2° volantino] In risposta al comunicato di C. L. in merito al caso Englaro

IMPORRE UN’ETICA CON LA VIOLENZA ?

«Ma che potrei fare da credente? Imporre la mia visione a chi non la pensa come me?
Va bene evangelizzare, ma l’etica per definizione non si impone.»
(Vito Mancuso, teologo)

«La prosecuzione della vita umana fisica non è di per sé il principio primo e assoluto, sopra di esso sta la dignità umana. E dove si dà questo principio di dignità se non nel rispetto delle convinzioni altrui?» (cardinale Carlo Maria Martini)

A casa dello sconosciuto si bussa, si chiede permesso e lievemente si oltrepassa l’uscio, quasi cercando di non rompere l’intimità di chi accoglie. Forse gli autori del volantino firmato da Comunione e Liberazione deve essere sfuggita questa semplice regola di cortesia, sventolando senza pudore parole come “omicidio” in casa di chi ha bisogno di tutto tranne che vengano aggiunti veleni al proprio dolore. Credete sia facile rassegnarsi all’evidenza di una figlia che dopo sedici anni di cure non ritorna più a coscienza?

Basterebbe un po’ di umiltà per capire che i problemi sono ben più complessi di come vengono presentati, che se davvero la ricerca è quella della verità, bisognerebbe accorgersi che coloro che sostengono una legge in tema di bioetica non sono dei mostri senza cuore pronti a “soffiarsi il naso” con la vita altrui. È in buona sostanza una questione di gradi, di sfumature, ingranaggi infinitesimali in sistemi di mostruosa complessità.

Noi che scriviamo non abbiamo la difficoltà a definirci cattolici, frequentiamo settimanalmente la messa, e ci impegniamo a diffondere i messaggi di amore del vangelo, ma non possiamo accettare l’arroganza di chi vuole avere l’ultima parola sulla vita di tutti, senza esclusione di giudizio nemmeno davanti alla sofferenza di un padre dilaniato, che chiede solo che si faccia un po’ di silenzio.

La passione per l’uomo (che per inciso non è appannaggio solo del cristianesimo) deve assolutamente essere ribadita con tutta la forza di cui necessita, soprattutto nel campo della medicina, passione per l’uomo che mai deve prescindere dal rispetto.
E allora non è violenza strumentalizzare il nome di chi non si conosce neppure, innalzando un caso così delicato a vessillo di una vostra battaglia?
(firmato da due ragazzi iscritti al primo anno di Medicina)

3 commenti:

Danila ha detto...

E' vero, non conosciamo Eluana, nè il dramma intimo che ne sta vivendo il padre. Vederla in stato vegetativo o auspicarne la morte?Non è una decisione che spetta a noi (Stato o Chiesa), ma solo a Dio. Ogni fatto che ci succede è voluto da Lui, e se voleva che Eluana morisse, questo sarebbe accaduto al momento dell'incidente.C'è sempre una ragione nei Suoi disegni. Non dimentichiamolo mai.

mario ha detto...

Grazie Nives, e complimenti ai "due ragazzini"... un testo che condivido pienamente... Se riesci a incontrarli di' pure loro che in questo blog c'è spazio anche per loro...

fausto ha detto...

Condivido il tentativo di bussare prima di entrare, anche Dio in fondo non fa che fare questo portando in sé la sordità di chi l'ha voluto far nascere in un grotta...
Siamo in tempi duri, che rischiano sempre di semplificare le cose buttandole nella lotta, nello scontro, nella sopraffazione della ragione più forte (e quindi più 'vera'), non è la dialettica che salva il mondo, e neppure una oscura provvidenza (che di provvidente ha proprio poco) di Dio che sa sempre come va a finire e il perché delle cose, il mondo è salvato/umanizzato da uno che prende sul serio (sulla propria carne) il male che incontra e lo strappa all'altro che ne sta soccombendo. E allora le nostre povere mediazioni rimangono tali (da una parte e dall'altra!!!) ma mai disperate.
Grazie Nives

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